venerdì 30 luglio 2010

Lingua in umido (alla milanese)


Esiste un certo stereotipo di milanese capace di vantarsi di cose di cui normalmente gli altri si vergognano. In particolare, il nostro tende a esibire come spiccata attitudine alle relazioni pubbliche ciò che ad altri potrebbe sembrare un miscuglio indigesto di invadenza e ruffianeria (ma come vedremo invece ha ragione lui).

Uno di questi esemplari lo incontro tutti gli anni a Lucca Comics, e durante l'edizione di un paio di anni fa si vantò senza problemi - con me e di fronte ad altri - di fare il lecchino con un pezzo grosso della 'Dori. Un pezzo grosso in tutti i sensi: un bell'uomo barbuto con due occhi da satanasso e un vocione potente. A detta del soggetto, il risultato della sapiente opera di ruffianeria fu che il pezzo grosso gli disse: "tu scrivi qualcosa e io te lo pubblico".

Capito? "Tu scrivi qualcosa e io te lo pubblico" così, a scatola chiusa. E' una cosa che non si dice nemmeno a Palahniuk (una cagata può scappare fuori a chiunque), figuriamoci a un esordiente. Ma tant'è...

E non era tanto per levarselo dai coglioni: l'ha pubblicato davvero.

Non molto tempo dopo la collana ha chiuso.

Questo tanto per dire che quando scrivo cose del tipo all'editor frega un cazzo della questione economica magari qualcuno pensa che non so di cosa parlo.

mercoledì 28 luglio 2010

Un bagno di sangue

La diffusione degli ebook sarà un bagno di sangue per gli editori italiani.

Spesso si sente dire che le case editrici sono imprese commerciali il cui scopo è produrre utili, ma questo potrebbe essere vero al limite in Giappone, non certo in Italia. Immaginare un’azienda come un organismo monolitico con un solo cervello collettivo tutto orientato a massimizzare il profitto è infatti una grossa ingenuità, che non tiene conto del fatto che le aziende sono entità astratte fatte in concreto di persone, e che nella maggior parte dei casi parliamo di persone improntate all’individualismo più sfrenato quanto più si sale di livello. Gli interessi di chi lavora in una casa editrice o in una qualsiasi altra azienda possono infatti coincidere con quelli dell’azienda stessa, ma anche divergere a piacere fino a invertire la rotta di 180 gradi.

Ai tempi lontani dell’università venne a tenerci un paio di lezioni sui sistemi informativi aziendali un ingegnere che da anni lavorava nel campo, e ci disse questo:

Ricordatevi che, per quanto buono e competitivo possa essere il vostro prodotto, per quanto possa aumentare la redditività e ridurre i costi dell’azienda, nessuno ve lo comprerà mai se avrà il minimo sentore che possa andare minimamente a intaccare il suo potere. Perché, come dicono a Napoli, comandare è meglio che fottere.

La questione eBook ha quindi questa enorme pecca nei confronti dell’editoria: toglie il potere alla casa editrice di decidere quali autori spingere e quali affossare tirando poche o tante copie e operando una distribuzione capillare o al contrario ridicola. Ne sa qualcosa un noto autore italiano di horror per ragazzini non troppo svegli, che sta venendo affossato dal suo editore con una scarsa distribuzione (beninteso, non sto solidarizzando: il suo editore sta solo facendo parzialmente ammenda per il crimine di averlo pubblicato la prima volta).

Quindi: dal punto di vista della casa editrice non poter ricattare gli autori è ovviamente un danno per il fatto che qualcuno potrebbe poi pensare di alzare la cresta (invece oggi se ne punisce uno per educarne cento). All’editor invece frega un cazzo della questione economica, però ama molto di circondarsi di lecchini adoranti e la questione non cambia, perché il potere di decidere chi spingere e chi affossare stimola le lingue alla salivazione.



E ora un bel
QUIZZONE

L'intuizione mi è venuta litigando con Francesco Barbi: come mai gli autori italiani non fanno che incensarsi fra loro e comunque mai e poi mai direbbero male dell'opera - per quanto oggettivamente repellente - di un collega?

Ok, c'è lo scambio di favori io parlo bene di te-tu parli bene di me, ma quello lo sanno tutti e ha poco valore. C'è invece una ragione più sottile e molto più importante.

Qualcuno ha un'idea?


SOLUZIONE


Se uno scrittore edito da una importante casa editrice ammette la possibilità che una importante casa editrice possa aver pubblicato roba impubblicabile, automaticamente getta un'ombra anche su se stesso. A quel punto, la patente di Autore Pubblicato da una Importante Casa Editrice può anche diventare carta straccia, non è più la certificazione di un valore oggettivo.

Cosa hanno detto a me quando sono arrivato in finale al premio Urania?

A-ha, una volta hai detto che il precedente vincitore, e-Doll, faceva schifo, per cui ora non ti puoi vantare!

Infatti mi sono guardato bene dal vantarmi. Al più avrò fatto osservare che io non ho vinto: sono arrivato in finale, e non ho mai detto che i finalisti dell'anno scorso facevano schifo... ^___^ ma questa è troppo sottile per certi cervelli.

Il caso di GL che parla bene della Troisi è perfetto. Pensateci: non solo sono pubblicati dallo stesso editore, ma per volontà dello stesso editor, Sandrone Dazieri. Allora è logico che Dazieri deve per forza essere uno che pubblica solo opere di alto valore letterario, perché se fosse invece uno che dice

Ucci ucci, ho sentito odor di merda che vende!

allora la stessa cosa potrebbe essere successa col W, peraltro sbagliandosi (solo sul fatto che vende). Va da sé che se Dazieri pubblica solo Alta Qualità, allora anche Nihal e tutto il resto devono esserlo.

venerdì 16 luglio 2010

Cogli la prima merda


Leggendo un po' di interviste a giovani astri nascenti dell'editoria (tipo Federico Ghirardi, Thomas Mazzantini) mi sono fatto l'idea che, quando una casa editrice decide di colonizzare un nuovo genere (es: Moccikosy Fantasy) il criterio che segue per la scelta è quello di pubblicare la prima merda di manoscritto che le arriva sotto il naso.


Sul blog dei Gamberi Signor Stockfish scrisse:

Io c’ero, so come è andata.

INT. GIORNO Uffici della Newton & Compton

Entra il direttore editoriale.

D: “A Cristià, ma che, me stai ancora a le straggi e a li servizzi deviati? Svejate bello! Queli de la Enaudi stanno a fa’ er botto co ‘a Strazzu, e noi ce stamo a fa’ magnà er manfano da le mosche! Quelli ce fanno ‘n bucio così!”

A: “Vabbe’, ma che dovrei fare?”

D: “Te devi d’aripijà! Trovame n’artro moccicoso che scrive robbe de draghi, prima de subbito!”

Esce sbattendo la porta.
A***** sospira, chiude il faldone con gli atti della commissione parlamentare d’inchiesta. Scende nel seminterrato e apre il bidone della carta da riciclare, tira fuori i manoscritti fantasy arrivati negli ultimi sei mesi. Scarta tutti quelli dove l’autore è nato prima del 1990, e dei rimanenti legge la prima pagina, seduto su una pila di libri alla luce della lampadina da 15 Watt. Fa una sosta all’una e un quarto per un tramezzino, poi si rimette al lavoro. Scarta tutti quelli che non sono scritti in italiano. Alle 16,23 ne è rimasto solo uno: Bryan di Boscoquieto.

Alle 16,24 è nell’ufficio del direttore editoriale e glielo molla sulla scrivania.

A: “Eccolo qua, una bomba.”
D: (sbirciando il titolo) “Ma sei sicuro? Braian de Boscocoso?”
A: “Assolutamente. Mai letto niente di simile.”
D: “Vabbe’, daje: me fido. Tiramone 10.000 copie e stamo a vede’ che succede.”

A***** se ne torna in ufficio con un senso di sollievo, e si rimette a fare cose più serie.


Qualche tempo dopo una misteriosa Giovanna d'Arco scrive sullo stesso blog:

Ragazzi, per chi volesse sapere come è realmente andata, e che meccanismi di pubblicazione ci sono di base, rileggetevi il commento di “Signor Stockfish”.
Sembra una parodia… ma è precisamente quanto è accaduto.
Anche io ero lì.

E poi c'è il Mazzantini autore dell'ottimo (per accendere la stufa) Garmir l'eclissiomante per i tipi di Baldini Castoldi e Dalai:

Come hai incontrato un editore come Baldini e Castoldi? Non è certo male per un esordiente…

Ho saputo da un amico di famiglia che gli editori della Baldini Castoldi Dalai avevano una casa all’Elba, a Marina di Campo. Quindi sono andato lì con il mio motorino e ho proposto loro di leggere il manoscritto. Fortunatamente era presente il loro figlio, che ha letto per primo il romanzo e ha consigliato ai genitori di darci un’occhiata. Loro l’hanno fatto e poco dopo sono stato contattato. In pratica, ho avuto fortuna.


Anche il Ghirardi, come lui stesso ci racconta, non ha seguito la via convenzionale di spedire il manoscritto, abbordando invece di persona quello che sarebbe stato il suo futuro editor a una fiera del libro e rifilandogli il manoscritto seduta stante.


*****


Per cui, cari amici scrittori in cerca di pubblicazione, eccovi un bel pentalogo:

1) Annusate l'aria, seguite la puzza.

2) Appena individuata quella di una nuova moda, siate veloci a buttar giù dalle 300 alle 700 pagine. Non rileggete, nemmeno una volta, tanto non lo farà neppure il vostro editor.

3) Andate a cercare gli editori a casa, suonando se occorre al citofono alle 3 di notte (questo punto è fondamentale).

4) Quattro.

5) Siate fortunati.


sabato 3 luglio 2010

La facciata e il comico


La realtà che ci circonda è fatta di due componenti, la facciata e quello che ci sta dietro. Non si parla dei concetti aristotelici di Sostanza e Accidente che danno poi origine alla Consustanziazione della dottrina protestante, ma di qualcosa di molto più semplice: chi vuole i nostri soldi sa che saremmo molto meno disposti a darglieli se sapessimo chi è davvero, cosa fa davvero e come lo fa.

Un esempio interessante sono le pubblicità dell'8 x 1000 alla Chiesa Cattolica.



Fateci caso. Dove sono i cardinali, le Lancia Thesis, il Papa? A vedere questi spot sembra che non esistano. Solo preti di campagna, parroci delle periferie degradate, suore che servono minestra alla mensa dei poveri e missionari in africa. In sostanza, viene mostrata solo la facciata rispettabile. C'è di più: quelli che commissionano la pubblicità sono ben consci di non essere presentabili nella loro reale sostanza.

Perché ci interessa il discorso sulla facciata? Perché basta rimuoverla e subito scatta irresitibile l'effetto del comico.

Guardate (cliccate sui video dopo averli avviati in modo da vederli sul sito di Youtube, perché altrimenti qui ne viene tagliata una fetta):



Questo video sembra un'esagerazione e lo è nel senso che i preti che violentano i ragazzini sono di certo una minoranza. Non è un'esagerazione invece dire che un prete che violenta i ragazzini probabilmente ha quello come principale interesse, perché francamente non si capisce di Gesù cosa gliene possa fregare ed è plausibile pensare che nemmeno ci creda. Il prete intervistato dall'attore nel video risulta comico proprio perché viene privato della facciata.

Una serie televisiva che merita è Boris, di cui si può vedere qualche spezzone di seguito. Anche qui l'effetto comico è dato quasi sempre dal fatto che vediamo un ambiente dall'interno senza la facciata. Si parla di produzioni televisive, ma se parliamo di editoria non c'è nessuna differenza. Ho scelto queste scene perché danno bene l'idea di quale è il vero atteggiamento di chi vive un ambiente dall'interno, anche se si farebbe spellare vivo e cospargere di sale piuttosto che ammetterlo di fronte a un non addetto ai lavori.

Buona visione.











E per chiudere in bellezza...