mercoledì 29 giugno 2011

Fuori uno.


Dopo averlo augurato a destra e a manca, anche da queste pagine, alla fine un editore ha chiuso davvero.

Intorno al capezzale di Asengard è tutto un ciondolare sconsolato di testoline e un mormorio costernato di:

Allora è proprio vero, che in questo schifo di paese la qualità non paga!

Una delle testoline è quella di Francesco Falconi, uno dei più noti scrittori fantasy italiani. Ora, in generale non so come si possa dire che in Italia la qualità non paga dopo aver cantato le lodi di Licia Troisi e gioito dei suoi strepitosi successi, ma d'altra parte stiamo parlando del mondo che ruota intorno al fantasy, dove la logica e la coerenza sono viste come una fastidiosa zavorra.

La chiusura viene trasformata in una mezza vittoria dall'editore stesso (fateci l'orecchio, perché questa formuletta è destinata a diventare molto popolare): chiudo perché non voglio trasformare la mia casa editrice in una casa editrice a pagamento, che è un po' come dire chiudo perché non voglio trasformare la mia casa editrice in una attività di copertura per il traffico di organi umani con il Brasile, e scattano gli applausi (e il WTF delle persone ammodo).

Riguardo al fatto che la qualità non paga, può essere benissimo, ma nessuno ha mai provato a dimostrarlo, e Asengard men che meno. Di molte cose che aveva in catalogo si possono trovare agevolmente estratti in rete (tipo su 10righedailibri), e ciascuno può farsi un'idea. A me francamente sembra che la produzione di Asengard avesse ben poco a che fare con la qualità: si va dai fantasy #18965 degli esordi a porcherie più recenti vendute come New Weird.

Sviolinate come questa erano piene di sproloqui che parlavano di coraggio. Erano parole in libertà, perché il coraggio poi si è tradotto nel pubblicare sempre i soliti amici degli amici degli amici, quelli che non sono abbastanza amici da essere pubblicati da editori più grossi. Con prefazione degli amici. Uno di questi amici che scrivevano prefazioni per Asengard è un pezzo grosso (in tutti i sensi) dell'editoria. Lette le prefazioni, viene da chiedersi: se ti sono piaciuti così tanto, perché te li sei fatti soffiare da Asengard e non li hai pubblicati tu? Ma bando ai rimpianti, perché ora i diritti tornano agli autori: sei ancora in tempo, Fortunello Barbuto.

L'intervista d'esordio concessa da Asengard a La Tela Nera è interessante perché mostra il livello di competenza che stava dietro all'intera faccenda:
[...]se un autore riesce a dare l'idea di un personaggio senza usare una sola riga di descrizione, perché bocciarne l'opera solo perché non segue gli schemi? La sperimentazione, almeno in campo letterario, ha sempre dato i suoi frutti!
Quella che per tutto il mondo si chiama tecnica narrativa decente per Asengard era sperimentazione, sia pace all'anima sua.

Poi, dal punto di vista organizzativo:
D: Come e dove pensate di distribuire i vostri prodotti? E come li presenterete?
R: Visto che l'avventura è iniziata da poco, alcuni aspetti e alcuni contratti sono ancora da concretizzare. Mi sto comunque muovendo alla ricerca di un buon contratto di distribuzione, e l'idea è quella di presentare ogni libro su tutto il territorio nazionale. Ho già qualcosa per le mani ma, come mio solito, mi farò una visuale a 360 gradi prima di prendere la decisione su chi dovrà caricare sui propri furgoni i volumi targati Asengard.
Se volessi aprire una casa editrice, mi preoccuperei di valutare la disponibilità di una buona distribuzione prima di qualunque altra cosa, e deciderei se lanciarmi nell'impresa proprio in base ai risultati di questa ricerca. Ma non sono esperto di management editoriale, per cui magari sto dicendo una fesseria (ma magari no).

Secondo Falconi invece la colpa è tutta dei lettori: non si sono impegnati abbastanza nel passaparola.

Purtroppo, in rete, ho letto centinaia di articoli di lettori indignati per aver letto un brutto libro di genere fantastico. Pochi, pochissimi, in questa guerra al massacro, esaltano quelli che invece hanno reputato di qualità.

Complotto giudaico-massonico, o sarà mica perché ci sono molti più libri che fanno schifo? ^__^

In un mondo ideale questo non deve avere importanza. Bisogna impegnarsi a parlar bene di tutto e di tutti, a prescindere. Perché sì. In questo mondo ideale gli editori come Asengard non chiudono.

Il mio parere invece è che Asengard abbia chiuso perché non ha capito che pubblicare gli amici degli amici è un lusso che si possono permettere solo quei grossi editori che hanno poi i Dan Brown a compensare le perdite.

15 commenti:

Carraronan ha detto...

Una curiosità che era già stata fatta notare in passato.

Adriano Barone pubblica nella collana da edicola Epix, quella dedicata agli amici di amici, nel maggio 2010. A luglio 2010 Epix chiude.

Nel novembre 2010 Barone pubblica con Asengard, inaugurando la nuova collana Wyrd (quella "coraggiosa" perché invece di pubblicare il New Weird vero di VanderMeer, ci mette l'amico degli amici italiano che scrive di merda), e nel giugno 2011 l'editore chiude (e quindi anche la collana toccata da Barone).

Epix: 15 opere a catalogo prima del fallimento (2 mesi dopo barone).
Asengard: 18 opere prima del fallimento (7 mesi dopo Barone), di cui solo una non di "amici" -"Pastworld", tradotta negli ultimi mesi di vita nella speranza di far abboccare qualche vaportepparo come me-.

Riuscirà a farsi pubblicare narrativa senza far fallire la collana o l'editore per almeno 12 mesi?
Era anche amico del gruppetto con GL, gruppetto che poi è finito in pezzi (lotta intestina con Dimitri, exit strategy retard ecc...).

Io se fossi un suo amico o un editore a cui si avvicina, mi toccherei le palle. ^__^

O magari ora punterà più in alto:
collana -> editore -> provincia di Milano -> Lombardia e via così verso l'Universo?

^___^

Angra ha detto...

Eh eh, non ci avevo fatto caso.

Magari il pianeta Terra il 23 dicembre 2012? ^__^

Carraronan ha detto...

Okamis mi ha ricordato che Wyrd non l'ha aperta Barone: il suo era il secondo libro, dopo quello di Tarenzi.
Ha quindi ammazzato una collana già nata. Come con Epix.
E forse era l'unica con un titolo passabile (quello di Tarenzi), anche se buttato alla cazzo di cane senza un editing decente...

Angra ha detto...

Sì, la prima cosa che salta all'occhio è la mancanza di un editing decente. Editing che, detto fra noi, bisognerebbe che gli autori imparassero a farsi da soli, almeno il livello 0. Per togliere gli avverbi di modo ed espressioni come "una sorta di" non servono poi grandi studi.

Anonimo ha detto...

In questo discorso riguardo il pubblicare amici comprende anche Sanctuary? Perché alla fine quello che ha vinto il concorso a quanto ho capito era già del giro, una specie di groupie del fantasy... sbaglio?

Angra ha detto...

@Anonimo:

Ovviamente non sbagli: Fabrizio Furchì è un collaboratore di FantasyMagazine, esattamente come il curatore di Sanctuary Luca Azzolini.

Tant'è vero che quando ho visto l'elenco degli autori mi sono detto: "ma l'esterno vincitore del concorso, tra questi, chi stracazzo sarebbe?" ^__^

Che io sappia, l'unico concorso tanto serio da escludere dalla partecipazione - se non come "fuori concorso" - gli amici più stretti e le persone di maggiore frequentazione, è stato finora il concorso steampunk del Duca Carraronan:

http://www.steamfantasy.it/blog/2010/02/22/concorso-per-racconti-steampunk/

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Quoto:
====
Il mio parere invece è che Asengard abbia chiuso perché non ha capito che pubblicare gli amici degli amici è un lusso che si possono permettere solo quei grossi editori che hanno poi i Dan Brown a compensare le perdite.
====

Esatto, concordo al 1000% (mille).
D'altro canto, una casa editrice minore che chiude non è un fatto buono di per sé. O meglio: augurarle che chiudesse non avrebbe avuto tanto senso, a mio avviso, perché (almeno per come la vedo io) sarebbe come voler tagliare la lingua ai villani che diffondono i segreti del re.

In secundis, una casa editrice minore, indipendente, si presume non essere corrotta (...), e dato che la maggior parte dei libri è pubblicata da Mondadori, uno come diavolo fa a fare il buon hipster e boicottare Mondadori se non ci sono case editrici concorrenti? (La Mondadori possiede, se non sbaglio, un sacco di altre case editrici ma al momento non le nomino tutte perché non ricordo quali sono sotto la sua nera ala e quali no; di sicuro Einaudi e Bompiani)

In ultimo, personalmente ritengo che una casa editrice di fantasy in più, nel bene e nel male, possa diffondere il genere nel Paese e aiutarlo a radicarsi. Per quanto possa sembrare banale, rendiamoci conto che in America sanno bene cosa sia il fantasy, D&D, e porcherie varie, ed è una cosa ben radicata nelle rappresentazioni sociali della comunità. In Italia non lo si conosce affatto, e o lo si riduce a roba da bambini - Harry Potter, le favole, ecc. -, o da scapoloni nerd 40enni.

Insomma, secondo me è importante che ci sia la libertà di fare. Anche fare male. E libertà di criticare ciò che è stato fatto male.
Se domani dovessero chiudere la Nord e non so quali altre case editrici simili, a me cambierebbe un cazzo - ho un eBook reader, your argument is invalid -, ma una mezza lacrimuccia per il paese la verserei.

Carmille ha detto...

@Federico:

Naturalmente non ho mai augurato di chiudere a tutte le case editrici, ma solo a quelle che pubblicano porcherie.

Uhm, forse è la stessa cosa ^__^

Se nel fantasy c'è spazio solo per la Troisi questo è male, ma se si aprono spazi anche per Luca Centi e Thomas Mazzantini non è che la situazione migliori.

Che si parli di fantasy non è un bene di per sé. Per quanto personalmente si possa amare il genere, è un bene solo se la qualità media è al disopra di un livello di decenza o se almeno la tendenza è postiva, altrimenti se deve essere il genere retard per eccellenza è meglio che sparisca. Finora la concorrenza è stata un gioco al massacro a chi pubblica spazzatura sempre più immonda. Se una casa editrice che pubblica porcherie chiude questo non è un bene tanto di per sé, quanto per il fatto che forse i lettori hanno smesso di comprare porcherie, almeno le peggiori.

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Premettendo che condivido quanto dici tu, io mi chiedo semplicemente: se togliamo tutte le case editrici di Fantasy, e dovessimo avere un paio di buoni romanzi di questo genere, dove li pubblichiamo?
Non è un po' come voler distruggere il nemico affondando la nave su cui si sta entrambi?
Tutto sommato, è raro trovare un fantasy pubblicato da una casa editrice "generica" - che non sia la Mondadori.

Yle ha detto...

pare che dopotutto non sia finita:
http://ilsociopatico.wordpress.com/2011/07/15/asengard-non-chiude/

Carmille ha detto...

@Yle:

Sono abbastanza scettico. L'annuncio non dice nulla di concreto, e non mi stupirebbe se la cosa cadesse poi nel nulla. In ogni caso il passato non cambia: pubblicare i soliti amici del solito giro è stata una politica editoriale fallimentare.

@Federico:

"Se dovessimo avere un paio di romanzi fantasy buoni, dove li pubblichiamo?"

Probabilmente da nessuna parte, se non sono scritti da qualche raccomandato, Asengard o non Asengard. Magari ce li leggiamo autopubblicati in ebook. Non raggiungeranno milioni di lettori, ma saranno sempre di più che con un piccolo editore.

Federico Russo "Taotor" ha detto...

"Magari ce li leggiamo autopubblicati in ebook."

Il problema è che pochissimi lo fanno, se non si ha un ebook reader - e manco, a dirla tutta.
Spero solo che nel prossimo futuro i lettori-di-ebook aumentino notevolmente.

Yle ha detto...

mah... io non avrei fatto una comunicazione sul blog ufficiale (anche se in un commento) se non fossi stata più che sicura. Staremo a vedere se la cosa avrà un seguito o no.
Comunque da loro avevo preso Zeferina e il libro di Tarenzi e non erano affatto male, anzi.
Poi, magari sono io che sono meno "di bocca buona".
E secondo me Sanctuary potrebbe essere stata un'operazione commerciale per far conoscere il nome della casa editrice (tramite il concorso e le segnalazioni su siti e blog, ché già solo quelli dei partecipanti dovevano essere parecchi).
E poi magari gli si è ritorto contro perché non è piaciuta ai lettori. Non lo so...

Anonimo ha detto...

Non so niente di romanzi fantasy e neanche me ne frega niente, personalmente non li toccherei neanche con un bastone.Sono capitato qui leggendo della questione della finta ragazzina cieca. Leggo che sei un phd in robotica, quindi mi chiedo come tu possa cadere in un errore logico tanto grossolano come l'affermazione del conseguente:
"Ora, in generale non so come si possa dire che in Italia la qualità non paga dopo aver cantato le lodi di Licia Troisi e gioito dei suoi strepitosi successi, ma d'altra parte stiamo parlando del mondo che ruota intorno al fantasy, dove la logica e la coerenza sono viste come una fastidiosa zavorra."
Questi sono errori grossolani che mi aspetto da uno scrittore, non da un phd.

Carmille ha detto...

Commentare sostenendo di non conoscere nulla sull'argomento invece è quello che mi aspetto da un troll.

Comunque: se io sostengo che Licia Troisi ha avuto un enorme successo perché scrive dei romanzi bellissimi, poi non posso dire che "la qualità non paga", perché esiste almeno un caso in cui la qualità paga.