lunedì 17 novembre 2014

Un esempio (sbagliato) vale più di mille parole.


Dara Marks è una famosissima screenplay doctor, a cui si rivolgono produttori e sceneggiatori di Hollywood quando hanno il sospetto che qualcosa non funzioni nelle loro sceneggiature. Dara Marks ha scritto un libro molto bello e utile per romanzieri e sceneggiatori: INSIDE STORY - the power of transformational arc, pubblicato in Italia da Dino Audino Editore con il titolo L'arco di trasformazione del personaggio.

Il concetto fondamentale del suo libro è che le storie di successo, quelle che lasciano il segno e vengono ricordate nei decenni a venire, si sviluppano lungo tre plot A, B e C che interagiscono tra loro. Il plot A (esterno) è semplicemente la catena di eventi che portano avanti l'azione. Il plot B (interno) è il cambiamento interiore che si verifica nel personaggio mentre procede lungo il plot A, e il plot C (di relazione) è il cambiamento che si verifica nella relazione con gli altri personaggi come conseguenza del plot B. I tre plot sono strettamente interallacciati: per portare a termine la missione nel plot A (sconfiggere l'Imperatore) Luke Skywalker dovrà prima diventare uno Jedi (plot B) imparando a fidarsi dei suoi maestri e diventando una guida e un punto di riferimento per i Ribelli (plot C).

Un esempio perfetto di sceneggiatura che segue questo schema è Codice d'Onore, film con Tom Cruise e Demi Moore. Danny è un giovane avvocato della Marina Militare USA con il grado di tenente. Ha la parlantina sciolta, conosce bene la legge, ama la vita facile e ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. È un abile negoziatore, e i suoi processi si risolvono sempre con il patteggiamento senza mai arrivare al dibattimento in aula.

Tanto in galera mica ci vado io!
All'improvviso gli viene assegnato un incarico importante, il primo di questo genere: la difesa di due marine accusati di aver causato la morte di un compagno con un atto feroce di nonnismo (plot A). Il capitano Demi Moore, anche lei avvocato, lo affiancherà in questo compito. Problema: Danny si è rifugiato nel cinismo solo perché vive nell'ombra del ricordo del padre, grande e famoso avvocato idealista che si batté a lungo per motivi di principio, e Danny pensa di non essere alla sua altezza (plot B). Il suo cinismo ("non importa quello che io credo, importa solo quello che posso dimostrare in aula") lo conduce a scontrarsi (plot C) con i suoi assistiti, che non si fidano di lui e vorrebbero uscirne con onore e non semplicemente minimizzare i danni, e con la sua collega, idealista senza compromessi e totalmente irrazionale come sono sempre le protagoniste femminili nei film (ahimè, ci torneremo sopra più avanti). La svolta avviene quando, dopo uno scontro verbale con la collega (plot C), Danny è costretto a farsi delle domande sul perché un caso così importante viene assegnato a un giovane avvocato con la fama di patteggiatore, e capisce che c'è dietro la volontà di insabbiare tutto da parte del comando (plot A) e ha una reazione d'orgoglio (plot B): qualcosa si rompe dentro di lui e rapidamente cambia atteggiamento nei confronti del proprio lavoro e degli altri, guadagnadosi la stima dei suoi assistiti, della collega e del giudice (plot C), riuscendo a strappare al processo una vittoria che sembrava impossibile (plot A).

Chiaro, no? Se Luke fosse stato il più potente Jedi vivente già all'inizio del primo film della trilogia, se al posto di Danny ci fosse stato suo padre, le loro storie non sarebbero state altrettanto incisive.

Danny, sono io tuo padre. Ricordati della sentenza Alabama contro Jenkins.

La Marks dice cose giustissime nel suo libro, ma purtroppo fa anche un esempio sbagliato. Uno solo, ma tanto basta, perché pare proprio che l'unica cosa che abbiano capito molti sceneggiatori di Hollywood, di tante giuste che dice la Marks, sia proprio quell'unico esempio malriuscito:

Un detective cerca un assassino (plot A), ma all'inizio della storia è incapacitato a trovarlo a causa di un proprio impedimento. Quale? Ad esempio, perché beve (plot B). Perché beve? Perché la moglie lo ha lasciato (plot C).

NO.

L'assassino deve essere difficile da scoprire perché è diabolicamente astuto e ha commesso un delitto quasi perfetto, non perché un capo della polizia autolesionista ha assegnato un caso importante a un rifiuto umano, altrimenti abbiamo un poliziesco che non vale nulla come poliziesco, anzi, non abbiamo proprio un poliziesco.

IMPORTANTE: è il plot A che definisce il genere, mentre i plot B e C gli danno spessore se e solo se sono strettamente connessi con il plot A. Purtroppo la Marks non lo dice in modo esplicito, e così quest'ultimo punto deve essere sfuggito a molti sceneggiatori che hanno letto il libro.

Fateci caso, nei film catastrofisti degli ultimi tempi (L'alba del giorno dopo, 2012) c'è sempre l'eroe, quello che deve salvare il mondo, che è divorziato dalla moglie e in conflitto con i figli.

Tipico meteorologo che ammicca alle isobare
I dialoghi telefonici sono ben oltre il limite del ridicolo, del tipo:

- Mi dispiace Karen, ma ho solo tre ore di tempo per mettere una bomba atomica dentro a un vulcano/astronave aliena/grattacielo pieno di terroristi per evitare che la Terra si spacchi in due...
- Io so solo che avevi promesso a Timmy di portarlo alla partita. Sei un padre di merda, John.

Naturalmente salvare la Terra porterà l'eroe a riappacificarsi con moglie e figli, ma è solo il modo in cui un cattivo sceneggiatore cerca di mettere in pratica i consigli della Marks, senza riuscirci: un conflitto di relazione ha senso se la relazione è dentro al plot A, non se il detective litiga con l'ex moglie veterinaria.

Nel bruttissimo remake di Ultimatum alla Terra la protagonista è una scienziata, che insieme al conflittuale figlioletto (orfano di padre) convinceranno l'alieno Keanu Reeves a non sterminare l'umanità. La lotta sarà tutta a colpi di irrazionalità e buoni sentimenti, e il fatto che la tizia sia una scienziata non ha la minima influenza (trattasi infatti di protagonista femminile). Se fosse stata una parrucchiera o una benzinaia il film non sarebbe cambiato di una virgola. È fantascienza? Nemmeno per sbaglio.

Tipica eso-biologa
Così abbiamo polizieschi che non sono polizieschi, come Il silenzio degli innocenti e Seven. Nel primo, c'è tutta la psico-tiritera della giovane detective con il vecchio cannibale, ma alla fine beccano il maniaco perché lei finisce per sbaglio a casa sua. In Seven il protagonista Brad Pitt litiga con la moglie perché lei vorrebbe vivere in campagna. Inoltre il nostro Brad disprezza il suo collega perché è vecchio, brutto e negro mentre lui è giovane, bello e biondo. Alla fine, beccano il maniaco perché si consegna spontaneamente alla polizia. Eppure, i due film sono piaciuti al pubblico, come mai? Seven sospetto che sia piaciuto solo perché ci sono tanti attori famosi, una buona regia e fotografia, tante efferatezze gratuite. Ma, come poliziesco, è spazzatura.

L'intuizione non è mia, ma di Marco Carrara. Siccome la condivido, ve la rivendo: il grande pubblico non vuole film di genere, vuole mainstream (con rosa in varie sfumature) spacciato per film di genere. Rosa spacciato per horror, e così via.

Il silenzio degli innocenti è ben sviluppato nei plot B e C, e poco importa se è difficile trovare un nesso di tipo causa-effetto tra ciò che fanno i personaggi e l'esito della storia.

Arriviamo così al recentissimo Interstellar. Plot B e C, ben sviluppati. Plot A, una merda.

Quelli che dovevano essere i punti di forza del film, il rigore scientifico e la spettacolarità intrinseca della Relatività Generale, manco a dirlo sono l'aspetto più triste. Gli effetti relativistici sono perlopiù sbagliati, la dabbenaggine di esperti scienziati nel (non) tenerli in conto è ridicola, e il salto dentro al buco nero è semplicemente fantasy. Un film sul rapporto padre-figlia, sui sentimenti e sul senso del dovere, con uno sfondo fantascientifico e tanto ciarlare a vanvera di roba che solo per caso ha nomi presi dalla Fisica. Bonus: la scienziata (...) che delira a proposito di Forza dell'Amore come quinta interazione. Anche qui, il modo in cui le azioni dei personaggi influiscono sul lieto fine è più che altro casuale. Ma a molti piacerà, proprio perché i plot B e C sono ben sviluppati.


Altra tipica biologa
In conclusione, ora sapete perché se siete appassionati di generi come il poliziesco o la fantascienza, nove volte su dieci butterete i vostri soldi al cinema.

Un'ultima cosa, che non c'entra con tutto il resto: così come la Relatività Generale di Interstellar è sbagliata, così i tribunali e la giustizia del mondo reale sono diversi da quelli dei film, e i buoni avvocati sono come Danny prima del cambiamento, cinici e cavillatori.

giovedì 13 novembre 2014

La Gatta degli Haiku - Vaporteppa


La Gatta degli Haiku di Giulia Besa è un racconto lungo uscito di recente per Vaporteppa. Lo segnalo perché è un racconto carino che nasce da un sacco di spunti (come potrete leggere nella postfazione), e soprattutto perché appartiene a un genere fiabesco che non è nelle mie corde come scrittore, e a me piace molto leggere cose che non sarei capace di scrivermi da solo ^___^

Dal sito di Vaporteppa:

Lilly è una bambina sfortunata: è cieca da un occhio e sua madre è appena morta. La madre era esperta nel dipingere potenti haiku magici, che vendeva per mantenere la figlia. Senza più soldi, Lilly dorme sotto un ponte, mangia rifiuti gettati in strada e ogni giorno tenta di vendere brutte copie dell’ultimo haiku lasciatole dalla madre.
In una Verona fantasy che non è mai esistita, a metà tra Medioevo e Ottocento, la vita di Lilly cambierà quando incontrerà una gattina parlante, con peculiari idee politiche. Una gattina proveniente dal leggendario Cipango, pronta a coinvolgere Lilly nella Rivoluzione.
 
Buona lettura.

mercoledì 18 giugno 2014

A tutto Vaporteppa: è uscito Caligo


Risveglio dall'ibernazione il mio blog dopo quasi tre anni per annunciare, nel caso che ci sia ancora qualcuno in ascolto, che è uscito in tutte le librerie digitali il mio romanzo Caligo - la prima avventura steampunk di Barbara Ann.




Dal sito della collana Vaporteppa, diretta da Marco Carrara aka Il Duca:

Repubblica di Zena, Italia, 1912. Barbara Ann ha quasi diciassette anni e un seno che se crescerà ancora diventerà davvero imbarazzante. Ma questo non è il suo problema principale: da alcuni mesi soffre di forti emicranie e allucinazioni. Cosa c’è nella testa di Barbara Ann? E come si collega alla morte di suo padre, il defunto colonnello Axelrod, il primo uomo a mettere piede su Marte nel 1894, ossessionato dalla ricerca di qualcosa di ignoto fin da quando ritornò dal Pianeta Rosso? E cosa vuole Michele, quel bel ragazzo biondo col cappotto che puzza di piscio? Barbara Ann si troverà immischiata in un gioco internazionale tra Inghilterra, Austria e il protettorato inglese di Zena… e intanto, chi si preoccuperà dei suoi criceti?
Un’avventura Steampunk con mech, zombie e scafandri potenziati, in una Genova del 1912 che non è mai esistita.

Per tutte le informazioni pratiche, e alcuni articoli correlati che parlano di mech, droghe & scafandri rigidi di cento e passa anni fa, vi consiglio di seguire i link qui sopra e dare in ogni caso un'occhiata al sito di Vaporteppa se ancora non l'avete fatto: ne vale la pena! Vaporteppa nasce con la missione di scovare, ma più che altro creare, narrativa fantastica di qualità, seguendo gli autori come nessun editore italiano (ma neanche straniero, credo) ha mai fatto prima.

Oltre alla bella copertina disegnata da Manuel Preitano, il romanzo contiene anche cinque illustrazioni: di fatto è il primo romanzo a pagamento di Vaporteppa con illustrazioni all'interno, un esperimento.

Senza spoilerare, riporto un estratto dalla mia postfazione:

Caligo nasce come racconto lungo per partecipare fuori concorso (niente amyketti!) al vecchio concorso di Baionette Librarie per racconti steampunk. Già un paio di racconti in gara hanno visto la pubblicazione con Vaporteppa: L1L0 e La maschera di Bali, e spero che altri ne seguiranno a breve. Pur restando la trama fondamentalmente quella, in Caligo versione romanzo ci sono personaggi, luoghi e scene che non avevano potuto trovare spazio nel racconto, ma che chiedevano a gran voce un ruolo più importante, e sono stati accontentati.

La protagonista Barbara Ann prende il nome da una vecchissima canzone dei Beach Boys che diceva “Oh Barbara Ann, prendi la mia mano”. Insomma, chi mai non vorrebbe avere una fidanzatina come Barbara Ann, per tenerle romanticamente la mano? Chiunque con un minimo di buon senso, probabilmente. Snob, classista, razzista, bigotta, ipocrita, drogata, allucinata, porta una pistola di grosso calibro nella borsetta. Però è simpatica, e di sani principi: grande senso della Patria, e con l’innamorato nemmeno un bacio sulla guancia. Verso la violenza ha quel sano atteggiamento ottocentesco: un fatto normale e necessario, senza compiacimento.

Quando uno scrive finisce sempre per scrivere di sé stesso, il che da una parte va bene, ma dall’altra è anche un limite (io ad esempio ho un terrore irrazionale delle droghe), mentre volevo un personaggio con cui divertirmi, anche e soprattutto a maltrattarlo e a fargli fare e dire cose di cui mi vergognerei. E poi volevo gli scafandri rigidi a vapore, e tunnel sottomarini da esplorare.