mercoledì 4 febbraio 2009

Scrivere e pubblicare


Questo post nasce da una discussione venuta fuori nel corso di scrittura che frequento, sul tema "Ok, ora io l'ho scritto, ma se gli editori non me lo leggono nemmeno?". Qualcuno si è un po' demoralizzato, e me ne dispiace perché non era mia intenzione.

Facciamo un passo indietro allora, e chiediamoci: perché scrivo?

Possibile risposta: per farne una professione. Mmh, molto difficile. Oliviero Ponte di Pino (direttore editoriale Garzanti) ci dice che delle proposte che arrivano agli editori un 10% trova pubblicazione. Può darsi, ma allora non parliamo di esordienti. Una casa editrice di medie dimensioni riceve circa 3000 manoscritti all'anno, e di certo non pubblica 300 esordienti. Ma facciamo finta. Questo vuol dire che in media dovrete scrivere dieci libri per pubblicarne uno. Poi c'è il fatto che di questi dieci esordienti quattro su cinque non avranno una seconda possibilità. Mettiamo pure che vi pubblichino il primo romanzo. Quante copie potete venderne? Nel 75% dei casi meno di tre. Ma diciamo pure 1000, il meglio a cui possa ragionevolmente aspirare un esordiente. Quanto potete guadagnare in diritti d'autore? 800 euro? Ne valeva la pena, dal punto di vista economico, spenderci quelle centinaia di ore? Facendo un po' di conti si scoprirebbe che i 200 euro spesi per fotocopiare e spedire il manoscritto a una ventina di medie case editrici avevano più possibilità di farvi guadagnare se investiti al Superenalotto. E poi, tra scrivere un capolavoro e venderne non dico un milione, ma solo che 10.000 copie (che economicamente non vi cambia la vita) passa così tanta strada da rendere le due cose in pratica scorrelate, perché alla fine può essere che al mondo non esistano 10.000 persone a cui il capolavoro interessi. Può succedere che per una congiuntura favorevole di allineamento di galassie e migrazioni di rondini il vostro romanzo venda davvero centomila o un milione di copie, ma non è un discorso serio se stiamo parlando di scrivere come investimento.

Le possibilità possono aumentare se lo prendete davvero come un lavoro, ovvero rinunciate in parte all'idea di fare qualcosa che vi piace e vi mettete scientificamente a studiare i generi che tirano.

Ho qui la rivista con le novità di Fanucci, una di quelle cose che gli editori distribuiscono gratuitamente per accedere agli aiuti statali all'editoria (è necessario avere una pubblicazione periodica). In pratica il catalogo è diviso in due sezioni: cloni di Harry Potter e cloni di Moccia. Tutte quelle balle sull'originalità che vi hanno raccontato, è ovvio, ve le dovete togliere dalla testa.

Prendo un brano da La prima volta che ti ho rivisto (che poi sarebbe come dire La seconda volta che ti ho visto):

Io. E la mia stanza. Ci siamo solo noi, oggi. La porta è chiusa. Le tengo nascoste, le mie lacrime. Il letto è disfatto. E io sopra. Piccola. Nel mio dolore. Mi abbraccio le gambe. Quasi voglia darmi conforto. Ma non riesco a consolarmi. Niente può riuscirci, adesso. E’ finita. Non riesco a dirlo. Non riesco a crederci. Finita. Non può essere. E’ un incubo. Vi prego, svegliatemi.

Prosegue tutto così. Siamo sicuri che non sarei capace di scrivere robaccia come quella? Magari aiutandomi con un generatore automatico. Fra parentesi: associazioni dei genitori, Garante, Conferenza Episcopale Italiana, Ministero delle Politiche Giovanili, dove cazzo siete? Questa è roba che fa male alla salute mentale dei ragazzi.

Sulla rivista c'è anche la foto dell'autrice.

Lorena Spampinato è una giovanissima studentessa, nata nel 1990 sotto il segno dei pesci.

Probabilmente sì, se mi ci mettessi d'impegno ci riuscirei. Il problema è che non sono una studentessa, non ho diciannove anni, e soprattutto non sono nato sotto il segno dei pesci. E poi, se lo scopo fosse guadagnare andrei a fare l'elettricista e mi divertirei di più.

Insomma, in barba alla favola dell'originalità sono abbastanza convinto che se proponi il tuo manoscritto come genere Harry Potter o genere Moccia è facile che all'editore brillino gli occhietti porcini. Sarebbe da stupirsi del contrario, visto che di roba del genere ne pubblicano a vagonate e probabilmente la vendono anche. Il romanzo che avete scritto comunque non è l'unico fattore in gioco. Se scrivete Larry Plotter e il Calice Filosofale probabilmente essere signore bionde sulla cinquantina aiuta, così come non va bene se dopo aver scritto 1000 metri sopra tre metri sopra il cielo (=1003 metri sopra il cielo) si scopre che siete uguali a Don Badget Bozzo.

Ad esempio, non può essere che di un fantasy scritto da un ingegnere di 38 anni non freghi un cazzo a nessuno, indipendentemente dal romanzo? Intendo proprio: "ci scusi tanto, ma non abbiamo tempo di leggerne nemmeno una riga". Può essere benissimo, non c'è mica da offendersi.

Sintetizzando:


IN CULO AGLI EDITORI

Se il vostro scopo è scrivere e farvi leggere, potete benissimo farlo per conto vostro. Aprite un blog, fate in modo di attirarci un po' di gente, frequentate blog di altri scrittori e siti dedicati all'argomento. Mettete in download gratuito il PDF del vostro romanzo e vedrete che sarà una distribuzione migliore di quella che mediamente vi farebbe un editore. Non guadagnerete niente, ma intanto non avreste guadagnato niente comunque, finendo anzi per demoralizzarvi insieme a quel 75% che vende meno di tre copie.

Tanto, parliamoci chiaro, fra vent'anni gli editori saranno scomparsi. Un po' perché non ci sarà più il gasolio per portare avanti e indietro tutta quella carta, un po' perché saremo sotto il regime dei talibani e pubblicare roba come quella della Spampinato sarà finalmente vietato. Se vorremo leggere qualcosa di diverso dal Corano, l'unica possibilità sarà scambiarselo via Internet, e allora meglio portarsi avanti col lavoro. C'è anche la questione dei costi, la maggior parte dei quali bruciano risorse del pianeta senza aggiungere valore all'opera (vi rimando a questo articolo di Carraronan).

Per completare il discorso, vi linko Un concetto serio di Gamberetta, all'interno della recensione di Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni.

Non dico di non continuare a provarci con gli editori, ma intanto cominciate a scambiarvi PDF e siate contenti. Se i lettori cominceranno a trovare gratis in rete cose migliori della purissima merda che normalmente paga 18-20 euro in libreria, forse qualcosa cambierà.

Nella foto Emilio Salgari, morto suicida per colpa del suo editore.