lunedì 27 settembre 2010

Gentilezza per gentilezza


Qualche giorno fa tale Uriel Fanelli mi ha in parte dedicato un post sul suo blog (ringrazio l'Anonimo che me l'ha segnalato). Dato che questo mi ha portato un bel po' di contatti, voglio ricambiare il favore.

http://www.wolfstep.cc/2010/09/il-mercato-dei-paraculi.html

Mi trovo d'accordo al 100% con la sua analisi dei sette espedienti per vendere che costituiscono il misero repertorio delle redazioni editoriali del giorno d'oggi, e credo che l'esperimento di Amanda vada a conferma di tutto ciò.

Domanda: se l'esperimento di Amanda è in totale accordo con quello che lui dice, chemminchia vuole da me allora Uriel Fanelli? ^____^

Leggendo qua e là sul suo blog, mi viene il sospetto che il ragazzo sia talmente in controtendenza su tutto da finire per essere in controtendenza rispetto alla controtendenza (sì, vale come doppia negazione). Per cui, se anche la pensi come lui ma dici le stesse cose prima di lui e in modo più efficace (il giovane è sveglio ma non ha il dono della sintesi), reagisce come un Vittorio Sgarbi a una festa di travestiti quando scopre che c'è un altro travestito come lui da Veronica Lake.

Tornando al suo post, Uriel Fanelli fa un'analisi che condivido in pieno sui meccanismi di scelta delle case editrici, ma dice anche delle stronzate.

Intanto, secondo lui voglio diventare un caso editoriale. Peccato che io non ho scritto nessun libro-denuncia sul mondo dell'editoria, né ho intenzione di scriverne, ma solo un breve post sul mio blog.

Poi, sui nomi e cognomi la fa un po' troppo facile. Probabilmente è ignorante in materia, perché l'esempio che fa del ladro è una luminosa cazzata. Il ladro infatti ha commesso un reato, la Signora Xyzxyz no. Non so se Uriel Fanelli fa volutamente confusione tra denuncia all'autorità giudiziaria e "denuncia" in senso giornalistico: o è davvero molto confuso o è in malafede, perché è banalmente ovvio che sono due cose ben diverse, essendo la prima rivolta alla Procura della Repubblica mentre la seconda è rivolta al pubblico dei lettori e con scopi ben diversi.

Come ho già detto, non ho messo il nome dell'agente letteraria di cui ho parlato perché rivelare il contenuto di corrispondenza e telefonate private è reato. Inoltre, se l'avessi messo, la signora avrebbe sempre potuto negare tutto.

Indipendentemente dal fatto poi che avesse negato o confermato tutto, la Signora Xyzxyz avrebbe tranquillamente potuto denunciarmi per diffamazione, perché per la legge italiana non fa alcuna differenza se quello che hai detto è vero o falso (art. 596 Codice Penale). Per diffamare qualcuno è sufficiente nuocere alla sua reputazione, anche dicendo cose vere. Non puoi commettere invece pubblica diffamazione quando vai a denunciare un presunto ladro, perché alla denuncia manca la caratteristica di essere pubblica. Al limite, puoi commettere il reato di calunnia nel caso in cui il presunto ladro risulti poi essere innocente, ma per la calunnia va dimostrato il dolo, ovvero il fatto che tu abbia ingiustamente accusato un innocente sapendolo innocente.

A proposito: se proprio non avete un cazzo da fare vi invito a leggere questo post di Uriel. È un po' ripetitivo e prolisso, ma il tema è interessante, e si direbbe proprio un articolo di denuncia. Vi invito a trovare qualche nome di qualche colpevole, se siete capaci. Che so, i nomi delle discoteche e dei relativi proprietari...

http://www.wolfstep.cc/2010/09/nascondere-i-problemi.html

^___^

27 commenti:

Anonimo ha detto...

Con le notizie pubblicate su internet, la legge sulla diffamazione è più flessibile:

http://www.penale.it/page.asp?mode=1&IDPag=719

Poi puoi dire che sei frustrato e arrabbiato per l'ingiustizia subita e appellarti alla 599:

"Non è punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 594 e 595 nello stato d'ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso."

Uriele (non Finelli)

Angra ha detto...

@Uriele:

sono tutte questioni fumose, ad esempio è opinabile che io abbia agito "subito dopo di esso" o che quello dell'agente fosse un atto ingiusto e non una sua scelta legittima. E poi uno può anche fare il post in uno stato d'ira ma cancellarlo una volta passato lo stato d'ira, e via dicendo.

Il punto non è tanto questo, comunque, perché reati come quelli finiscono sempre con la prescrizione, però intanto devi affrontare un processo, pagare gli avvocati e via discorrendo, e se nel frattempo devi cambiare lavoro magari ti viene fuori che hai dei processi in corso sul certificato dei carichi pendenti. Insomma, sono menate che durano anni. Non mi sembra che il gioco valga la candela, anche perché il nome dell'agente alla fine non aggiunge informazione alla vicenda. Per dimostrare vera la storia in modo oggettivo ci vorrebbe la registrazione della telefonata e una perizia vocale, il che mi sembra un po' eccessivo.

Anonimo ha detto...

Dicevo solo che non c'era da preoccuparsi più di tanto (non penso neppure che la signora XYZ avrebbe sporto denuncia, visto com'era impostato l'articolo precedente, e comunque avresti sempre l'ultima mail di risposta per supportare la tua tesi).

Comunque, sì, non val la pena rischiare per uno sfizio personale (anche se vincessi l'ipotetico processo, potrebbero non rimborsarti le spese processuali)

Uriele

dr Jack ha detto...

Però i casi di "Spaccio di libri di merda" o "Abuso dello scrittore pieno di speranze" o anche "Stupro della buonafede del lettore" sarebbero assolutamente da proporre come nuove fattispecie di reato nel nostro ordinamento.

Ayame ha detto...

Ciao Angra, ti ho appena risposto alla mail che mi hai spedito per segnalarmi la vicenda di Amanda.
La mia reazione? Quattro risate seguite da un'irritazione spinta. I motivi te li ho esposti nella mail, ma li riassume molto bene Uriel Fanelli.

Ora. Si sa che la legge sulla diffamazione è un dito molto comodo dietro cui nasconderti, ma non ti pare che se fosse come dici tu io non solo dovrei avere una caterba di multe e ammende da pagare sopra la scrivania ma sarei addirittura in galera?
Non sussiste diffamazione, ma entrano in gioco il diritto di opinione e cronaca qualora siano rispettati tre punti:

1. I fatti siano esposti in modo pacato e non infamante (senza insulti);
2. I fatti siano di pubblico interesse (e lo sono);
3. I fatti sono veritieri.

Mi rendo conto che quest'ultimo punto sia quello che ti impedisce di fare i nomi - no, non credo a una sola parola - ma permettimi di ribadire che mi girano i coglioni quando sento giustificazioni come le tue.
Vuoi fare chiarezza sulle brutte e cattive questioni editoriali? FAI I NOMI e vedrai che la gente che ora si incazza con te e ti reputa non credibile non solo tornerà sui suoi passi ma si congratulerà con te.

Chiudendo il discorso diffamazione e querele: ma Sandrone Dazieri, Licia Troisi e company hanno forse denunciato qualcuno quando in rete, da Gamberetta in poi, esplodevano i vari "raccomandati! Raccomandati!"?
Ci tengo anche a sottolineare che io di Gamberetta ho e ho sempre avuto una buona considerazione: perlomeno non si faceva problemi a fare nomi e cognomi di chi criticava.

Dato che in rete siete tutti suoi emuli, prendete esempio dai suoi comportamenti più costruttivi perlomeno.

Ciao.

Linda Rando

Ayame ha detto...

@Angra: gioia mia, com'è bello spalare merda sugli altri per cercare di nascondere le proprie mancanze, eh? ^__^ Tanto per dirti, la Postale ha esaminato tutto il contenuto del mio sito, tempo fa, durante la fase di un processo. Ma non ti preoccupare, che di cose che si muovono attorno a me ce ne sono fin troppe - e senza che io mi agiti tanto, tra l'altro. Non è che sei tu, piuttosto, che ti rodi perché nonostante le corbellerie che regolarmente pubblichi e ti inventi non riesci ad avere l'attenzione di chicchessia?
E, mi chiedo, com'è che se Writer's Dream è così trascurabile ti sei premurato di inviarmi una mail con il tuo articolo su Amanda? Per aprirmi gli occhi e mostrarmi la Via, immagino.

Ma veniamo alla lezione di diritto - e poi se vuoi ti giro i contatti degli avvocati che parlano di diritto di cronaca, così chiedi a loro se sono "stronzate per sentito dire". Ma prima di scrivere stupidate non puoi fare una ricerca su Google, no?
Il diritto di cronaca è sancito, ullalà, dall'art. 21 della Costituzione.
Toh, leggiti la fonte http://www.dirittoproarte.com/giornalisti/cronaca1.htm

E no, non si applica solo ai giornalisti e alle testate giornalistiche, in quanto completa il diritto di ognuno di esplicare il proprio pensiero.

Chiariamo una cosa, infine: se sono qui a risponderti è solo ed esclusivamente perché non mi va giù che si possa usare un mezzo di comunicazione per diffondere disinformazione.

Angra ha detto...

Riguardo a quei punti 1, 2 e 3 che citi, mi diresti anche gli articoli del Codice Penale da cui li hai tratti? No, perché buttati lì così sembrano proprio stronzate per sentito dire, anche visto e considerato che questo blog non può ovviamente essere una testata giornalistica e il diritto di cronaca che citi c'entra meno di zero.

Riguardo alle tue faccende, la diffamazione è un reato perseguibile dietro querela della persona offesa. Se non ti hanno mai querelata, buon per te. Perchè è così che è andata, correggimi se sbaglio: non hai mai avuto denunce, non è che ti hanno processata e assolta.

E se non ti hanno mai denunciata, dispiace dirlo, forse è perché ti agiti tanto ma non sei mai riuscita a dar davvero fastidio a nessuno.

Diffamazione a parte, mi pare che sorvoli sulla parte più grave: la violazione del segreto della corrispondenza.

Vieni a dare a me dell'emulo di Gamberetta ma, ti cito:

La mia reazione? Quattro risate seguite da un'irritazione spinta.

Dicesi anche reazione isterica.

Cos'è che ti brucia, volevi l'esclusiva di paladina dei giovani scrittori? ^__^

Ayame ha detto...

"Diffamazione a parte, mi pare che sorvoli sulla parte più grave: la violazione del segreto della corrispondenza."

Ti passo i contatti degli avvocati, così chiariamo anche questo punto? A meno che la comunicazione non contenga dati sensibili - mail, numeri di telefono - o sia coperta da un accordo di riservatezza - e le chiuse finali delle mail che avvertono di non diffondere la comunicazione non valgono come tali - sei libero di diffondere la tua corrispondenza, in quanto è TUA. Non occorre che ci sia il consenso della controparte.

Sarò pure isterica, ma almeno io so quello che dico.

I falsi paladini mi stanno sulle palle, che ci vuoi fare ^___^

Ayame ha detto...

Uh, dimenticavo: quando si passa a insultare sul personale - dando per esempio dell'isterica a una persona - si fa un clamoroso autogol. Significa che hai così pochi argomenti che ti appigli a tutto, come fanno quei simpatici editori a pagamento che per screditarmi mi danno dell'obesa (e dire che ho solo una 46!) ^_^

(Ma poi sei fan di Gamberetta e le dai dell'isterica?)

Angra ha detto...

@Ayame:

A meno che la comunicazione non contenga dati sensibili - mail, numeri di telefono - o sia coperta da un accordo di riservatezza - e le chiuse finali delle mail che avvertono di non diffondere la comunicazione non valgono come tali - sei libero di diffondere la tua corrispondenza, in quanto è TUA. Non occorre che ci sia il consenso della controparte.

Sarò pure isterica, ma almeno io so quello che dico.


No, non lo sai e anzi dici cazzate una dietro l'altra.

Grazie per averlo appena dimostrato in modo così lampante.

Art. 15 della Costituzione:

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.


E non sai nemmeno leggere: il link che hai postato riguarda la professione del giornalista. Io faccio l'ingegnere.

Comunque ora hai esposto - in modo francamente antipatico fin dall'inizio - la tua opinione, e ti do il permesso di toglierti dalle palle. Questo vuol dire (meglio spiegare bene) che il prossimo commento te lo cestino.

Angra ha detto...

O_o

Dov'è che avrei dato dell'isterica a Gamberetta? Lo vedi che non sai leggere?

N.B. Sono domande retoriche, non devi rispondere.

Ayame ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Angra ha detto...

Detto fatto.

Ayame ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Anonimo ha detto...

Scusa Angra, ma l'articolo 15 non si riferisce a terze parti? (è un articolo scritto obbiettivamente male, come l'art.21 che dice una cosa nel primo paragrafo e se la rimangia nel secondo)
L'inviolabilità dovrebbe essere una tutela per entrambi, non una restrizione per uno dei due. Comunque se proprio volesse, uno potrebbe far riferimento all'articolo 10 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali che dice:

"Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la li-bertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera."

PS: non me ne importa nulla dei "nomi", ognuno fa quello che vuole e il gioco del "più puro e più intellettualmente onesto" per me è una stronzata: ognuno ha il diritto di comportarsi come più gli aggrada in questi casi ed è ipocrita recriminare. Solo che questa discussione sulla legalità/illegalità della cosa mi sta prendendo

Uriele

Anonimo ha detto...

"Violazione del segreto di corrispondenza"? Se parli del 616 del cp sei "leggermente" fuori strada: quell'articolo punisce chi rivela il contenuto di una corrispondenza a lui NON diretta.
E Ayame aveva ragione anche sulla diffamazione: non sussiste quando si esercita il diritto di cronaca che, grazie al cielo, NON è ad appannaggio esclusivo dei giornalisti tesserati.

PS Non conosco ne te ne lei e sono arrivato su questo blog quando mi hanno linkato la faccenda, assolutamente per caso.

Angra ha detto...

@Uriele:

C'è un problema: due delle email non erano indirizzate a me - almeno nelle intenzioni di chi le ha spedite - ma ad Amanda. Si potrebbe sostenere, quindi, che non avevo il diritto di leggerle e tantomeno di divulgarle. Di nuovo, la telefonata nelle intenzioni di chi l'ha fatta si era svolta con il padre di Amanda.

Poi, il fatto che non sia reato di per sé divulgare una email a te indirizzata non vuol dire che non lo sia mai: se tu mi scrivi per dire che secondo le previsioni del tempo domenica pioverà, e null'altro, è chiaro che non è reato. Ma se il contenuto, come in questo caso, danneggia la reputazione di qualcuno?

Poi, facciamo un passo indietro: se la Signora Xyzxyz dicesse che non ha mai sentito nominare Amanda, che non le/mi ha mai scritto né telefonato, che le email me le sono scritte io e sono false, non saremmo daccapo?

Anonimo ha detto...

Oddio, se le mail le hai ricevute dal suo indirizzo email, lo stesso che usa per il lavoro, avresti qualcosa in mano (poi, ovvio, tutto si può falsificare...)

Le mail erano destinate a te, comunque ti facessi chiamare (potevi farti chiamare anche Cassandra Bullcock, invece di Amanda ;) ). Nessuno (penso) ti vieta di dare generalità false in uno scambio epistolare informale (se le avessi date alla firma dell'ipotetico contratto le cose sarebbero state diverse)...

L'importante era lo scopo dell'esperimento (non si vende solo il libro, ma libro+autore, e in certi casi l'autore conta molto più del libro in sé) non la marca dei prodotti usati. Hai venduto all'agente un buon caso umano e il libro è diventato molto appetibile; senza il caso umano non hanno neppure tentato (gli hai dato un caso molto ghiotto, quasi come una minorenne che fa le pompe a mezza catania)

Uriele

Angra ha detto...

@Uriele:

eh no, invece mandare email inventandosi un'identità falsa è proprio reato. Guarda qui:

http://abcdiritto.it/cassazione-466742007-sostituzione-di-persona-attraverso-una-e-mail/

Per il resto, ovviamente, sono d'accordo.

Angra ha detto...

@Anonimo delle 01:29

Qui c'è una sentenza della I sezione civile del Tribunale di Milano su un caso praticamente identico. Anche meno grave in realtà, perché il giornalista non ha dovuto fingersi qualcun altro per ricevere le email, ha solo dovuto iscriversi a una mailing list pubblica.

E' stato condannato, insieme al giornale, a 15.000 euro di risarcimento più altri 8.000 di spese.

Qui il testo integrale:

http://www.altalex.com/index.php?idnot=38760

Anonimo ha detto...

Penso che tutto stia in questa frase:
"procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno" (sì, lo so, stiamo tirando la pelle dei maroni, ma l'argomento è divertente)

Alla fine tu non hai ottenuto il contratto, tutto sommato la cosa si è conclusa in toni civili e nessuno ha perso nulla (non si era ancora giunti a nulla). Se avessi mandato avanti il gioco di Amanda (o se ti fossi spacciato per lei fino a mettere giù una bozza di contratto), forse in quel caso avresti commesso un reato. Invece ti sei comportato bene, e al primo segno di interesse attivo da parte dell'agenzia, hai rivelato il tuo gioco.


Comunque, meglio attenersi solo a quanto è scritto sui vari tomi di diritto o sulla costituzione (per quanto una legge sia scritta male, permetta fraintendimenti); siamo uno Stato con un ordinamento giuridico di tipo civil law: non dovrebbe valere lo stare decisis.
Anche perché, se valesse, vedresti sciami di persone violentare tutte le donne con i Jeans (se ha i jeans e se li toglie il rapporto deve essere consenziente) o farei sesso solo con 12enni che hanno non vergini (non è particolarmente grave, perché la loro personalità sessuale è più matura) ^_^

Uriele

Angra ha detto...

Be' la storia dei jeans era molto più articolata, è stata sempre presentata in modo ipersemplificato per cavalcare l'onda della voglia di indignarsi, altrimenti ci sarebbe davvero da scappare nel Darfur ^__^

Comunque il problema non sono le condanne, il problema è la menata di affrontare dieci anni di processi per cosa, perché Ayame non possa dire che per lei sono tutte balle?

Anonimo ha detto...

Ci sono anche tornati sopra sulla sentenza dei Jeans, ciò non toglie che fosse stata una sentenza del cazzo (e una bellissima notizia per i giornali). Anche quella della minorenne violenta dal padre era una storia più complessa: non c'era l'aggravante perché la bambina aveva già avuto rapporti sessuali...

Di sentenze italiane alla cazzo è pieno il mondo (in primo grado, un giudice ha condannato un ingegnere per una portiera difettosa di un autobus che si era aperta uccidendo il ragazzo. Questo anche dopo che l'ingegnere aveva portato i progetti e aveva dimostrato che la portiera difettosa era un pezzo di ricambio non ufficiale, non montato da uno dei loro stabilimento e comunque totalmente diversa da quella usata e progettata da lui. Il giudice ha detto che, sì, era vero, ma quella portiera "avrebbe potuto progettarla l'accusato". In secondo grado poi la cosa si è conclusa molto in fretta e nel migliore dei modi, però...)

Uriele

Angra ha detto...

@Uriele:

sì appunto, proprio perché possono venire fuori degli svarioni è bene tenersi un margine ed evitare di spingersi sul filo del rasoio - questo vale ovviamente solo per i comuni cittadini.

HappyCactus ha detto...

Per riaprire questo vecchio argomento, giusto per amore di chiarezza: state facendo un chiasso per nulla.
Primo, citare la costituzione in questo contesti è assolutamente fuori luogo. La costituzione stabilisce dei principi su cui si fondano le leggi e l'ordinamento dello stato. E' il codice civile e penale che definiscono i comportamenti concreti.
Ora, la costituzione stabilisce, in generale, che vi è il diritto di espressione, ma non stabilisce come e in che termini debba essere esercitato. Questo lo fa il codice civile e penale, che stabilisce tra l'altro: che la corrispondenza è segreta riguardo i terzi, pertanto se vuoi puoi pubblicare il contenuto di una mail salvo che ciò non pregiudichi altri diritti. Bene ha fatto angra a pubblicarla senza pubblicare nome e cognome - anche se avrebbe potuto farlo senza incorrere in alcun reato - si chiama prudenza.
La sostituzione di persona è un reato nel momento in cui sostituisci una persona esistente, non una fittizia. Se io firmassi "angra" qui sotto potrebbe configurarsi tale reato, non se firmassi "topolino", essendo topolino una persona inventata. Altrimenti i nick name sarebbero tutti fuori legge.
Esiste il reato di truffa, al limite; ma il fatto che angra abbia confessato all'editore che "amanda" non esiste fa cadere questo presupposto, secondo me.
Personalmente, sulla storia di Amanda mi vien da ridere. Amaro, perché condivido che il mercato è drogato; ma tutto il mercato, che sian libri, film o telefonini, poco cambia. E' il mercato, bellezza.
Ma grazie al cielo qualcosa sta cambiando, e si chiama internet. Ho letto il tuo romanzo e se anche non mi ha fatto impazzire (credo tu debba crescere ancora un po' come scrittore, parola di uno che ha provato a scrivere ma ha accantonato l'idea, trovandosi meglio nella veste del lettore) trovo una scelta coraggiosa e controcorrente quella di pubblicarla con CopyLeft. E probabilmente sarà una via per il futuro, e per "battere" il mercato.

In bocca al lupo.

Anonimo ha detto...

La comunicazione di Rando è vincente: si pone come paladina degli esordienti e fa soldi. Si porta avanti come imprenditrice. Non c'è nulla di male, ma la cosa è finalmente pubblica

http://www.writersdream.org/blog/2011/07/queenseptienna-scrittevolmente-ban-e-altre-amenita/





Ecco cosa dice:
Il WD è un network privato. Privato vuol dire che qualcuno paga l’hosting, qualcuno investe nelle iniziative e qualcuno ci lavora. Il tempo e le risorse spese non ce li regala nessuno, quindi sì, ci servono soldi e non c’è niente di male nel guadagnare qualche spicciolo per fare un lavoro che ci porta via tempo e fatica.

Smettiamola allora e si faccia finalmente chiarezza. Poi mi dico, ma vale la pena postare questo commento? In fondo questa persona non ha vissuto questi anni e fatto impresa sulla pelle degli altri?
Cioè attaccando ingiustamente tutti... (tranne quelli che hanno guadagnato da questa articolata campagna contro i piccoli editori).
I grandi editori e i grandi stampatori (come lulù e il miolibro) hanno molti concorrenti in meno.
Il concetto è chiaro: se gli editori a pagamento sono truffaldini (questo il messaggio che passa) allora meglio pubblicare (pagando cifre importanti) con l'autopubblicazione.
C'è una coincidenza incredibile, non voglio dire che le cose sono collegate, però è davvero singolare. Forse non è così, ma se fosse così sarebbe drammatico... il book on demand vince, i piccoli editori perdono, Linda Rando sviluppa le sue attività. Così sta andando. Un'ultima cosa: ma se eliminiamo tutte le case editrici a pagamento, i nuovi autori dove andranno? Vero Ilmiolibro, certamente, forse verso lulù. Insomma non è che se pubblicano con il book on demand risolviamo i problemi dell'editoria italiana.
Ma tanto è inutile, gli interessi in campo sono enormi è un pensiero, l'ho espresso e spero di non aver ferito nessuno (forse google dovrebbe dare meno spazio a Linda Rando perché le sue riflessioni possono - direttamente o indirettamente portare vantaggi e addurre svantaggi).

Carmille ha detto...

Be', non esageriamo.

Linda Rando svolge un lodevole servizio di pubblica utilità nel mettere in guardia gli scrittori alle prime armi nei confronti dell'editoria a pagamento.

Quello che non condivido semmai è la sproporzione tra lo sforzo e la pericolosità sociale dell'editore a pagamento, di fatto nulla nei confronti del mondo editoriale, ma è ovvio che ciascuno impiega il suo tempo come meglio crede.

Mi spiego meglio. L'editoria a pagamento è un gioco a somma zero: 2-3000 euro passano dalle tasche dell'autore a quelle dell'editore e la cosa finisce lì, il mondo all'esterno non se ne accorge nemmeno. L'unico danno è per l'autore, che paga soldi buoni in cambio di niente, ma non ci sono brutti libri che vanno a intasare le librerie, né alberi abbattuti per fare carta (gli editori a pagamento quasi non stampano nemmeno). Pubblicare non è obbligatorio come l'RC auto, per cui alla fine viene truffato solo chi vuole farsi truffare. Un editore a pagamento non è un appaltatore di servizio pubblico che fa le multe con gli autovelox truccati.

Un editore "serio" - nel senso di non a pagamento - che pubblica brutti libri e ne impesta le librerie, fa molti più danni di cento editori a pagamento.

Poi non voglio mettermi a fare i conti in tasca a nessuno, anche perché qualsiasi cosa sto per dire potrebbe essere presa in senso offensivo, ma non credo proprio che Linda Rando con WD e le sue altre attività legate al mondo della scrittura si sia riempita le tasche di soldi come pensi tu...