mercoledì 17 giugno 2009

La sindrome del Kapò



Mi ergerò a censore dei comportamenti altrui,
sarò giudice severo di tutti quanti,
e avrò buona opinione soltanto di me stesso.
Se a qualcuno accadrà di pestarmi un piede,
io non lo perdonerò mai, e nutrirò anzi per lui,
in tutta semplicità e dolcezza, un eterno odio mortale.
Sarò il paladino degli interessi di Dio,
e con questo comodo pretesto aggredirò i miei nemici,
li accuserò d'empietà,
e scatenerò contro di loro il pettegolo zelo degli ipocriti,
che senza nessuna conoscenza di causa,
grideranno pubblicamente contro di loro,
li colmeranno d'ingiurie, e li condanneranno all'inferno,
forti della loro privata e personale autorità.
Così bisogna trar vantaggio dalle debolezze degli uomini,
così una persona di giudizio si adegua ai vizi del proprio tempo.

Moliere, Don Giovanni



La differenza principale fra un blog e un forum è che il primo è un luogo privato, il secondo pubblico. Frequentare un blog è un po' come andare a cena a casa di qualcuno e conversare col padrone di casa e gli altri ospiti: è del tutto normale che il padrone di casa partecipi alla discussione. Nei locali pubblici invece, non succede di norma che il gestore e il personale intervengano nelle discussioni degli avventori seduti ai tavoli, se non nei Bar Sport più scalcinati e nelle bettole più merdose. Lo stesso dovrebbe essere nei forum, dove amministratore e moderatori dovrebbero principalmente occuparsi del fatto che vengano rispettate le linee guida.

Purtroppo, molti forum non esistono per il piacere di fornire un supporto alla condivisione di idee, ma come appoggio a un'attività commerciale e/o pubblicitaria il cui scopo è vendere qualcosa. Va da sé che in queste condizioni, permettersi di esprimere un parere negativo su ciò che viene venduto/pubblicizzato dal forum e dalle sue parentele commerciali diventa il più orrendo dei crimini, anche se la cosa non va affatto contro le linee guida ufficiali. Per fortuna, pronto ad avventarsi sui malfattori forte della sua autorità c'è il moderatore, che è la rivisitazione moderna della figura del Kapò.

Ancora più detestabile della stessa SS a cui bacia la mano, il Kapò è un prigioniero dei campi di sterminio a cui viene messo in mano il frustino e dato potere sugli altri prigionieri, in cambio del più infame dei tradimenti e della più untuosa obbedienza verso i suoi benefattori nazisti. Dico figura ancora più detestabile perché il criminale nazista ha almeno l'alibi di inseguire un sogno di grandezza; il Kapò al contrario, debole e vile, non sa fare di meglio che leccare i piedi di chi ha il potere nella speranza che gliene elargisca qualche briciola. Al nostro tempo l'utente del forum con la sindrome del Kapò si riconosce subito: è quello che comincia a comportarsi da moderatore prima ancora di essere insignito dei gradi. Quando la situazione è particolarmente ostica per i gestori del forum (magari solo perché cercano di pubblicizzare o di vendere robaccia), alla figura del Kapò si affianca quella del troll istituzionale. Questo è di solito un utente con un numero spropositato di post a cui tutto è permesso in termini di violazioni delle linee guida al fine di aizzare il branco contro l'eretico di turno: andare off topic, deridere e insultare gli altri utenti, spammare. Diciamo che, per indole e intelligenza, è l'equivalente di un cane dobermann.

Se parliamo di letteratura fantasy (non ve l'aspettavate, vero?), questi luoghi di tristezza e disperazione hanno anche un'altra colpa: convincere degli scribacchini, loro stessi vittime della propaganda pagata a suon di zecchini d'oro dai loro editori, di essere dei geni. Non si rendono nemmeno conto che l'esercito di lecchini che li incensano senza pudore sui siti "amici" è in larga parte gente pagata per farlo o che pensa comunque di trarne un vantaggio, così pure come le legioni di disturbatori che vanno in giro cercando di zittire il dissenso col tormentone dell'estate Brutta bestia l'invidia (ma vaffanculo...).

Questo è diventato un paese di servi. La bella notizia è che ormai ce ne sono talmente tanti in giro che per molti si profila lo spettro della disoccupazione.

sabato 13 giugno 2009

Sandrone Dazieri, Wunderkind, letteratura per ragazzi


Ieri mattina ho lasciato un commento sul blog di Sandrone Dazieri, che chiedeva pareri sul romanzo Wunderkind. QUI potete trovare il suo post.

Il mio commento non è stato pubblicato e immagino che non lo sarà nemmeno in futuro.

*** EDIT: come mi avvisa Carraronan, i commenti sono stati pubblicati. Mi fa piacere. ***

Purtroppo non l'avevo salvato, ma diceva più o meno quanto segue.

Caro Sandrone, io il romanzo l'ho letto, trovandolo pessimo.

In breve:

- La scrittura è dilettantesca, piena di errori. Il point of view è gestito alla come capita, sembra che l'autore non conosca nemmeno il concetto. Lo stesso dicasi per "show don't tell", che diventa "tell don't show". I personaggi sono piatti, banali, il protagonista è nullo. Le motivazioni che stanno dietro alla trama si possono riassumere in un bel "perché sì".

- Una buona metà dell’inchiostro sprecato per questo libro non serve a portare avanti la storia, è solo l’autore che ciurla nel manico sparando frasi ad effetto che non significano nulla, del tipo: "Il male echeggia. In eterno. Irride i viventi in modi raffinati e crudeli. E dove ci fosse stato il male, dove la morte avesse portato il suo tocco, lì ci sarebbero state mosche. Ad ammiccare e svelare i segreti dei morti." Purissima fuffa, noia per via endovenosa.

- Lo stile è ampolloso. Il romanzo è pieno di cliché, banalità, ovvietà, ripetizioni, ripetizioni di ovvietà.

- Quando si svolge la storia? Nell’Ottocento, si direbbe. Si capisce che siamo ai giorni nostri solo perché a un certo punto c’è un accenno a Internet. L’autore dice di essere appassionato di Dickens. E si vede. Infatti ha scritto una storia dove se togli quei due o tre riferimenti chiunque giurerebbe che è ambientata due secoli fa. Parigi sembra abitata da cinquanta persone.

Ce ne sarebbe ancora da dire, ma mi fermo qui.

Francamente, tu sei un bravo scrittore, non riesco a credere che questo romanzo ti sia piaciuto davvero.

Le stesse cose che avevo scritto commentando la recensione sul blog dei Gamberi, dette in modo appena più garbato.

Stamattina ho scritto un altro post sul blog di Dazieri. Immagino che nemmeno quello verrà pubblicato, per cui riporto qui il testo.

Caro Sandrone, immagino a questo punto che il mio commento precedente tu non abbia intenzione di pubblicarlo. Senza offesa: me l'aspettavo. Me l'aspettavo anche se faceva né più né meno di quello che avevi chiesto, portarti un parere da parte di qualcuno che ha letto il romanzo. Facciamo finta, quindi, che io ti stia scrivendo una email.

Tu dici di Wunderkind: "Decisamente per adulti (diciamo dai sedici in su), anche se pubblicato nella collana per ragazzi."

Domanda: non ci chiediamo come mai un romanzo "decisamente per adulti" viene pubblicato nella collana per ragazzi? Forse che in Mondadori si fanno le cose a caso?

Provo a rispondere io: è pubblicato nella collana per ragazzi perché è scritto male, in modo dilettantesco. Perché lo spessore psicologico dei personaggi è nullo, perché la trama sta insieme con lo sputo. Perché è infantile nella maniera sbagliata. Perché il patto col lettore non lo rispetta per niente, anzi, cerca di fregarlo a ogni pagina.

Fra noi ce lo possiamo dire: la discriminante fra la letteratura per ragazzi e quella per adulti non sono più i temi trattati. Oggi nella letteratura per ragazzi puoi trovare sangue, squartamenti, torture, sesso, stupri (vedi Bryan di Boscoquieto). Purtroppo, la letteratura per ragazzi è diventata la fogna dove viene buttato tutto ciò che è improponible a un pubblico appena più smaliziato perché scritto male, non per la presenza di sesso e violenza.

Dimenticavo una questione che è diventata un tormentone: ogni volta che mi permetto di aprire bocca i supporters di D'Andrea me lo vengono a menare con l'invidia, per cui vorrei mettere in chiaro una volta per tutte la questione. Come ho già avuto occasione di dire: sì, io gli scrittori bravi e talentuosi li ammiro, D'Andrea invece lo invidio.

Mi viene il forte sospetto che questi romanzi per adulti pubblicati nelle collane per ragazzi alla fine siano destinati a quegli adulti che sono rimasti ragazzi. Detto così sembra una bella cosa, ma intendevo proprio romanzi per ritardati. D'altra parte, il padrone della Modadori Berlusconi ha sempre insegnato ai suoi venditori che "il cliente è un ragazzino di 11 anni, e neppure intelligente".