mercoledì 28 luglio 2010

Un bagno di sangue

La diffusione degli ebook sarà un bagno di sangue per gli editori italiani.

Spesso si sente dire che le case editrici sono imprese commerciali il cui scopo è produrre utili, ma questo potrebbe essere vero al limite in Giappone, non certo in Italia. Immaginare un’azienda come un organismo monolitico con un solo cervello collettivo tutto orientato a massimizzare il profitto è infatti una grossa ingenuità, che non tiene conto del fatto che le aziende sono entità astratte fatte in concreto di persone, e che nella maggior parte dei casi parliamo di persone improntate all’individualismo più sfrenato quanto più si sale di livello. Gli interessi di chi lavora in una casa editrice o in una qualsiasi altra azienda possono infatti coincidere con quelli dell’azienda stessa, ma anche divergere a piacere fino a invertire la rotta di 180 gradi.

Ai tempi lontani dell’università venne a tenerci un paio di lezioni sui sistemi informativi aziendali un ingegnere che da anni lavorava nel campo, e ci disse questo:

Ricordatevi che, per quanto buono e competitivo possa essere il vostro prodotto, per quanto possa aumentare la redditività e ridurre i costi dell’azienda, nessuno ve lo comprerà mai se avrà il minimo sentore che possa andare minimamente a intaccare il suo potere. Perché, come dicono a Napoli, comandare è meglio che fottere.

La questione eBook ha quindi questa enorme pecca nei confronti dell’editoria: toglie il potere alla casa editrice di decidere quali autori spingere e quali affossare tirando poche o tante copie e operando una distribuzione capillare o al contrario ridicola. Ne sa qualcosa un noto autore italiano di horror per ragazzini non troppo svegli, che sta venendo affossato dal suo editore con una scarsa distribuzione (beninteso, non sto solidarizzando: il suo editore sta solo facendo parzialmente ammenda per il crimine di averlo pubblicato la prima volta).

Quindi: dal punto di vista della casa editrice non poter ricattare gli autori è ovviamente un danno per il fatto che qualcuno potrebbe poi pensare di alzare la cresta (invece oggi se ne punisce uno per educarne cento). All’editor invece frega un cazzo della questione economica, però ama molto di circondarsi di lecchini adoranti e la questione non cambia, perché il potere di decidere chi spingere e chi affossare stimola le lingue alla salivazione.



E ora un bel
QUIZZONE

L'intuizione mi è venuta litigando con Francesco Barbi: come mai gli autori italiani non fanno che incensarsi fra loro e comunque mai e poi mai direbbero male dell'opera - per quanto oggettivamente repellente - di un collega?

Ok, c'è lo scambio di favori io parlo bene di te-tu parli bene di me, ma quello lo sanno tutti e ha poco valore. C'è invece una ragione più sottile e molto più importante.

Qualcuno ha un'idea?


SOLUZIONE


Se uno scrittore edito da una importante casa editrice ammette la possibilità che una importante casa editrice possa aver pubblicato roba impubblicabile, automaticamente getta un'ombra anche su se stesso. A quel punto, la patente di Autore Pubblicato da una Importante Casa Editrice può anche diventare carta straccia, non è più la certificazione di un valore oggettivo.

Cosa hanno detto a me quando sono arrivato in finale al premio Urania?

A-ha, una volta hai detto che il precedente vincitore, e-Doll, faceva schifo, per cui ora non ti puoi vantare!

Infatti mi sono guardato bene dal vantarmi. Al più avrò fatto osservare che io non ho vinto: sono arrivato in finale, e non ho mai detto che i finalisti dell'anno scorso facevano schifo... ^___^ ma questa è troppo sottile per certi cervelli.

Il caso di GL che parla bene della Troisi è perfetto. Pensateci: non solo sono pubblicati dallo stesso editore, ma per volontà dello stesso editor, Sandrone Dazieri. Allora è logico che Dazieri deve per forza essere uno che pubblica solo opere di alto valore letterario, perché se fosse invece uno che dice

Ucci ucci, ho sentito odor di merda che vende!

allora la stessa cosa potrebbe essere successa col W, peraltro sbagliandosi (solo sul fatto che vende). Va da sé che se Dazieri pubblica solo Alta Qualità, allora anche Nihal e tutto il resto devono esserlo.

23 commenti:

Demonio Pellegrino ha detto...

Concordo su quello che dici sul funzionamento della grande impresa. Pensare che sia un monolite con l'occhio sempre sul lungo periodo vuol dire non conoscerla.

Sul quizzone: mi feci tempo addietro sul mio blog la stessa domanda. Perche' e' impossibile trovare uno che dica "questo libro/questo autore e' una merda"?

Portai vari esempi di autori anglosassoni che invece se le davano di santa ragione.

provo a dare una risposta: perche' sono tutti sotto la stessa scuderia? perche' sanno che altrimenti non pubblicano piu' nulla? Non so. Temo la risposta non sia corretta, perche' anche i critici sono tutti un darsi pacchi sulle spalle (tranne quando c'e' da attaccare qualcuno fuori dal sistema, o almeno con una gamba fuori).

ho vinto qualche cosa?

Angra ha detto...

Uhm, le cose che dici sono vere ma non è quello che intendo io. La mia teoria sul perché gli autori non parlano male di altri autori non coinvolge questioni di rapporti sociali/lavorativi con timori di rappresaglie o altro, ma prevede che un autore parlando male di un altro tema di danneggiare se stesso in modo automatico, senza bisogno di intermediari. Pensaci ancora un po' ;)

Angra ha detto...

Un indizio/precisazione: si parla di autori pubblicati da case editrici di una certa importanza, non pubblicati a pagamento o autoprodotti e simili.

Anonimo ha detto...

Angra,
ci rincrociamo.
come spesso accade alle tue (?) buone intenzioni seguono pessime generalizzazioni.

Sono un autore (pubblicato da un buon editore e assolutamente "non spinto" da un cazzo di nessuno) e ho criticato i libri di colleghi , dicendoglielo però per mail privata -se richiesto- non in pubblica, per pudore nei loro e nei miei confronti.

E sempre in pubblica non ho mai lodato nessuno, né sono stato mai lodato, come è giusto che sia. Diverso sarebbe se avessi un mio blog, e infatti non ce l'ho.

Ammetto anche che l'atteggiamento di cui parli l'ho oggettivamente visto, su siti e privatamente. Ma il punto è: non è sempre così, non sempre e in ogni caso e per ogni autore come fosse una legge di natura.

Il resto di quello che dici sull'ebook è sacrosanto, e da autore me lo auguro proprio (muoiano i mediatori e tutti i flistei).

Ossequi.

MELMOTH

Angra ha detto...

@MELMOTH:

Le mie sarebbero quindi "pessime generalizzazioni". Può darsi, vediamo un po' se è vero.

Una generalizzazione, per essere buona, deve essere valida vogliamo fare nel 90% dei casi? Nel 95%? Nel 99%?

Come controesempio mi porti te stesso che:

1) per tua stessa ammissione le critiche le fai solo in privato e tutte in famiglia (no mi spiace, non vale),

2) che sei un autore che critica altri autori lo vieni a dire in forma anonima.

Ti pare che un solo controesempio - che peraltro ci prova a esserlo senza riuscirci - possa rendere "pessima" la mia generalizzazione?

Diego ha detto...

Non ho una risposta dignitosa al quizzone, quindi taccio in attesa di risposta. Ogni tanto però, con un certo terrore, mi domando: se il 'favore' non fosse tanto per piaggeria o per guadagnare un credito, quanto piuttosto perché l'autore X è davvero convinto che il libro di Y sia ottimo? In fondo se un autore scrive un libro disastroso, non c'è da sorprendersi che giudichi ottimo un libro altrettanto disastroso. Mi sa che messa così è anche peggio, sigh. Comunque bel post, ne scrivi pochi ma li leggo sempre volentieri ^__^

Anonimo ha detto...

PARTE 1 (melmoth)

Allora,
non è così. Se devo attaccare qualcuno su quello che ha scritto lo faccio direttamente, firmandomi con nome e cognome e dicendoglielo in faccia. Il punto è che non vado sul blog di un altro scrittore tanto per dire: ehi, sono uno scrittore anche io, il tuo libro è una merda! A me non serve, a lui non serve, a che pro? Capita che si critichi qualcosa (e criticandolo in modo serio) di qualcuno che si è conosciuto online, diciamo 'un collega', per email. E ti assicuro che è molto peggio che non farlo in pubblica dato che è un rapporto privato e non la si può buttare nella caciara del flame, devi argmentare quello che dici e aspettarti anche un vaffanculo invece di un grazie. Ha senso farlo in pubblica se trovi un autore che fa affermazioni contraddittorie, e infatti mi è successo, e ho criticato quando c'era da criticare.

Quanto al mio anonimato eccolo risolto. Se vuoi scrivimi qui: melmoth2010@hotmail.com e ti dico chi sono e se vuoi ti do anche il numero di telefono (non scherzo).

Se ho scelto un eteronimo è perchè non amo fare il presenzialista, detesto fare pubblicita a me stesso (il che effettivamente è spesso un problema ) e voglio poter dire quello che nerchia mi pare anche del (dei) miei editori, se capita. Lo stesso vale per Anonimoinformato, ma non mi sembra che del suo eteronimato tu ti sia turbato.

Non è detto che le cose saranno sempre così: se infatti avessi un blog come te e facessi dei discorsi sulla letteratura e l'editoria allora sì, questo equivarrebbe a pubblicare un articolo su una rivista e avrebbe senso attaccare chi c'è da attaccare, se serve. Ed è anche possibile che lo farò.

Anonimo ha detto...

(parte 2)

Se poi per te sparare a zero su un altro autore è sintomo di intelligenza e pregevole condotta allora dovrai ammettere che GL D'andrea è un gggenio, perchè lui si che ha le palle di dire quello che pensa. E invece non lo è, perchè come forse avrai notato costui spara sempre sui piu deboli e senza mai argomentare quello che dice (cioè: non pensa, sbava spruzzi di bile). E davvero, non mi sembra un esempio da seguire.

Quindi, bene le generiche (spesso nell'ambiente ci si comporta così), ma per favore non fare SEMPRE di un erba un fascio. Molte delle editoriali frustrazioni di cui scrivi le ho vissute e le vivo ancora sulla mia pelle (ho la tua stessa età e ci ho messo un decennio a smarcare editori), e mi fa davvero incazzare che per te –che tutto sommato fai parte di un gruppo di lettori attenti e informati– essere riuscito a pubblicare mi bolla automaticamente come un intrallazzatore; non lo sono io e non lo sono tanti altri. Chiariamoci; il mondo editoriale E' una merda, anche peggio di quello che dite, ma non è una malattia infettiva che quando ci sei dentro te la becchi pure tu, a meno che tu non lo voglia.

End of rant, e fine dei miei posts.


Ciao

Melmoth

Angra ha detto...

* Quanto al mio anonimato eccolo risolto. Se vuoi scrivimi qui: melmoth2010@hotmail.com e ti dico chi sono e se vuoi ti do anche il numero di telefono (non scherzo). *

No vedi, non ci siamo capiti: non è che a me interessa sapere chi sei, ho detto che persino per dire che ti capita di criticare altri autori lo fai in forma anonima.

Poi siamo sempre lì, se le generalizzazioni ti disturbano mi dispiace, diciamo che tu sarai una delle poche eccezioni ad aver meritato la pubblicazione unicamente perché scrivi oggettivamente buoni romanzi (ci fidiamo sulla parola) e amen.

Altrimenti non ho capito, tu puoi generalizzare e dire che il mondo editoriale E' una merda (perché è implicito che ti autoescludi) e io invece non lo posso dire perché altrimenti ci finisci dentro anche tu?

Angra ha detto...

@Diego:

è vero quello che dici, ma la lite con Barbi era nata con una sfumatura un po' diversa: lui sosteneva "non è possibile che una casa editrice pubblichi un romanzo ritenendolo robaccia", e in particolare mi stava rispondendo sulla Strazzulla. Cioè per lui se Einaudi aveva pubblicato il suo romanzo è perché lo aveva trovato in qualche modo valido. Dato che in Einaudi non ci lavorano certo degli incompetenti totali, il corollario è "se l'hanno pubblicato allora vuol dire che ha i suoi pregi".

A questo punto la soluzione dovrebbe essere facile...

Anonimo ha detto...

Chi ha mai detto che scrivo capolavori?
So solo di aver raggiunto-con enorme fatica- il minimo sindacale per cui un lettore non viene turlupinato dei suoi soldi se compra una mia cosa.

Certo, hai ragione, "il mondo editoriale è una merda" è una mia generalizzazione; ma viene dalla mia esperienza diretta, e non dal sentito dire. E venendo dalla mia esperienza so anche bene quanto possa essere parziale.

E forse questo è il senso del mio intervento: ci sono meravigliose eccezioni. Ma meravigliose davvero. Per favore non diventare così cinico da escludere che possa essere così.

Se vuoi sapere di piu, scrivimi.
Ciao


M.

Demonio Pellegrino ha detto...

vabbe', ma la risposta al quizzone?

Angra ha detto...

@Melmoth:

* Chi ha mai detto che scrivo capolavori? *

Nessuno, infatti sei tu che leggi cose che non ho scritto perché hai voglia di fare polemica gratuita.

Io ho detto "[...] oggettivamente buoni romanzi (ci fidiamo sulla parola)."

Cosa c'è che non ti sta bene in "oggettivamente buoni romanzi"?

* Certo, hai ragione, "il mondo editoriale è una merda" è una mia generalizzazione; ma viene dalla mia esperienza diretta, e non dal sentito dire. *

Io non mi sono mai ustionato gravemente su tutto il corpo, però c'è gente a cui è successo e dice che è un'esperienza tremenda. Non è una mia esperienza diretta e viene dal sentito dire, ma tenderei a fidarmi. Resta il fatto che "ustionarsi gravemente su tutto il corpo è una cosa tremenda" è una mia generalizzazione (chi può escludere che a qualcuno sia piaciuto?) e tra l'altro viene pure dal sentito dire, per cui se non ci credi puoi sempre fare l'esperimento di cospargerti di benzina e darti fuoco.

In altre parole: ora mi avresti anche stufato, se continui a dire stronzate il prossimo intervento te lo cancello, perché certe cazzate non si possono sentire. Capisci bene che se avesse valore solo quello che viene dall'esperienza diretta, ad ogni generazione si dovrebbe ricominciare dal pre-paleolitico.

Angra ha detto...

@Demonio Pellegrino:

eh quanta impazienza ^___^

Melmoth, senza volere, ha tirato in ballo un esempio che casca come il cacio sui maccheroni: GL, che non si fa problemi a dire ad altri scrittori (tipo D'Angelo) che scrivono delle schifezze, però a Licia Troisi esprime pubblicamente la sua ammirazione.

Perché? Perché altrimenti quelli di Mondadori lo impalano?

Naah, non è per quello. GL non può fare altrimenti che dire che Licia Troisi scrive ottimi romanzi, ma non perché qualcuno lo obbliga.

Questo è un altro grosso indizio...

Angra ha detto...

Vabbe', a mezzanotte darò la soluzione.

Angra ha detto...

Pubblicata la soluzione.

Anonimo ha detto...

Angra,
se vuoi dettagli te li do. Ho pubblicato senza raccomandazioni (e con ENORME difficoltà) con tre editori diversi (medio grandi). Editori con i quali ho litigato, o sto litigando proprio perché non sono nessuno, non vengo spinto, non faccio gruppo e ne pago le amare conseguenze.

Non posso dimostrare l'indimostrabile se non dandoti in privato tutti i nomi e cognomi delle parti in causa, citandoti le date e facendoti leggere le loro mail. Piu di questo umanamente non posso fare. Per il resto c'è solo la mia parola e il mio lavoro.

Su GL hai tristemente ragione.
E pubblicare è un'esperienza tremenda, non lo nego. Dico solo che ho trovato persone che si sono fatte in quattro per me senza che avessero nulla da guadagnarci se non la soddisfazione di vedere uscire quello per loro era un buon libro (no, nemmeno che mi avevano scoperto loro perché sapevano con certezza che il merito sarebbe andato ad altri). Succede, raramente, e con molta fortuna e immensa perseveranza, ma succede.

Questo è quanto, cancella pure se vuoi.


M.

Angra ha detto...

@Melmot:

Continui a insistere sulle stesse cose riguardo a te stesso come se io le stessi negando, cosa che non sto facendo in alcun modo.

Invece che mi vieni a criticare le mie "pessime generalizzazioni" portando a confutazione dei fatti che tu stesso dici che accadono "raramente" e "con molta fortuna" è una cosa che fa a calci e sputi con la logica.

Fino a che non assimili questo concetto continuerai a ripetere le stesse cose.

Demonio Pellegrino ha detto...

e se magari invece la Troisi gli piacesse davvero?

Angra ha detto...

Naaaaah!!!

^___^

Anonimo ha detto...

Angra, lascia stare i calci e sputi.
Io volevo solo cercare di portare un po di ottimismo a una discussione che parla di un ambiente che conosco e che proprio ottimo non è. E non per dire di me (se no mi firmavo, o magari aprivo un blog superomistico, a là GL) ma per portare una singola testimonianza positiva in questo arcipelago di coproliti e flatulenze.

Buona vita e buona scrittura

Melmoth

Angra ha detto...

@Melmoth:

Meno male che è tutto scritto sopra.

Una singola testimonianza positiva non c'entra niente col mio post, ma diciamo che gli OT non mi disturbano. Quello che non va bene per niente è che con la tua singola testimonianza positiva mi vieni a dire che le mie sono pessime generalizzazioni.

Ce ne sarebbe già abbastanza, ma poi dici anche che è vero che è tutta una merda, ma è vero solo se lo dici tu, perché se lo dico io invece sono pessime generalizzazioni.

Morale della favola: mi ritorna la voglia di mettere la moderazione ai commenti.

Ah, buona vita finora me l'avevano detto in due, e intendevano tu potessi crepare.

Anonimo ha detto...

No, intendevo davvero buona vita.
Così come speravo di dare un'apertura di ottimismo, cosa che nei tuoi interventi non ho visto mai.
Fa niente.

M-