venerdì 30 luglio 2010

Lingua in umido (alla milanese)


Esiste un certo stereotipo di milanese capace di vantarsi di cose di cui normalmente gli altri si vergognano. In particolare, il nostro tende a esibire come spiccata attitudine alle relazioni pubbliche ciò che ad altri potrebbe sembrare un miscuglio indigesto di invadenza e ruffianeria (ma come vedremo invece ha ragione lui).

Uno di questi esemplari lo incontro tutti gli anni a Lucca Comics, e durante l'edizione di un paio di anni fa si vantò senza problemi - con me e di fronte ad altri - di fare il lecchino con un pezzo grosso della 'Dori. Un pezzo grosso in tutti i sensi: un bell'uomo barbuto con due occhi da satanasso e un vocione potente. A detta del soggetto, il risultato della sapiente opera di ruffianeria fu che il pezzo grosso gli disse: "tu scrivi qualcosa e io te lo pubblico".

Capito? "Tu scrivi qualcosa e io te lo pubblico" così, a scatola chiusa. E' una cosa che non si dice nemmeno a Palahniuk (una cagata può scappare fuori a chiunque), figuriamoci a un esordiente. Ma tant'è...

E non era tanto per levarselo dai coglioni: l'ha pubblicato davvero.

Non molto tempo dopo la collana ha chiuso.

Questo tanto per dire che quando scrivo cose del tipo all'editor frega un cazzo della questione economica magari qualcuno pensa che non so di cosa parlo.

5 commenti:

Okamis ha detto...

Scusa, Angra, ma qualcosa non mi torna. Che differenza c'è tra quanto hai appena scritto e quegli scrittori che non fanno i nomi apertamente? Dire "io so perché c'ero", e poi non specificare i dettagli mi pare un po' paraculo come comportamento e non molto diverso da chi tanto critichi.

Angra ha detto...

Qualcosa non ti torna perché devi aver letto da qualche parte sul mio blog qualcosa che non c'è scritta.

Io non me la sono mai presa con scrittori che non fanno nomi perché non fanno nomi - se l'ho fatto fammi vedere dove.

Nel mio post precedente ho parlato di scrittori che negano che una casa editrice possa pubblicare robaccia sapendo che è robaccia, nel caso particolare prendendo spunto da una discussione con Francesco Barbi che sosteneva che se la Strazzulla è stata pubblicata è perché Einaudi ha visto nel suo romanzo delle buone qualità.

Okamis ha detto...

Mi spiego meglio, visto che anche con il Duca ieri è nata una piccola discussione su quanto da me scritto.

A mio modo di vedere ci sono due modi per rifersi (in questo caso in maniera critica) a un'altra persona. Uno di questi è essere espliciti: Tal dei Tali ha detto ha detto la seguente minchiata BLA BLA BLA. Il secondo è invece lanciare dei riferimenti velati (sotto forma di citazione, giochi di parole ecc.) che potranno cogliere solo gli "addetti al settore".

Ora, del tuo post, come scrivevo al Duca, non critico il contenuto (ci mancherebbe) ma la forma, in quanto tu espliciti che ti stai riferendo a qualcuno in particolare (quindi metti sull'allerta addetti al settore e non), ma allo stesso tempo non fai capire davvero a chi ti riferisci (io stesso, pur avendo colto collana e personaggio barbuto non non avevo colto l'identità dell'esordiente, più che altro perché di quella collana mi ero completamente disinteressato dopo aver visto la merda che vi veniva pubblicata, a scapito di altri libri di qualità promessi e mai comparsi). Quindi il tuo post mi è sembrato una via di mezzo, un po' come uno che lancia il sasso ma poi nasconde la mano, da cui l'uso del mio termine "paraculo".

Più specificatamente riguardo la questione dei nomi, tra i commenti al post precedente hai scritto:
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Come controesempio mi porti te stesso che:

1) per tua stessa ammissione le critiche le fai solo in privato e tutte in famiglia (no mi spiace, non vale),

2) che sei un autore che critica altri autori lo vieni a dire in forma anonima.

Ti pare che un solo controesempio - che peraltro ci prova a esserlo senza riuscirci - possa rendere "pessima" la mia generalizzazione?
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Ecco, io sinceramente tra il criticare in maniera privata e il giochetto dell'esplicitare un'accusa senza però fare altrettanto con il contenuto non ci vedo una grossa differenza.

Per concludere, di certo il tuo intento voleva essere più di "lulz" che di informazione, ma da lettore ho avuto soprattutto una sensazione di paraculaggine di sottofondo, causata, lo ripeto e lo sottolineo visto che su questo punto ruotava anche la discussione con il Duca, dalla forma del post, visto che sul contenuto ho ben poco da obiettare. Tutto qua.

Angra ha detto...

Ecco, io sinceramente tra il criticare in maniera privata e il giochetto dell'esplicitare un'accusa senza però fare altrettanto con il contenuto non ci vedo una grossa differenza.

Che vuoi che ti dica, soffrirai di una forma di daltonismo semantico... a me sembrano due cose che non c'entrano niente una con l'altra, pensa un po'.

Partiamo da un'idea: la critica in forma privata tra due autori è una sorta di collaborazione fra gli autori stessi, che non c'entra niente con il denunciare una porcheria. Per questo ho risposto a Melmoth che il suo non vale come controesempio di autore che pubblicamente dice che in Italia si pubblica anche della robaccia, mentre invece non mi sono nemmeno sognato di criticare il fatto che la cosa avvenisse in forma privata.

RIPETO: ho detto che non valeva come controesempio, non che la cosa non andava bene in sé. Se non capisci questo punto è inutile che andiamo avanti a discutere.

Quindi il tuo post mi è sembrato una via di mezzo, un po' come uno che lancia il sasso ma poi nasconde la mano, da cui l'uso del mio termine "paraculo".

Ecco, magari vaglielo a dire a tua sorella, visto che non ho nascosto nessuna mano mettendoci anzi la faccia nel dire quello che ho detto. Le persone di cui parlo non avrebbero difficoltà a riconoscersi (anzi, molte di più di quelle di cui parlo), per cui non vedo dove mi sarei parato il culo.

Franek Miller ha detto...

e in effetti Palahniuk una schifezza l'ha scritta. Si chiama Diary.