Intervista a Maurizio Costa, vicepresidente e amministratore delegato Mondadori.
Un paio di passaggi, da sbellicarsi:
Sembra il quadro dell'«editoria senza editori» guidata dal marketing raccontata nel pamphlet di André Schiffrin: scelte editoriali dettate dall'ufficio vendite. È così?
«No. Intanto il marketing non è un'attività spregevole, anche se io preferisco chiamarlo servizio al cliente: conoscerlo per fargli la proposta giusta e consegnargli in tempo rapido il prodotto, che siano libri, periodici o quotidiani. Oggi il digitale ci dà la possibilità di interpretare il cliente e suggerirgli ciò che desidera».
Insisto: ma se non avete la certezza che un certo libro venderà, lo pubblicate o no?
«Con le nuove forme di diffusione i rischi economici saranno minori, potremo allargare enormemente l'offerta. Però chi conosce il lavoro editoriale sa che non esiste editor che dica: questo libro è buono ma non si pubblica. Il nostro è ancora un lavoro da idealisti».

3 commenti:
Il loro è diventato un lavoro da...lasciamo perdere:)
Per carità, è vero che in Italia vengono pubblicati romanzi di cui si sa già che non venderanno una copia, ma non è certo perché vengano reputati buoni romanzi né tantomeno per idealismo... a meno che non vogliamo mettere l'Amore fra gli ideali e considerare Amore il desiderio impellente di scoparsi le ragazzine che fanno le smorfiose sui blog.
Ah, bellissima intervista. Ti dirò che talvolta mi piace credere a certe affermazioni. Quando mi sento particolarmente maligno e bastardo, non ho difficoltà a credere che la pubblicazione della baby minchiata di turno sia dettata da una precisa scelta editoriale in favore della qualità, o che il premio Urania venga assegnato al romanzo che ritengono il migliore. Oh, sì.
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