martedì 10 agosto 2010

Manuali pratici: i segreti di una scrittura scialba


Quando dalla casa editrice [...] mi sono venuti a chiedere di ripubblicare il libro, io mi son ben guardato dal rimetterci le mani. Il libro si è completamente riscritto da solo, io non mi sono curato minimamente di ascoltare i consigli di lettori e professionisti più o meno esperti del campo, non ci ho mica lavorato per mesi a tempo pieno, né ho chiesto alcun aiuto.

Questo sopra che prova a fare il sarcastico è - manco a dirlo - un autore italiano di fantasy il cui romanzo è stato prima pubblicato da un editore molto piccolo e poi da un altro molto più importante. Vediamo quindi il risultato di una sì gigantesca opera di riscrittura con il supporto di fior di professionisti. Quello che segue è l'incipit, come al solito valutato secondo il doppio binario del fantasy e della narrativa.

I dadi d'osso erano stati gettati. Le dita artritiche della cieca li sondavano uno ad uno.

Narrativa: le forme passive vanno evitate come la peste, perché incarnano la timidezza dello scrittore. Nulla è poco incisivo nella scrittura quanto una frase che fa uso della forma passiva. Sì ok, da qualche parte può scappare, ma questa è la prima frase del romanzo. Con questo inizio il nostro va a insidiare quel "In un cielo alquanto livido e nebbioso" di cui ho già parlato in Trilogie e altre disgrazie.

Fantasy: scrivendo in quel modo spregevole l'autrice di cui parlo nel link ha vinto il Premio Italia per il Fantasy 2007, per cui alla grande così!

«Come hai detto di chiamarti, figliolo?»

Sì figliolo, dillo anche a noi, perché quando l'hai detto per la prima volta il romanzo non era ancora cominciato.

«G****.»
«Come? Abbi pazienza, le mie orecchie sono così stanche.»

Eh già, siamo lettori fantasy: meglio andare sul sicuro.

«G****.»
«Dunque G****, che cosa vuoi che veda?»

Fantasy: tre volte in quattro righe, grandioso. Signori, qui siamo di fronte non al solito artistucolo presuntuoso, ma a un Grande Maestro Artigiano della parola che è ben conscio di scrivere per dei ritardati gravi e non disdegna di adottare una tecnica narrativa confacente al suo pubblico.

Narrativa: siamo alla sesta riga e già comincio ad annoiarmi.

«Non saprei... Il mio futuro.»
«Ah, il tuo futuro», sogghignò M****. «Stasera dormirai qui in locanda. Un sonno agitato, direi...»
«Questo lo potevo indovinare anch'io. Non intendevo questo.»
«Comee?»
«Non intendevo il futuro di stasera.»
«Domani mattina ti sveglierai con la vescica piena.»
«Mi stai prendendo per i fondelli?»
«Nient'affatto giovanotto. Sto vedendo il tuo futuro. Vedo una latrina.»
«Mi stai prendendo per i fondelli.»
«Hai torto.»
«Ho torto? Dici che ho torto... E allora... Se ora... E se ora...» [Grande dialogo. Lo vedete, il lavoro dei Veri Professionisti?]
«E se ora cosa?»
«E se ora mi mettessi a fare l'attaccabrighe? Tanto non mi potrebbe succedere niente, visto che comunque dormirò qui sano e salvo.»
[E fai un po' come cazzo ti pare...]
«Un sonno agitato», rispose la vecchia. «Ma non hai tutti i torti.»
«Dici sul serio?»
«Senti caro figliolo, sono cieca e decrepita. Mi restano tre denti in bocca. E sono anche piuttosto sorda.»
Il giovane si agitò sulla sedia. Poi si girò bruscamente verso B*****.
«E tu che vuoi? È da un pezzo che te ne stai qui a origliare. Vai a lavorare, ficcanaso!»
Colto in flagrante, l'oste si allontanò in tutta fretta. Chi l'avrebbe detto che quel giovanotto fosse così insolente. Sarà per colpa della vecchia, si disse B*****. In fondo lo stava prendendo per i fondelli.

Narrativa: fino all'oste il POV non si sa di chi sia, poi con un bel salto andiamo dentro alla sua testa a sentire i suoi pensieri. Segue qualche pagina dove l'oste rimprovera il cognato stereotipo dell'ubriacone. A quel punto sto già cantando l'Aria della Regina della Notte da Il Flauto Magico di Mozart a sbadigli.

Fantasy: un ottimo libro da leggere sotto l'ombrellone quando avrete finito l'elenco del telefono di Tokyo.

Alla prossima.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Che schifo di incipit.
perché non dici chi è l'autore così evito di comprare 'sta merda?

Angra ha detto...

Come dicevo, voglio evitare il più possibile di fare pubblicità. Però in questo caso è facile starne alla larga: quello che ho riportato è proprio l'incipit del prologo.

Anonimo ha detto...

E a quando un post sulle immancabili LOCANDEEEEEE?!

(Alessandro Forlani)

Angra ha detto...

E' vero, l'incipit ambientato in una locanda avrebbe un po' rotto ^__^

Ma forse se non ce lo metti non è fantasy.

Federico Russo "Taotor" ha detto...

I cliché, di per sé, non sono un male, a mio avviso.
Credo di averlo detto in più di qualche occasione.
A me non dispiace leggere storie con nani scontrosi, elfi homo, locande degradate, boschi incantati, ecc. Sono attaccato con affetto a questi stereotipi (chiamiamoli "prototipi", semmai, del Fantasy, sennò sembriamo troppo polemici). In questo periodo sto addirittura leggendo i mitici Librigame di Lupo Solitario, coi Rhapsody in sottofondo (lol, cosa c'è di peggio?).
Questo io lo tollero e anzi mi rallegra, quando ho tempo da perdere.

In effetti il problema è proprio quello della scrittura scialba, non dei luoghi comuni. Non tanto per la confusione/presa per il culo che tale scrittura crea: personalmente, dopo tanta roba fantasy che ho letto (mitici libri degli anni '80-'90 comprati a pochi euro alle bancarelle dei libri usati), mi intristisce, infastidisce e mi urta leggere la stessa poltiglia scritta da babbei che hanno la presunzione di essere Grandi Scrittori, che credono di fare grandi giochi stilistici, di sapere ciò di cui stanno scrivendo*, di essere innovativi.

*Teniamo sotto assedio una città? Stanno morendo di fame e di sete? Sono prossimi alla resa? Bene! Conduciamo un attacco suicida frontale e vestiamo alcuni degli uomini con abiti sgargianti che distinguano il loro grado!

Talon ha detto...

questo è il problema del fantasy italiano, lo scrivono dementi e gli editori pensano che i lettori fantasy siano dementi...
Invece no, quando sei abituata al fantasy d'oltreoceano certe cose non le puoi leggere