giovedì 17 settembre 2009

Trilogie e altre disgrazie


Penso vi sarà capitato di imbattervi nel concetto idiota non si può giudicare [brutto] un romanzo solo dall'incipit/primo capitolo/una frase/eccetera. Bene, oggi vorrei parlare proprio di questo e dei suoi attuali sviluppi (sì, purtroppo ce ne sono). Dato che un esempio vale più di mille parole, ecco l'incipit di un romanzo che fin dalla prima riga evoca l'immagine allegra di un caminetto alimentato a romanzi fantasy editi da Delos Books.

In un cielo alquanto livido e nebbioso il sole era ormai prossimo al tramonto. La capitale Pline non aveva nulla di monumentale o solenne, ma di solito appariva accogliente come un paesino di campagna abitato da brava gente ospitale.
Un record. Con la sua ultima fatica letteraria I maghi degli elementi Milena Debenedetti straccia persino il Sergio Rocca, classificandosi cestinabile alla quarta parola (se qualcuno mi viene a dire che quell'alquanto per lui è tutt'altro che raccapricciante, lo invito ad andare a rotolarsi nella pastella e poi fare un bel tuffo nell'olio bollente).

Sagra del pesce di Camogli. Questa padella non è abbastanza grande
per friggere vivi tutti i lecchini e i marchettari, forse però basterebbe
per i pessimi scrittori fantasy italiani finora pubblicati.


Poi viene il resto. Il ma nella seconda frase fa a calci con la logica, perché non contraddice né di fatto né in apparenza quello che viene prima, anzi lo conferma. Poi c'è quel di solito, brutto e vago come il precedente alquanto. Di solito appariva accogliente? E negli altri casi (quali?) come appariva? Giusto per far vergognare un po' l'editor (se esiste), non vi sembra che sia già meglio così?

In un cielo livido e nebbioso il sole era ormai prossimo al tramonto. La capitale Pline non aveva nulla di monumentale o solenne. Appariva anzi accogliente, come un paesino di campagna abitato da brava gente ospitale.
Sì, sono solo due frasi. Tre schifezze in due frasi non son poche, ma diciamo pure che possono capitare. Mal di mare, giornata storta, digestione pesante, dormito poco, metereopatia, costipazione, PMS, e una frase infelice (per usare un eufemismo) ci può scappare. Ci può scappare a pagina 487 forse, non nell'incipit dove si suppone che l'autore cerchi di dare il meglio. Qui si respira invece la fatica della scrittrice in qualcosa che proprio non le viene: comporre le parole in frasi. Nemmeno l'editor è stato in grado di metterci una toppa, e sì che non ci voleva molto... Se quello è l'incipit, che dovrebbe essere la parte più curata, figurati il resto. Giuda Faust! Basta avere il naso per capire che quel barile di pesce lasciato per una settimana a macerare sotto il sole del Marocco non è roba per i cristiani. Se Aziz il Truffatore insiste che non lo potete dire finché non l'avete mangiato tutto, voi che fate?

Aziz il Truffatore. Lui sarebbe capace di tutto,
persino di vendervi una trilogia della Debenedetti!


Nella Buona Letteratura (scusate la parolaccia) i capitoli e persino le singole scene dovrebbero poter essere letti come racconti a sé stanti e funzionare bene lo stesso. Un buon romanzo, scusate l'ovvietà, non può esser fatto di capitoli che fanno schifo.

Il bello (si fa per dire) è che questa è roba vecchia, ormai siamo oltre. Siamo passati da non puoi giudicare [brutto] il mio romanzo dal primo capitolo a non puoi giudicare [brutta] la mia trilogia dal primo romanzo.

Vediamo cosa dice un autore nostrano, un genio giustamente incompreso scoperto da Mondadori. Per non scatenare una serie infinita di polemiche, non dirò di chi sto parlando (allo stesso scopo, i nomi dei personaggi del romanzo sono cambiati con altri di fantasia):

[...] se mi chiedete perchè non ho detto cos'è il Wurstelkind o perchè Schinkenmann non lo fa fuori quando - apparentemente - potrebbe, significa che il termine "trilogia" proprio non vi entra in testa).
Ed ecco cosa succede se uno fa troppo lo spledido: arriva implacabile il Folletto delle Brutte Figure a guastargli la festa, questa volta magicamente camuffato da dizionario:

trilogia
[tri-lo-gì-a]
s.f. (pl. -gìe)

1 TEATR Nell'antico teatro greco, gruppo di tre tragedie, in genere di argomento affine: la t. di Eschilo

2 estens. Serie di tre componimenti letterari o musicali, ciascuno compiuto e autonomo, ma formanti un'unità artistica: la t. dantesca || Opera pittorica o scultorea composta di tre parti

Fol di Dol. No, lui non è il Folletto delle Brutte Figure,
ma potrebbe esserlo.


A me viene invece il sospetto che questo Schinkenmann non abbia letto la Evil Overlord List. Mi viene anche il sospetto che l'autore manco se ne sarebbe accorto di questo splendido "perché sennò finisce subito" nella trama se non glielo avessero fatto notare. Fortunatamente, ora ha tutto il tempo di infilare una paginetta di inforigurgito nel secondo o terzo romanzo giusto per spiegarci perché Schinkenmann non fa fuori il Wurstelkind nel primo, quando ne ha l'occasione. Meno male! Tutto a posto, quindi. Eh no, purtroppo no. Finire un romanzo senza aver risposto agli interrogativi principali vuol dire, questa volta sul serio, non aver capito cos'è una trilogia e confonderla con una squallida suddivisione ad minchiam per motivi commerciali.

Trilogy. Un diamante è per sempre,
e costa meno di una trilogia della Troisi.


31 commenti:

giardigno65 ha detto...

hai ragione ! io farei un referendum contro certi fantasy !

Non sarà un po' colpa del Signore degli anelli ?

Angra ha detto...

In questo caso no: in nessuno dei due ci sono elfi ^_^

Nessuna attenuante!

Carraronan ha detto...

Il nuovo libro della Debenedetti è un incubo: l'anteprima è brutta da far star male.
Ho provato malessere fisico e psicologico nel leggerla. SIGH.
Anche Nihal come qualità e leggibilità la batte 100 a 1.

Perfino la Novik ha aumentato le vendite dei suoi libri mettendo il primo in distribuzione gratuita, ma in questo caso l'anteprima non penso che potrà ottenere altro che far desistere il possibile acquirente online.

La Delos perlomeno non imporrà colonne di questa roba nelle librerie quindi, per quanto mi riguarda, cazzi loro (e soldi loro) se pubblicano queste deiezioni narrative.
Che schifo...

Angra ha detto...

@Carraronan: anche il suo libro precedente è un incubo ^_^

Anonimo ha detto...

???

Premetto che sono d'accordo sul fatto che sia un brutto incipit.

Pongo una domanda che allarga un po' la tematica del brutto scrivere.

Cos'è peggio: scrivere male belle idee nuove o scrivere bene cliché?

L'ideale sarebbe evitare entrambi, lo so (anche se come aspirante scrittore non ci riesco), ma se devo scegliere fra una delle due ipotesi e basta non so qual è il male peggiore. Che ne pensate?

Gamberetta ha detto...

@Angra. Troppo buono. In realtà quell’incipit è un concentrato di errori che sarebbe difficile a farlo apposta. Per esempio non c’è rapporto tra la prima e la seconda frase. Il cielo era nebbioso. La città non era monumentale. Che c’entra? Il cielo era nebbioso e Milena andò a sbattere il naso contro un albero.
Il cliché del paesino con le brave persone accoglienti è da rivoltarsi per terra dalla tristezza. Poi tutti aggettivi generici che non hanno legame con esperienze sensoriali concrete.
Insomma è l’esatto contrario di come dovrebbe essere una descrizione o l’inizio di un romanzo.

@???. Ma che razza di discorso è? Perché devi scegliere? Impari la tecnica narrativa e la usi per scrivere le idee nuove e belle che hai. I cliché cerchi sempre di evitarli; non devi scrivere cliché, né bene né male.

Anonimo ha detto...

???

@ Gamberetta

Sì, ovvio.

Volevo solo fare una domanda del tipo: dovendo scegliere, chi butti dalla torre?

Un gioco per mettere un po' in crisi e vedere che risposte avrei ottenuto, nient'altro.

Non si capiva?

Alessandro "Okamis" Canella ha detto...

Ma lo sai, Angra, che nonostante a suo tempo seguii la discussione su FM, non avevo ancora letto l'estratto? E mi sa che facevo meglio a continuare a non leggerlo ^_^ In effetti fa decisamente pena...

Carraronan ha detto...

Fa "decisamente pena" o è "diversamente bello"?
Credo che appena possibile posterò una vignetta a tema critica letteraria... ^__^

Angra ha detto...

@Gamberetta: è vero, non che così sia un bell'incipit, ci mancherebbe. Volevo dire che cambiando qualche parola viene fuori una forma più leggibile, ma né l'autore né l'editor (se c'è) sono stati in grado di farlo.

???: sul gioco della torre non saprei, diciamo che se ci sono delle belle idee preferirei leggere un riassunto che un romanzo scritto male. Un po' di tempo fa mi è capitato fra le mani L'eredità di Bric, che come idea era interessante: un giornalista scientifico che si è sempre battuto contro l'idea del paranormale viene avvelenato con uno stratagemma da un vecchio conte appassionato di esoterismo, già morto, durante la lettura del testamento. Per conoscere l'antidoto il giornalista dovrà contattare il conte Bric nell'aldilà. Quando ho letto la quarta di copertina ero entusiasta, poi l'ho mollato dopo poche pagine perché era scritto in modo pessimo. Il già visto invece, inutile rileggerlo anche se scritto bene, se non prendendolo come esercizio. Diciamo che butterei giù dalla torre tutti e due ^_^

@Okamis, Carraronan: non ho mai recensito il primo libro perché penso l'abbiano letto in pochi, ma è una miniera sotto ogni punto di vista tranne che non è il solito fantasy #1493: è peggio ^_^

Angra ha detto...

@???: ripensandoci, uno che scrive boiate è difficile che un domani tiri fuori qualcosa di buono. Può succedere che un autore esaurisca le idee e che alla lunga finisca per scrivere boiate, ma il contrario mi sembra difficile. Direi che butto giù lui, e a quell'altro dico di imparare a scivere.

Uriele ha detto...

non si può giudicare [brutto] un romanzo solo dall'incipit/primo capitolo/una frase/eccetera

Vogliamo citare un famigerato letterato italiano sul giudicare dalle prime frasi...

"Onde pieno di mal talento contro quel Galateo lo apersi, ed alla vista di quel primo, Conciosiacosachè, a cui poi si accorda quel lungo periodo cotanto pomposo e sì poco sugoso, mi prese un tal impeto di collera, che scagliato per la finestra il libro gridai:«Ella è pur dura e stucchevole necessità, che per iscrivere tragedie all'età di venzett'anni, mi convenga ingoiare di nuovo queste baie fanciullesche, e prosciugarmi il cervello con sì fatte pendanterie»"
-Vita di Vittorio Alfieri, pag. 94, Vittorio Alfieri (sic)

Angra ha detto...

@Uriele: ^____^

Anonimo ha detto...

???

@Angra

Capisco che intendi.

D'altra parte è anche vero che qualcosa di scritto bene, per quanto non innovativo o del tutto originale in trama, personaggi ecc, è pur sempre "formativo" per il lettore è più piacevole da leggere di cose scritte male.

Penso che pubblicare qualcosa del genere sia meglio che pubblicare Troisi&Company che hanno entrambi i difetti degli uomini sulla torre.
E preferisco dare un'opportunità a quell'autore rispetto che a questi ultimi.

E' come dicevo: sembra una scelta facile, ma scegliere chi buttar giù dalla torre (almeno rispetto al panorama fantasy italiano) è difficile.

Diego ha detto...

@ ???, io sostengo una versione univoca: senza dubbio meglio i cliché scritti bene delle porcate illeggibili ma originali, non ho dubbi in proposito (posto che quelli che sanno scrivere bene più difficilmente adottano cliché, e se lo fanno è con cognizione di causa)

@Angra: mitico, grande articolo ^__^

Angra ha detto...

@Diego: grazie!

Restringendo il campo alla letteratura fantastica è più facile decidere: il fantastico senza fantasia è un ente inutile che è bene far volare giù dalla torre. Chi invece ha qualcosa da dire ma non è capace di dirla come si deve, se si impegna a imparare allora bene, altrimenti vola dietro a quell'altro ^_^

Uriele ha detto...

Sull'argomento trilogie, consiglio il trattato di Simon Finkleberth:

“Why People Shouldn’t Write Trilogies”

“Why People Won’t Read Trilogies”

“Why People Write Trilogies Anyway”

edizioni Phatt Island ;)

Angra ha detto...

@Uriele: grazie, ottima segnalazione.

Hanuman ha detto...

Non ho letto Wunderkind, ma non mi trovo esattamente d'accordo sul discorso trilogie. Per me, ogni libro di una trilogia deve avere un nucleo tematico ben definito... qualcosa che mi renda in grado di dire "il tal romanzo parla di questa cosa qui". Ma è diverso dallo sciogliere tutti i nodi di trama romanzo per romanzo. Quelli fanno parte di un piano più vasto e concedo all'autore la piena libertà di gestirseli nel modo che reputa più adeguato. A me basta che il libro abbia una sua unità tematica, che si arrivi da un inizio a una fine e non mi dia l'impressione di essere lasciato a metà. Ma questa, per me, è più una questione di sceneggiatura che di soggetto.

Angra ha detto...

@Hanuman: volevo far notare che l'autore fa il furbo dicendo agli altri che non hanno ancora capito cosa è una trilogia, e poi sembra invece l'unico a non averlo capito (almeno stando al dizionario Hoepli).

Se poi leggi il libro ti rendi conto che è inutilmente diluito: pagine e pagine spese a ciurlare nel manico con frasi a effetto (almeno nelle intenzioni) che non portano avanti la storia. Non so cosa uscirà fuori negli altri due volumi, ma se sono come questo ne bastava e avanzava (soprattutto avanzava) uno.

Sono anche d'accordo con quello che dici, ma siamo comunque fuori dalla definizione di trilogia. E in questo caso, come non si vergogna di dire l'autore, si finisce il primo volume con la sensazione che il supercattivo sia un povero coglione che non ha letto la Evil Overlord List, il che non è proprio il massimo.

Federico Russo "Taotor" ha detto...

"Wurstelkind". LOL!!

Tornando seri. Sì, si può scrivere una trilogia in cui ogni libro si possa leggere come singolo. Io stesso ora sto scrivendo un romanzo breve che in teoria potrebbe essere letto come tre-quattro racconti brevi singoli.
La soluzione è semplice. Non basare il fulcro della storia su una macrotrama: quella fa da sfondo. Meglio concentrarsi sui personaggi.

Autori come Martin o Erikson o addirittura King hanno scritto racconti brevi ambientati nei loro mondi, ma non per questo il lettore necessita di una preconoscenza dell'ambientazione o della macrotrama.

Angra ha detto...

@Taotor: perché queste non sono, appunto, vere trilogie. Sono romanzi sbrodolati all'inverosimile per centinaia di pagine inutili e divisi in tre volumi per guadagnare di più. La cosa davvero orrenda è che venga pubblicato il primo quando gli altri due non sono ancora stati scritti (e forse neppure pensati). Dico che è orrenda perché poi bisogna aspettarsi stronzate a pioggia nei volumi successivi per giustificare quelle non spiegate nei precedenti.

P.S. Schinkenmann l'Uomo Prosciutto non ti piace?

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Difatti, già è difficile scrivere e rivedere un solo racconto. Figuriamoci scrivere un romanzo, pubblicare in tutta fretta, e poi convivere con le boiate scritte, arrancando per correggerle. E visto che mi trovo anche io ora in ambito universitario, mi chiedo: dove lo trovano il tempo e la voglia per scrivere? La risposta temo si trovi nelle minchiate stesse che vengono scritte.

P.S. Sì, certo, però Wurstelkind è imbattibile! XD

Uriele ha detto...

dipende tutto dalla facoltà...

Federico Russo "Taotor" ha detto...

@Uriele, quanto è vero...
Leggevo proprio ieri sul blog del mio caro amico Daniele Fusetto un post in cui diceva che oggi aveva un esame sul Macbeth di Shakespeare.
Ora, io al liceo ho studiato fino alla nauesea Macbeth e Shakespeare in generale (avevo un'ottima prof), ma tra il (senza dubbio più interessante) Macbeth e la Chimica Inorganica, quale lascia più tempo libero...?

P.S. @Daniele: è probabile comunque che la quantità di esami nella tua facoltà sia maggiore. Ma ad ogni modo, ti invidio, perché invece di Farmacia, anche a me sarebbe piaciuto fare una facoltà come la tua. :D

Angra ha detto...

Non voglio essere qualunquista, ma se un tizio si è laureato in Lettere con una tesi sulla Troisi... temo che se avesse scelto Matematica sarebbe stato un po' difficile cavarsela con una tesi sulle Tabelline.

Uriele ha detto...

Ho un'amica che si è laureata con una tesi sulle Winks e le Brats... forse è peggio (però almeno lo ha fatto per il lulz)

Poi ci sono alcune cose strane. Ho scoperto ad esempio che a bologna la tesi in economia non richiede un relatore e che puoi scegliere da solo il titolo e scrivere un po' quel cavolo che ti pare. Ovviamente non ti danno 110 e lode...spero... però puoi.

Angra ha detto...

@Uriele: be', se si laurea in sociologia o scienze della comunicazione una tesi sulle Winx può essere una cosa degna e interessante. Lo stesso si può dire per la Troisi, il problema è che mi sembra che il laureando fosse semplicemente un suo fan molto più che l'analista di un fenomeno di massa.

Anna ha detto...

Ciao Angra, sono capitata per sbaglio sul tuo blog e ho trovato questo articolo molto interessante! Il Wurstelkind e l'uomo-prosciutto hanno il loro perché XD
Ma una cosa: perché l'autore ha scelto questi nomi tedeschi? La storia è ambientata in Germania?

Angra ha detto...

Ciao Anna, benvenuta allora. La storia non è ambientata in Germania ma a Parigi. Per ora sui nomi tedeschi l'unica cosa che si può dire è "perché sì". In realtà poi, mancando una riga che sia una riga di ambientazione (grande narrativa!), siamo nel centro di Parigi perché ce lo dice l'autore, altrimenti potrebbe essere la periferia di Voghera come di Detroit. Soprattutto quello che salta all'occhio è la totale mancanza di abitanti.

Ciao, spero di rivederti da queste parti.

Edhwenden ha detto...

Ottimo articolo, hai ragione su tutto. Stavo facendo un pensierino sulla De Benedetti, magari me lo facevo prestare dalla mia amica, ma dopo l'incipit che ho letto ci rinuncio.
Comunque la storia della trilogia è una scemenza. Se Tolkien avesse seguito il criterio di d'Andrea, non si sarebbe capito un tupo di quello che ha scritto!
ps: hai modificato bene l'incipit, mi piace il tuo stile "adattato"^^ Forse più di quello dei tuoi racconti.