venerdì 6 agosto 2010

Fantasy Vs. Narrativa


Gamberetta se ne era già accorta mesi fa: il romanzo fantasy non appartiene più alla letteratura. Scriveva infatti riguardo a Il silenzio di Lenth:

[...]confesso la mia incapacità di capire appieno questa nuova forma di intrattenimento vagamente simile alla narrativa.

Ogni tanto qualche autore mi chiede un parere sulle sue opere, ma mi rendo conto che i miei strumenti di valutazione non sono ormai più adeguati essendo legati alla vecchia idea di fantasy come letteratura di genere, e non come entità che si è distaccata del tutto da ciò che intendiamo per scrittura. Non deve ingannare il fatto che il fantasy viene venduto nelle librerie esattamente come la narrativa, dato che in libreria si vende ormai un po' di tutto dalle tazze da caffè fino ai pupazzi di peluche. Più curioso è invece il fatto che il fantasy continui a essere prodotto da editori di narrativa, ma d'altra parte anche la Yamaha fabbrica tanto motociclette quanto tastiere musicali. Certo la somiglianza si ferma qui, perché mentre Yamaha produce buone motociclette e buoni strumenti musicali, accade invece che un editore come Newton & Compton pubblichi ottimi romanzi e ottimi saggi, ma schifezze fantasy (schifezze fantasy quando il fantasy apparteneva ancora alla narrativa, ora solo fantasy).

Una volta si diceva che per pubblicare è indispensabile essere raccomandati, ma c'è qualcosa che non mi torna. Statisticamente, tra i raccomandati ogni tanto dovrebbe capitare anche un autore decente, cosa che invece nel fantasy italiano non succede più. Forse allora essere raccomandati non basta, bisogna anche scrivere male, tant'è vero che autori che erano decenti sono peggiorati. Ogni tanto qualche autore protesta con me dicendo di non essere raccomandato e di essere stato pubblicato - dopo grande fatica - solo per i propri meriti. Vai a leggere, e scopri che i meriti consistono nell'aver scritto una rotonda porcheria. Forse non è più indispensabile essere raccomandati, ma in questo caso dovrete guadagnarvi la pubblicazione facendo davvero schifo.

Capire se il fantasy ha subìto questa evoluzione a causa del grave ritardo mentale del suo pubblico d'elezione o se sia piuttosto vero il reciproco è un po' come decidere se è nato prima l'uovo o la gallina, ma la cosa ci interessa solo fino a un certo punto. Ciò di cui è interessante prendere atto è il fatto che quelli che nella narrativa vengono considerati gravi errori, nel fantasy diventano invece indiscutibili elementi di pregio.

Vediamo quindi quali sono i punti fondamentali che distinguono queste due forme d'arte. Nei prossimi giorni poi, per ciascun punto, presenterò qualche esempio pratico con estratti presi da romanzi rilegati cartacei comparsi di recente sugli scaffali del reparto ritardo mentale fantasy delle nostre librerie.


Originalità

Narrativa: è in linea di massima ben vista, basta solo non esagerare.

Fantasy: anche qui è ben vista, ma il concetto di originalità nel fantasy gode della proprietà transitiva per cui se A=B e B=C allora C=A. Se quindi era originale la prima storia che aveva per protagonista un gruppo formato da un giovane contadino, un mago, un nano, un elfo e un guerriero che attraversano a piedi mezzo mondo per andare a rompere il didietro al Signore del Male, allora tutte le storie uguali a questa sono originali, e se non capite un concetto così elementare siete degli imbecilli.


Densità di stupidaggini/cm^2

Narrativa: scrivete di ciò che sapete, oppure informatevi.

Fantasy: "Ho scelto di scrivere un fantasy perché è più facile" (F. Ghirardi) Ecco, questo è lo spirito giusto. Mi piacciono spade e cavalieri + non ho voglia di studiare il medioevo = fantasy. Non è nemmeno necessario infilarci davvero il fantastico e la magia, un paio di squallidi incantesimi equivalenti al videofonino sono più che sufficienti. Anche infilare varie razze umanoidi a cazzo di cane in totale spregio alla selezione naturale è più che sufficiente a classificare il tutto come fantasy.


Saper scrivere (qui la faccenda è lunga e complessa)

Narrativa: pensare che tutto quello che conta sia inventarsi una storia SUPERSTRAMEGAUAU!!! è il marchio a fuoco del dilettante allo sbaraglio. L’interesse che può suscitare una storia dipende tanto dalla storia stessa quanto dal come viene raccontata. Non parliamo di literary fiction dove l’interesse sta tutto nella bella scrittura, ma di trovare una tecnica narrativa che permetta alla storia di esprimersi al meglio. Altrimenti, è un po’ come se la realizzazione di un film si fermasse alla sceneggiatura.

Scrivere un romanzo non può quindi essere il resoconto di una sequenza di eventi scritto in un italiano più o meno comprensibile: la trama deve svolgersi attraverso immagini, sensazioni ed emozioni. Quando l’autore scrive, deve preoccuparsi innanzitutto di quale sarà l’effetto sul lettore delle parole che sta usando, perché portare avanti la storia non basta. Questo è il motivo fondamentale per cui si insiste tanto su concetti come show don’t tell e point of view: non si tratta di adeguarsi a una moda, ma di fare in modo che il lettore si possa calare nella scena con i cinque sensi e partecipare agli eventi.

Fantasy: le cose vanno spiegate per bene con l'intervento diretto del Narratore e ripetute più volte tramite riassunti periodici. Far piangere un personaggio non basta per far capire che è triste, dovete prendervi le vostre responsabilità di voce fuori campo e mettere nero su bianco Lahin piangeva disperata perché il suo cuore era gonfio di disperazione e di tristezza fin quasi a scoppiare. Allo stesso modo, spiegate prima o dopo ciascun dialogo ciò che un ritardato medio potrebbe già capire dal dialogo stesso. Ricordate che scrivete per dei ritardati gravi, non dei semplici ritardati medi.

Lo stile della scrittura non ha quindi alcuna importanza, basta che più o meno si capisca. È comunque molto apprezzato il finto aulico (si ottiene mettendo sempre l'aggettivo davanti al nome) insieme a tutte le altre pacchianate.

I dialoghi devono essere stucchevoli, zeppi di infodump e improntati al palleggio da fondo campo (botta, risposta, botta, risposta, ...). È bene che i personaggi parlino tutti nello stesso modo forbito, dal consigliere del Re fino al guardiano di porci alcolizzato. Molto importante abbondare coi gerundi in coda ai dialoghi, che altrimenti rischierebbero di risultare un minimo incisivi con l'effetto di turbare la mente impressionabile del lettore.

Il POV non dovete nemmeno sapere cos'è, perché se mai il concetto dovesse inquinare il vostro bagaglio di incompetenze, come scrittori fantasy per voi sarebbe la fine. Il vero scrittore fantasy si riconosce soprattutto dall'uso del POV a cazzo di cane, che è molto difficile da simulare.

*****

Direi che per oggi ce n'è abbastanza, ci rivediamo la prossima volta con qualche esempio. Non metterò titoli né nomi, perché ho sempre paura che poi qualche dannato coprofilo vada a comprarseli per non darla vinta a me.


6 commenti:

Tapiroulant ha detto...

Ciao Angra^^
Forse ti ricorderai di me, non so, nel caso ti anticipo subito che non sono venuto con intenti polemici, ma anzi per dissipare qualche mia perplessità (perplessità che, ad essere onesti, anche Gamberetta mi aveva talvolta lasciato).
E' un post molto lungo, quindi ho dovuto spezzettarlo in più parti. Spero che questo non sia un problema. Se è lungo è semplicemente perché avevo tanti dati da presentare.

La mia perplessità riguarda gli errori stilistici che troviamo nel fantasy (POV alla cazzo di cane, infodump beceri, etc.). Ora, da quando ho cominciato a seguire Gamberetta, ossia all'incirca un anno e mezzo fa, ho cominciato anche a fare più attenzione a questi tipi di errori nei libri che leggevo, trovandone a quintalate. Il problema sta nei libri che leggo (se mai la cosa potesse interessarti, mi trovi su Anobii): classici dell'Otto e Novecento, fantascienza, fantasy, horror, diciamo "un po' di tutto".
Il problema: questi stessi errori che tu rilevi nel cattivo fantasy, io li ho trovati quasi in ogni santo libro che ho letto nella mia breve vita. Donde ad esempio, questa mia conclusione: i POV gestiti alla cazzo sono una caratteristica non del fantasy italiano, ma di quasi tutta la letteratura di tutti i tempi.
Con questo non voglio dire che i POV gestiti male vadano bene, anche a me non piaccio e immagino sempre di 'migliorare' i libri che leggo; tuttavia andrebbe ridimensionato l'assunto secondo cui i bei libri che la nostra cultura ci ha tramandato siano anche scritti bene secondo queste nostre regole; e che i fantasy italiani siano un caso particolare di cattiva scrittura.

Ma bando alle chiacchiere da bar, porto degli esempi dai libri che ho letto negli ultimi mesi e che mi sono più freschi nella memoria.

Per chi suona la campana, considerato uno dei migliori libri di Hemingway e un grande capolavoro del Novecento, mantiene un POV fisso sul protagonista per le prime, diciamo, 100-150 pagine, poi comincia a intercalare il POV di costui con brevi capitoli (anche di sole 4 pagine) con il POV di altri personaggi, come il vecchio Anselmo, Andrès, El Sordo. Compresi POV usa e getta molto sgradevoli a leggersi.

Di recente ho letto molti libri di Asimov. Fatta eccezione per pochi (es. il trittico con Elijah Baley protagonista), hanno tutti una gestione minchiona del POV. Nelle Correnti dello Spazio e nel Tiranno dei Mondi, durante una conversazione tra due personaggi capiva spesso che il POV salti da uno all'altro per poche righe, senza un motivo valido. Nei Robot e l'Impero, uno dei suoi migliori, compaiono di frequente POV usa e getta di personaggi assolutamente insignificanti (l'Amministratore di Baleyworld, il ministro dell'energia terrestre), soprattutto verso il finale (che tra l'altro è scritto in modo molto affrettato). In quasi tutti i romanzi di Asimov ci sono cospicue dosi di infodump, dal classico "Come lei ben sa, Bob...", al classico protagonista che si mette a pensare e che, mentre riflette, si fa da solo la spiega del proprio mondo (es. eclatante: Baley che all'inizio di Abissi d'Acciaio, mentre pensa, si mette caritatevolmente a spiegare al lettore come funziona la Terra del futuro con le sue Città).

(continua)

Tapiroulant ha detto...

(continua dal commento precedente)

Clarke è sotto tutti i punti di vista la versione peggiorata di Asimov. Da un punto di vista stilistico, Clarke fa schifo. Nelle Guide del Tramonto (libro consigliato da Gamberetta, e che in effetti è molto, molto interessante), troviamo POV fuori di testa. Ricordo una scena in cui, durante la festa di un veterinario spendaccione, il personaggio-POV di quel momento sale sulla terrazza dell'edificio e vede un nero. Il POV passa al nero (che è un personaggio importante) nel bel mezzo del capitolo, continua per un po' (e nel frattempo ci fa un po' di infodump sulla situazione della Terra in quel periodo) e poi torna al primo pg che nel frattempo è tornato da basso. E così via.
Nelle Sabbie di Marte, troviamo salti di 2-3 POV diversi nello spazio di poche righe, e alcuni di questi POV (utilizzati allo scopo puramente funzionale di dare al lettore informazioni che avrebbero scoperto comunque dopo) sono di personaggi insignificanti, come il militare assistente del governatore di Marte o il giovane figlio illegittimo del protagonista. In Clarke inoltre, a volte, completamente a caso, si intromette il Narratore Onnisciente per concedersi una battuta arguta o per spiegarti velocemente certi avvenimenti che non aveva voglia di descrivere.

In Se non ora, quando? di Primo Levi, romanzo mainstream di impegno sui partigiani nella WW2, il POV è generalmente ancorato al protagonista Mendel, ma non disdegna di saltare all'uno o all'altro dei personaggi nel bel mezzo di un dialogo o di affidarsi quando gli gira al Narratore Onnisciente.

In Giorni in Birmania, di Orwell, il POV è generalmente mantenuto sul protagonista John Flory, ma quando a comodo a lui salta ad altri personaggi, anche nel bel mezzo di un capitolo. Il finale è molto simile alla scena da te rimproverata in uno dei tuoi ultimi articoli: il POV è mantenuto sul protagonista, che a un certo punto muore, e senza stacco di sorta il POV diventa di massa (del tipo: "si sentì uno sparo e tutti ne furono atterriti"), poi diventa del servo che scopre il cadavere, e poche righe dopo del medico che viene a esaminare il cadavere.

E via dicendo. Gli esempi sono tanti quanti i libri che ho archiviato su Anobii, salvo qualche eccezione. E stiamo parlando anche di libri diventati dei classici.
Altra cosa che ho scoperto, è che queste regole del bello scrivere sono un'acquisizione recente, perché se prendi in mano un QUALSIASI scrittore dell'Ottocento, troverai errori di questo tipo a tonnellate: li trovi in Balzac, Flaubert, Dostoevskij, Maupassant, Henry James, Gogol', Stendhal - tutti, ma veramente tutti, dal primo all'ultimo.

Con questo, ribadisco, non voglio dire che queste regole siano sbagliate, perché anche a me dispiace che questi libri siano stati scritti in spregio a queste regole. Sono d'accordo con Gamberetta che questi libri sono belli nonostante la debolezza stilistica, e non grazie a quella.
Ciononostante, tendo sempre più a credere che praticamente non esistano libri scritti realmente in ossequio a queste regole, o comunque che siano una percentuale irrisoria nel grande mare della letteratura mondiale che io e tutti noi leggiamo.
Mi piacerebbe sentire il tuo sincero parere in merito a queste mie conclusioni. Oppure, puoi citarmi un elenco di bei libri (meglio se famosi) che secondo te sono scritti seguendo tutte queste regole, e confutare così la mia tesi (cosa che non mi dispiacerebbe: francamente vorrei vedere dei bei romanzi scritti con i POV corretti, senza infodump, etc.).
Mi scuso infine per la lunghezza del messaggio, ma non volevo sembrare superficiale.

Angra ha detto...

@Tapiroulant: ciao, benvenuto.

Quando parlo di errori, non intendo mai errori a priori: se qualcuno mi dicesse che intende scrivere un romanzo dove il POV salta ad ogni riga non mi sognerei mai di dirgli che verrà fuori di sicuro una schifezza (anche perché a quel punto so che chi ho di fronte perlomeno sa cosa è il POV). Posso invece dire, a posteriori, che i salti di POV in una data scena in un dato romanzo sono un errore perché mi fanno perdere il filo o mi impediscono di identificarmi con un personaggio.

Sulla questione degli scrittori del passato: noi possiamo dire che l'imperatore d'Austra un secolo fa faceva una vita molto agiata, ma è anche vero che i miei gatti oggi hanno accesso a un'assistenza medica molto più efficace di quella che poteva avere lui. Questo per dire che il confronto fra cose distanti nel tempo è spesso difficile e non sempre ha senso. I gusti cambiano, le tecniche narrative evolvono e diventano più efficaci così come diventa più efficace la medicina. Il che non significa che un capolavoro del passato diventa una schifezza: continuiamo a riconoscere delle caratteristiche per le quali rimane un capolavoro inquadrato nel suo contesto, ma può essere che non incontri più il nostro gusto.
(continua)

Angra ha detto...

Quando ho parlato di POV un paio di post dopo questo

http://angra-planet0.blogspot.com/2010/08/manuali-pratici-come-usare-il-pov-cazzo.html

http://angra-planet0.blogspot.com/2010/08/e-come-non-usare-il-pov-cazzo-di-cane.html

ho volutamente confrontato lo stesso romanzo prima e dopo la cura, per dire: se l'autore avesse semplicemente lasciato il POV sullo stesso personaggio dall'inizio alla fine, la scena non sarebbe risultata più efficace in modo quasi automatico? Secondo me sì. In questo caso, i salti di POV sono stati quindi l'errore di uno scrittore dilettante - sebbene pubblicato da un grande editore - che non sa quello che fa.

Angra ha detto...

Infine, se vuoi un esempio di romanzo scritto con una tecnica impeccabile, potresti leggere L'Isola dei Segreti di Scarlett Thomas. Non è un romanzo impeccabile sotto ogni aspetto (secondo me soffre di un finale affrettato e inconcludente), ma la padronanza della tecnica narrativa è resa evidente dal fatto che il pov si alterna a ogni capitolo fra i sei personaggi del romanzo. La narrazione è portata avanti in gran parte dalle azioni e dai dialoghi, senza inforigurgiti o altre menate.

Tapiroulant ha detto...

Sono d'accordo con quello che dici, ossia che nel corso dei secoli la tecnica letteraria si sia raffinata; e non ho problemi a dire, in tutta onestà, che la Troisi abbia più tecnica di Balzac - cosa che non ha impedito che Balzac sia ben più meritevole di lettura della Troisi (e non per ragioni storiche).
Per questo condivido con Gamberetta (e con te) l'idea che, nonostante un romanzo possa, teoricamente, essere bello anche in assenza di una gestione dei POV, della giustapposizione delle scene, di cos'è un infodump etc., ogni scrittore dovrebbe conoscere queste regole e, possibilmente, applicarle.
E sono d'accordo che le tue modifiche a quelle scene giovino al romanzo: io stesso, leggendo Per chi suona la campana, ho pensato "se io fossi stato l'editor di Hemingway, avrei saputo come migliorare questo romanzo", per gli stessi motivi.

Ciò che volevo dire con il mio intervento, è che la mia impressione è che libri scritti veramente in ossequio a queste regole manchino. Non le vedo quasi mai messe in pratica. Scarlett Thomas l'ho sentita nominare e ho visto qualche suo libro in libreria, perciò può anche darsi che lo legga.
Però se questo è l'unico esempio che ti è venuto in mente, significa che in certo modo sei d'accordo con me; e cioè che non esistano in circolazione molti libri *gamberettianamente ben scritti*, se mi passi il termine.