mercoledì 4 febbraio 2009

Scrivere e pubblicare


Questo post nasce da una discussione venuta fuori nel corso di scrittura che frequento, sul tema "Ok, ora io l'ho scritto, ma se gli editori non me lo leggono nemmeno?". Qualcuno si è un po' demoralizzato, e me ne dispiace perché non era mia intenzione.

Facciamo un passo indietro allora, e chiediamoci: perché scrivo?

Possibile risposta: per farne una professione. Mmh, molto difficile. Oliviero Ponte di Pino (direttore editoriale Garzanti) ci dice che delle proposte che arrivano agli editori un 10% trova pubblicazione. Può darsi, ma allora non parliamo di esordienti. Una casa editrice di medie dimensioni riceve circa 3000 manoscritti all'anno, e di certo non pubblica 300 esordienti. Ma facciamo finta. Questo vuol dire che in media dovrete scrivere dieci libri per pubblicarne uno. Poi c'è il fatto che di questi dieci esordienti quattro su cinque non avranno una seconda possibilità. Mettiamo pure che vi pubblichino il primo romanzo. Quante copie potete venderne? Nel 75% dei casi meno di tre. Ma diciamo pure 1000, il meglio a cui possa ragionevolmente aspirare un esordiente. Quanto potete guadagnare in diritti d'autore? 800 euro? Ne valeva la pena, dal punto di vista economico, spenderci quelle centinaia di ore? Facendo un po' di conti si scoprirebbe che i 200 euro spesi per fotocopiare e spedire il manoscritto a una ventina di medie case editrici avevano più possibilità di farvi guadagnare se investiti al Superenalotto. E poi, tra scrivere un capolavoro e venderne non dico un milione, ma solo che 10.000 copie (che economicamente non vi cambia la vita) passa così tanta strada da rendere le due cose in pratica scorrelate, perché alla fine può essere che al mondo non esistano 10.000 persone a cui il capolavoro interessi. Può succedere che per una congiuntura favorevole di allineamento di galassie e migrazioni di rondini il vostro romanzo venda davvero centomila o un milione di copie, ma non è un discorso serio se stiamo parlando di scrivere come investimento.

Le possibilità possono aumentare se lo prendete davvero come un lavoro, ovvero rinunciate in parte all'idea di fare qualcosa che vi piace e vi mettete scientificamente a studiare i generi che tirano.

Ho qui la rivista con le novità di Fanucci, una di quelle cose che gli editori distribuiscono gratuitamente per accedere agli aiuti statali all'editoria (è necessario avere una pubblicazione periodica). In pratica il catalogo è diviso in due sezioni: cloni di Harry Potter e cloni di Moccia. Tutte quelle balle sull'originalità che vi hanno raccontato, è ovvio, ve le dovete togliere dalla testa.

Prendo un brano da La prima volta che ti ho rivisto (che poi sarebbe come dire La seconda volta che ti ho visto):

Io. E la mia stanza. Ci siamo solo noi, oggi. La porta è chiusa. Le tengo nascoste, le mie lacrime. Il letto è disfatto. E io sopra. Piccola. Nel mio dolore. Mi abbraccio le gambe. Quasi voglia darmi conforto. Ma non riesco a consolarmi. Niente può riuscirci, adesso. E’ finita. Non riesco a dirlo. Non riesco a crederci. Finita. Non può essere. E’ un incubo. Vi prego, svegliatemi.

Prosegue tutto così. Siamo sicuri che non sarei capace di scrivere robaccia come quella? Magari aiutandomi con un generatore automatico. Fra parentesi: associazioni dei genitori, Garante, Conferenza Episcopale Italiana, Ministero delle Politiche Giovanili, dove cazzo siete? Questa è roba che fa male alla salute mentale dei ragazzi.

Sulla rivista c'è anche la foto dell'autrice.

Lorena Spampinato è una giovanissima studentessa, nata nel 1990 sotto il segno dei pesci.

Probabilmente sì, se mi ci mettessi d'impegno ci riuscirei. Il problema è che non sono una studentessa, non ho diciannove anni, e soprattutto non sono nato sotto il segno dei pesci. E poi, se lo scopo fosse guadagnare andrei a fare l'elettricista e mi divertirei di più.

Insomma, in barba alla favola dell'originalità sono abbastanza convinto che se proponi il tuo manoscritto come genere Harry Potter o genere Moccia è facile che all'editore brillino gli occhietti porcini. Sarebbe da stupirsi del contrario, visto che di roba del genere ne pubblicano a vagonate e probabilmente la vendono anche. Il romanzo che avete scritto comunque non è l'unico fattore in gioco. Se scrivete Larry Plotter e il Calice Filosofale probabilmente essere signore bionde sulla cinquantina aiuta, così come non va bene se dopo aver scritto 1000 metri sopra tre metri sopra il cielo (=1003 metri sopra il cielo) si scopre che siete uguali a Don Badget Bozzo.

Ad esempio, non può essere che di un fantasy scritto da un ingegnere di 38 anni non freghi un cazzo a nessuno, indipendentemente dal romanzo? Intendo proprio: "ci scusi tanto, ma non abbiamo tempo di leggerne nemmeno una riga". Può essere benissimo, non c'è mica da offendersi.

Sintetizzando:


IN CULO AGLI EDITORI

Se il vostro scopo è scrivere e farvi leggere, potete benissimo farlo per conto vostro. Aprite un blog, fate in modo di attirarci un po' di gente, frequentate blog di altri scrittori e siti dedicati all'argomento. Mettete in download gratuito il PDF del vostro romanzo e vedrete che sarà una distribuzione migliore di quella che mediamente vi farebbe un editore. Non guadagnerete niente, ma intanto non avreste guadagnato niente comunque, finendo anzi per demoralizzarvi insieme a quel 75% che vende meno di tre copie.

Tanto, parliamoci chiaro, fra vent'anni gli editori saranno scomparsi. Un po' perché non ci sarà più il gasolio per portare avanti e indietro tutta quella carta, un po' perché saremo sotto il regime dei talibani e pubblicare roba come quella della Spampinato sarà finalmente vietato. Se vorremo leggere qualcosa di diverso dal Corano, l'unica possibilità sarà scambiarselo via Internet, e allora meglio portarsi avanti col lavoro. C'è anche la questione dei costi, la maggior parte dei quali bruciano risorse del pianeta senza aggiungere valore all'opera (vi rimando a questo articolo di Carraronan).

Per completare il discorso, vi linko Un concetto serio di Gamberetta, all'interno della recensione di Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni.

Non dico di non continuare a provarci con gli editori, ma intanto cominciate a scambiarvi PDF e siate contenti. Se i lettori cominceranno a trovare gratis in rete cose migliori della purissima merda che normalmente paga 18-20 euro in libreria, forse qualcosa cambierà.

Nella foto Emilio Salgari, morto suicida per colpa del suo editore.

38 commenti:

Gloutchov ha detto...

Quanta negatività che leggo nell'aria. Ciò che dici è tutto sacrosantamente vero ma... così si uccide ciò che è il motore di ogni persona: il sogno!

Se si diventa troppo cinici, se si aprono troppo gli occhi, se si perde anche la più piccola speranza... alla fine passa pure la voglia di pubblicare ebook.
Perché dico questo?
Semplicissimo...

Io ho reso disponibile il download di una decina di ebook dal mio sito. Vengono scaricati con un ritmo medio di 30 download al mese ciascuno.

Bene... io so che li scaricano ma, chi mi dice che li leggono veramente? Non è forse anche questa una pia illusione. Io stesso ho l'ipod Touch pieno di ebook ma, la maggioranza di questi non li ho mai letti. Sono in lista d'attesa ma, alla fine, vengono sempre scavalcati da una "nuova uscita"... "un nuovo download".

Se Gamberetta dice che i libri brutti occupano spazio che potrebbe essere occupato da libri buoni... non è che il discorso cambi nel caso degli ebook. Un giorno, quando avrò 1 Terabyte pieno di ebook... mi chiedo, lo avrò il tempo di leggerli tutti quanti?

Dunque, se la gente scarica e accantona... per quale motivo fare anche gli ebook. Allora perché non tornare alla mia cara, amata, e coperta di polvere "lettera 42" e tornare a scrivere le mie storie su carta, con la macchina da scrivere, e tenermele solo per me?
In fondo... io ho cominciato a scrivere per me stesso e, poi ho cominciato a diffondere perché ho notato che qualcuno mostrava interesse per ciò che scrivevo... ma chi mi assicura che questi non facevano semplicemente i piacioni?

Tornando a bomba. Io voglio continuare a sognare, a credere nell'impossibile, e non me la sento di aprire veramente e completamente gli occhi. Già la vita reale di tutti i giorni non è poi così piacevole... un sogno e una speranza mi servono come benzina per tirare avanti.

Credo fermamente che la creatività alberghi nei sogni...

Chissà se la mia fine sarà simile a quella dello scrittore che citi... il giorno che smetterò di sognare, cosa mi spingerà a tirare avanti?

Angra ha detto...

@Gloutchov: in realtà il mio messaggio è ortogonale all'appunto che mi fai. Io non dico di non sognare, dico di non affidare i sogni agli editori. Se ti hanno letto solo tre (e dico tre) persone tra quelle che hanno scaricato il tuo romanzo, be', complimenti: ha avuto più lettori del 75% dei romanzi che finiscono in libreria.

E poi, siamo sicuri che la pubblicazione non sia alla fine un feticcio, il raggiungimento di uno status symbol? Non è un caso se prosperano gli editori a pagamento e se gli autori che spendono sono di gran lunga più di quelli che guadagnano.

Alessandro "Okamis" Canella ha detto...

Concordo in toto con Angra.
Solo una precisazione su Salgari. E' vero che il suo editore era un pezzo di M (per chi non lo sapesse, Salgari già ai tempi vendeva vagonate di libri, ma in cambio riceveva le briciole) e che la moglie dopo la sua morte spedì alcune lettere ai giornali (oltre che all'editore stesso) sottolineando il modo indecoroso con cui era stato trattato il marito, ma la causa non fu esclusivamente quella. Salgari amava spendere, ben oltre le sue possibilità. Insomma non sapeva gestire il suo denaro e così finì per circondarsi di debiti e debitori, ma di quelli brutti e cattivi. Insomma, le cause furono parecchie e in parte dovute anche al fatto che dal punto di vista economico Salgari era un pirla ^_^

Simone ha detto...

Io credo che uno scrittore che vuole pubblicare vuole anche necessariamente vendere.

Cioè, che razza di ipocrita mette il proprio libro sugli scaffali e poi pensa "se nessuno lo compra è uguale"? Ovvio che pubblicare e farsi leggere è bello a priori, però farsi leggere da 100 è sempre meglio che farsi leggere da 10 o da 1 e nessuno scrittore si lamenterà mai che il suo libro ha venduto troppo.

Insomma nel momento in cui si cerca un editore si entra, anche se in molti non vorranno mai ammetterlo, nell'ottica di avere scritto qualcosa ANCHE per ricavarne un guadagno, o comunque se davvero i soldi non interessano per lo meno con l'idea che più persone possibile trovino e leggano il nostro lavoro.

La cosa che mi fa sclerare di chi distrugge certi romanzi è che pretende contenuti "diversi" da cose che acquista esclusivamente perché seguono i propri gusti personali. Se la gente comprasse altro, non ci sarebbero solo cloni dell'una e dell'altra cosa. Invece ormai stiamo nella psicosi totale di gente che legge libri con l'idea che fa non per cercare piacere o divertimento ma per cercare i difetti che sicuramente ci saranno, piuttosto che scavare tra l'infinità di altri romanzi spersi e bistrattati per mettere in luce quello che è valido.

Ma chi c'ha voglia, e come dargli torto? I brutti libri vendono di più perchè piacciono di più, anche a chi ne parla male. C'è gente che s'è letta 7 H.P. o tutte le trilogie di merda del mondo, e ogni volta ti dice quanto gli fanno schifo. Però se li compra e se li legge, perché non gli interessa altro.

Anche se fai un ebook vedrai che alla fine se il genere e i contenuti non sono quelli che "tirano" poca gente lo scarica, ancora meno lo legge e in pochissimi ne parlano. I miei libri non è che su Internet siano discussi o apprezzati particolarmente: nessun editore li vuole, e nessun blogger ne vuole parlare quando magari scrive centinaia di post su qualsiasi stronzata su vampiri o draghetti che esce in libreria.

Il fatto è che a criticare io sono davvero tanto bravo, così come a sognare che i miei libri siano gemme incomprese piuttosto che roba uguale a tutto quello che esce soltanto meno commerciabile. A scrivere un romanzo "che tira" e che è anche oggettivamente bello, che cioè la gente sia disposta a pagare per leggere e allo stesso tempo abbia stile, forma e contenuti "importanti" non so proprio se sarò mai capace. Però almeno mi metto lì e ci provo, c'ho provato 6 o 7 volte prima di pubblicare mezza cosa che magari non venderà un cavolo e ancora ci riproverò... mentre di gente che sbraita e critica gli altri con attacchi personali mostruosi (non parlo di te!) veramente ne ho piene le scatole.

Bel post, ciao!

Simone

Gloutchov ha detto...

@Simone:
Sarà leggermente offtopic ma, il tuo ultimo ebook l'ho scaricato ma non è ben digerito dal mio lettore di ebook. Uffi... non sono ancora riuscito a leggerlo... ma mi ci sto mettendo d'impegno per capire dove sta l'inghippo e, alla peggio... al lavoro c'è una bella stampante fronte-retro... non appena i gatti vanno via, i topi stamperanno!!

@Angra:
Il fatto è che, se propongo un testo ad un editore, è perché nel mio sogno c'è la possibilità quasi infinitesimale di vedere il mio libro sugli scaffali.
Mi spiace dirlo. Io ho pubblicato un libro a pagamento. L'ho presentato alla Mondadori a dicembre dell'anno scorso e, ancora oggi è lì in mezzo ai gialli di camilleri, etc etc.
Il mio libricino "a pagamento" è pure andato in ristampa... ci ho guadagnato solo 69 euro di tutte le vendite ma... son stato felicissimo di quel briciolo di successo che ha avuto.
Quei 69 euro, per me, sono valsi più dello stipendio che percepisco ogni mese nell'azienda dove lavoro... e una copia di quell'assegno è ben conservato tra i miei ricordi più cari.

Quanto al fanculizzare gli editori... beh, no. Io scrivo, loro pubblicano. Sarà un circolo vizioso e pieno di inghippi, come scritto nell'articolo del Conte ma, io credo, se il sistema non funziona, prima di distruggerlo, bisognerebbe tentare di "sistemarlo". Che si provi a farlo dall'interno... dall'esterno, da sopra, da sotto... come vuoi tu.
Ma ad eliminarlo completamente, secondo me, ci rimetteremmo solamente...

Renato ha detto...

Manca la dimensione del sogno, dell'avventura, dellla sfida. Un'avventura è ridotta a un conteggio di probabilità. Amudsen era un idiota. E' tutto razionalmente vero allo stesso modo per qualunque attività. Che probabilità ha un ingegnere neo-assunto di diventare Amministratore Delegato della Fiat, o, peggio, della General Electric? Eppure qualcuno ce la fa. Cosa ne sapeva la Rowlings di che cosa ne sarebbe stato di Harry Potter PRIMA di mandarlo a venti editori dei quali la maggior parte probabilmente glielo ha rifiutato (se non è successo a lei, è successo a tutti gli altri)?
I conti probabilistici che hai fatto è noto che sono quelli che governano l'equilibrio di un gran numero di casi; per fortuna esiste la teoria delle fluttuazioni che ci spiega che il sogno è possibile.
Il problema vero è: vuoi tu metterti in gioco, o no?
Nel vecchio West dicevano: "un uomo deve finire ciò che ha incominciato".

Simone ha detto...

Glauco: nessuna delle due versioni? E tu non hai un lettore ebook, hai l'ipod! ^^

Simone

Angra ha detto...

Scusate se rispondo un po' cumulativamente, ma la carne al fuoco è tanta... con calma toccherò poi i singoli punti.

Il sogno, l'avventura. Ok. Però un conto è sfidare i ghiacci, la tempesta e gli orsi polari. Quando però l'avventura si riduce a dipendere da gente che lavora alla cazzo di cane il tutto diventa molto meno romantico e affascinante. Mi è capitato di lavorare (nel senso del lavoro che mi dà da mangiare) in ambienti dove si andava alla cazzo di cane, ho cambiato fino a che sono approdato in un posto dove si lavora bene. Non sento la mancanza di gente che lavora alla cazzo di cane, e non voglio andarmela a cercare per hobby. Non posso neanche cambiare paese, perché non so l'inglese così bene da poter proporre i miei manoscritti negli USA ;)

Faccio un esempio di cosa intendo per lavorare alla cazzo di cane. Premessa: non ho mai mandato un manoscritto a un editore senza prima chiedere se potevo mandarlo. Questi sono stati gli esiti:

Metà degli editori non ha risposto. Non ho quindi idea se abbiano usato il manoscritto per accendere il caminetto prima o dopo averne letto una pagina.

Qualcuno ha risposto: abbiamo letto la sinossi (non il romanzo) e non ci interessa. La stessa sinossi gliel'avevo raccontata a voce per telefono quando mi hanno detto di mandare il manoscritto.

Qualcuno ha risposto: grazie ma non rientra nelle nostre linee editoriali. Valgono le considerazioni al punto precedente. In un caso si sono accorti che non rientrava nelle linee editoriali dopo averne letto un quarto abbondante e avermi richiesto l'intero manoscritto.

Qualcuno ha risposto: ci dispiace ma non abbiamo tempo di leggerlo (anche a loro avevo chiesto se lo potevo mandare).

Nessuno mi ha detto: abbiamo letto il primo paragrafo e ci ha fatto venire la diarrea a spruzzo, torni alle elementari o ancora meglio smetta di scirvere.

Dopo averlo mandato a 20 e passa editori non ho la minima idea se ho scritto una cagata, una cosa passabile o un capolavoro. Nessuno di questi grandi professionisti è riuscito a partorire una riga di informazione utile.

Questa non è avventura, è rompersi i coglioni con dei mentecatti.

Angra ha detto...

@Simone: penso di capire a chi ti riferisci principalmente, ma non è proprio così. Gamberetta legge molto ma molto più di quello che recensisce. A me personalmente fa piacere che recensisca più cose brutte che belle: un po' perché è più divertente, un po' per cattiveria, e soprattutto perché c'è da imparare da un libro brutto quanto e forse di più che da un libro bello.

Sul fatto che se uno vuole pubblicare allora vuole anche vendere, be', non ci piove. Pubblicare e poi vendere due copie credo sia anche peggio che non trovare un editore. Ma io mi chiedo: ha senso continuare a sbattersi con questa gente (vedi risposta precedente) o ha più senso alla pubblicazione proprio non pensarci?

@Gloutchov: se sei riuscito a rientrare delle spese tanto da avere anche un piccolo guadagno c'è da esserne più che contenti, credo sia un caso più unico che raro.

Il problema è che il fatto di pubblicare o meno, vendere o meno, alla prova dei fatti non significa niente sulla qualità di ciò che si è scritto. Vendere 100.000 copie o un milione fa senz'altro piacere, ma cosa ci dice?

Prendiamo l'unica che col fantasy guadagna qualcosa in Italia, con le sue 900.000 copie vendute. Per sua stessa ammissione è stata "fortuna".

Ha inviato la sua prima trilogia a Dazieri. Dazieri l'ha letta (prima fortuna). Dazieri se ne è innamorato (della trilogia), nonostante facesse cagare (seconda fortuna). Mondadori ha deciso di investirci nonostante facesse cagare (terza fortuna). Il pubblico se ne è innamorato nonostante facesse cagare (quarta fortuna). Fortuna, insomma.

@Okamis: certo, hai ragione ^_^
Se però avesse ammazzato l'editore a colpi di kriss malese, prima di suicidarsi... come dicono i cinesi, un buon esempio rende il mondo infinitamente migliore ;))

Gloutchov ha detto...

[quoto]
Il problema è che il fatto di pubblicare o meno, vendere o meno, alla prova dei fatti non significa niente sulla qualità di ciò che si è scritto. Vendere 100.000 copie o un milione fa senz'altro piacere, ma cosa ci dice?
[quoto]

Se il tuo scopo è avere una valutazione professionale di ciò che scrivi, non devi rivolgerti agli editori ma ai censori. Trova qualcuno che scrive recensioni che, a tempo perso, abbia voglia di valutare il tuo manoscritto e fatti dire cosa ne pensa. Gli editori valuteranno i testi in base alla loro "vendibilità" e non in base alla qualità assoluta. Ed è giusto che sia così... mandare avanti un'impresa necessita dell'avere dei guadagni da ciò che produci.

Ad ogni modo, con il mio piccolo libricino, ho fatto pure questo (ma dopo che l'ho pubblicato). Ho inviato delle copie del libro a riviste letterarie (anche importanti) e, anche se non tutte, una decina di loro mi ha risposto. Alcune hanno apprezzato il mio lavoro, altre lo hanno stroncato completamente.
Un giudizio assoluto non lo si può avere ma, per lo meno, io ho comunque avuto ciò che cercavo... pur pagando (che so essere un male assoluto! Ma sul mio blog ho spiegato il perché ho fatto questa scelta, ovvero... volevo mettermi in gioco proprio per capire se valeva la pena giocare realmente... ho scoperto che non è tutto uno schifo là fuori! Ma bisogna scavare parecchio nella melma...).

@Simone:
Sarà un iPod Touch ma... il tuo è l'unico che non apre. Sarà colpa delle foto che contiene: c'è il Pincher della mia ex!! Bau Bau...

Angra ha detto...

@Gloutchov: non pretendo che l'editore si sprechi in una spiegazione, basterebbe un "è scritto male" o "non ci sembra interessante", invece l'unica cosa che ottieni è una serie di informazioni contraddittorie da parte dello stesso soggetto. Se un criterio può esistere in tanta apparente disorganizzazione, può essere solo quello di procurarsi combusibile per il caminetto. O, perlomeno, non ne vedo altro.

Angra ha detto...

Piccola considerazione, tanto per stemperare i toni.

Se io ti chiedo se posso mandarti la sinossi e il primo capitolo e tu dici che no, vuoi subito tutto il manoscritto di 250 pagine e poi dopo tre mesi mi rispondi che non ti interessa specificando che hai letto solo la sinossi, GESU' CRISTO TI DEVE SPROFONDARE ALL'INFERNO PER L'ETERNITA'.

Capito, Editrice Nord? ^_^

Gloutchov ha detto...

@Angra:
Ti capisco. Il 90% degli editori si comporta proprio così. Io stesso ho avuto giudizi contrastanti. Non ci possiamo fare niente ma, ci sono più di 3600 case editrici in Italia... fare di tutta l'erba un fascio non mi pare giusto.

Faccio un esempio per tutti:
Aldo Moscatelli, della "I Sognatori", è molto serio nel suo lavoro. E' una piccolissima casa editrice... ma magari potrebbe essere un inizio per trovare un po' di luce nella melma.

Argo è invece la rivista che mi ha fatto la critica più feroce. Il mio censore ha veramente scavato a fondo. Fortuna per me che hanno reputato giusto non pubblicare quella recensione... me l'hanno spedita solo in via personale, per non danneggiarmi.

Anonimo ha detto...

mi sono imbattuto per altri motivi nella biografia di Chuck Pahlaniuk; ha spedito il suo primo romanzo agli editori nel 1992; è stato rifiutato; ha pubblicato il suo secondo romanzo quattro anni dopo: nel 1996; il suo primo romanzo è stato pubblicato dopo il secondo.
E' un esempio tra tanti: tutti, in realtà.

Angra ha detto...

Be' sì, se fai successo con un romanzo poi ti pubblicano anche tutto quello che ti avevano rifiutato prima, e dopo che sei morto anche le liste della spesa.

Un altro indice di scarsa serietà, direi.

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Questa sì che è una discussione interessante. :)

Credo che la pubblicazione di un romanzo sia paragonabile all'uso delle monete in età antica: propaganda per l'imperatore, più che vera valuta (non vale per le monete d'oro, credo XD).

Concordo con te, Angra, ma perché ciò che dici si realizzi probabilmente sarebbe necessario:

1. Un aumento della diffusione dei pc. O meglio, un incremento delle vendite, almeno. Perché diciamocelo, esistono ed esisteranno sempre i bifolchi, e l'unica speranza che abbiamo per una diffusione della cultura e delle notizie non filtrate dai media.

2. Tariffe migliori per gli abbonamenti a Internet. Quelle che ci sono ora fanno schifo, e per quanto convenienti possano sembrare, sono comunque da ladri. È inconcepibile che chiedano così tanto denaro per un servizio che in teoria dovrebbe essere quasi gratuito.

P.S. Per bifolco intendo proprio il significato dell'americano 'redneck'.

Anonimo ha detto...

Has matado mis espranzas...
Sabrina

Angra ha detto...

@Federico:

tu vent'anni fa non c'eri ^_^ ma ti assicuro che allora il blog che ho davanti e tutto quello che ci sta dietro erano fantascienza, di quella estrema! Il telefono portatile era grosso come una valigia ed era roba da sultano del Bahrain. Il teatro è andato avanti per più di 2000 anni come forma di intrattenimento popolare, poi è arrivato il cinema. Sono passati solo 66 anni fra il primo volo dei fratelli Wright e lo sbarco sulla Luna, molte persone hanno potuto leggere entrambe le notizie nel corso della loro vita. E così via. Insomma, non riesco a credere che fra dieci o vent'anni le cose saranno uguali a ora nel campo dell'editoria. Non fosse altro perché una volta un libro era una spesa abbordabile, ora è normale che il prezzo superi i 20 euro (quarantamila lire!).

@Sabrina:

il mio messaggio è: non fate che la vostra felicità dipenda dagli editori, perché è molto probabile che vi condanniate da soli a una vita di frustrazione. Persino se vi dovessero pubblicare un libro.

Considera quel 75% di titoli che vanno al macero vendendo meno di 3 copie: siamo sicuri che scegliendo completamente a caso i manoscritti da pubblicare dopo una prima scrematura non si otterrebbero risultati migliori?

Simone ha detto...

Angra: credo che la richiesta del manoscritto integrale serva a ridurre un po' le proposte da valutare. Sai quanta gente non c'ha manco voglia di andare alla posta? ^^

Simone

Angra ha detto...

@Simone: già, però per sforltire basterebbe un "no grazie, non ci mandi niente".

Ma quelli che contribuiscono alla deforestazione selvaggia vanno nel girone dei violenti contro natura? ^_^

Simone ha detto...

Credo ci sia un girone apposito per editori, scrittori e letterati in generale.

Simone

Angra ha detto...

Rileggendo un po' di commenti vedo che mi si "accusa" di non considerare la dimensione del sogno e magari di volerla togliere agli altri. In effetti la dimensione del sogno inteso come qualcosa di scorrelato dalla realtà non la considero in questo post, perché è un argomento talmente generico che c'entra con tutto e con niente, e non mi interessava parlarne.

Se siete curiosi il mio sogno è questo: una potente flotta aliena sbarca sulla Terra e mi nomina Imperatore del Sistema Solare (limitarmi a sognare di pubblicare un best seller mi sembrava mancasse di grandiosità).

Il sogno è l'argomento che viene portato a pubblicità di un gioco iniquo a livelli criminali come il Superenalotto, semplicemente perché non ne esistono altri a suo favore. Niente di male se uno ci spende un paio di euro a settimana, ma c'è invece chi ci si rovina. Se uno si vende la casa per giocare al SuperEnalotto nessuno è disposto a dargli ragione perché vincere è il suo sogno.

Non dico quindi di non prendere nemmeno in considerazione l'idea di pubblicare con un editore, ci mancherebbe. Per conto mio, d'ora in poi manderò i miei manoscritti solo a quegli editori (pochi) che accettano l'invio per posta elettronica, perché comportamenti come quello di Editrice Nord mi fanno solo venire voglia di andare ad arruolarmi nelle Brigate dei Martiri di Al Aqsa e andare a fare una strage.

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Mah, più che sogno, come è stato scritto finora, a me sembrerebbe più coerente domandarci (come hai scritto tu nel post): vuoi la "gloria" o vuoi i soldi? Se vuoi la gloria, la fama, il riconoscimento per la tua opera, si possono bruciare le librerie e lasciare che ognuno col suo pc legga e valuti e ti chieda l'autografo per strada (a me personalmente non dispiacerebbe :D).
Se invece vuoi fare soldi, allora prova a fare il grande salto o, più semplicemente, fai l'editore. Ma ovviamente con quest'ultima scelta il male continuerà a prosperare.
Io la vedo così. :)

il portapizza ha detto...

Sottoscrivo appieno dalla prima all'ultima parola e quoto:
IN CULO AGLI EDITORI!!!
ah ah ah! Che liberazione!

Ciao
Simo

il portapizza ha detto...

Ah e se mi permetti, faccio anche un po' di promozione del mio nuovo romanzo in pdf gratuito:
http://www.lulu.com/content/1527997
Purtroppo è un casino avere un po' di visibilità...

Anonimo ha detto...

In realtà voglio obbiettarti due cose: la prima è che l'elettricista deve spendere un sacco di cose in attrezzature e strumentazioni, quindi è meglio fare l'idraulico (meno spese più guadagni e non rischi la folgorazione).
La seconda è che se vuoi di comitati di lettura ce ne sono moltissimi online, alcuni a pagamento altri gratuiti. Per esempio:

http://www.iquindici.org/news.php

Oppure c'è vibrisse, che offre un servizio molto interessante: se la tua opera gli piace fanno un lavoro di editing, lo mettono online sul loro sito scaricabile gratuitamente e poi cercano un editore interessato a cui venderlo. Se lo vendono hanno diritto a una percentuale degli utili, ma contando il lavoro che fanno mi sembra equo. Info le trovi qui:

http://www.vibrisselibri.net/?page_id=8

Ciao spero di esserti stato utile
Simone

Angra ha detto...

@Simone:

l'elettricista però non è costretto a ravanare dentro a liquami che non sospingono esattamente l'anima ai canti, ai carmi, ai voli ^_^

...se lo vendono hanno diritto a una percentuale degli utili, ma contando il lavoro che fanno mi sembra equo.

In realtà non è molto equo, poveracci: il 10% di un probabilissimo zero fa sempre zero ^_^

Non dico per dire: gli toccherebbe lo 0.8% del prezzo di copertina. Per ripagarsi un minimo del lavoro dobbiamo parlare di un best seller, e non è che i best seller di autori esordienti italiani spuntino come i funghi.

iquindici invece non lo conoscevo, grazie per le info.

ciao

Anonimo ha detto...

bè, qualcuno l'hanno venduto a rizzoli. Tieni conto che conosco di fama Giulio Mozzi, che è l'ideatore del progetto, e credo lo faccia per passione della scrittura.
E comunque Mozzi ha scoperto un tale Tullio Avoledo che ha venduto non poco con "l'elenco telefonico di atlantide"!!!
Con equo intendevo per lo scrittore, non per loro come agenzia.

di solito chi ravana in mezzo al liquame sono le imprese di spurgo pozzi neri, non gli idraulici. E cmq con la merda si fanno più soldi che scrivendo, in media :)
Simone

Lorena Spampinato ha detto...

L' invidia è una brutta bestia.
Tanti auguri e buona vita.

Lorena Spampinato

Angra ha detto...

Eeeeh sì, buonanotte, la storia dell'invidia è un vecchio espediente. Ricorda lo storico processo alla mafia come lo raccontava Grillo:

"Michele Greco detto Il Papa, lei è accusato di 115 omicidi. Cos'ha da dire?"

"E' tutta invidia, signor Presidente!"

Certo, quando avevo 19 anni non soffrivo di cervicale, e per quello un po' di invidia ce la posso avere.

China Lubitsch ha detto...

@lorena:

La presunzione è una bestia ancora più brutta.

Alex McNab ha detto...

In linea di massima hai ragione.
Io da sempre metto a disposizione i miei lavori in download gratuito. Una scelta dettata ANCHE dalle considerazione che fai.
So bene che, se mi rivolgessi a un microeditore, venderei meno copie di quelle che scaricano ora dal mio blog.
E a me non interessano i soldi (che comunque sarebbero pochi) bensì essere letto. Come una droga, no?
Il punto è che qui in Italia il formato ebook è ancora un po' indietro rispetto ad altrove. Quindi non è così semplice acquisire lettori semplicemente aprendo un blog.
Se un po' ci sono riuscito è perchè proprio al blog sto dedicando tempo, spazio ed energia. Ma quanti se la sentono di farlo? Quanti hanno il tempo?
Il punto è che un editore, se fosse serio, dovrebbe fare tutto quel lavoro di promozione e public relations che l'autore invece si smazzula sempre da solo, nel caso della microeditoria.
Insomma, c'è qualcosa che non va, è chiaro. Ma la soluzione non è così semplice come dici.
Per esserlo noi tutti dovremmo cambiare idea. In primis sugli ebook (che molti ancora schifano dicendo che "leggere un libro su carta è molto più bello"), e poi sulla condivisione gratuita di arte e intrattenimento.
Ma viviamo in un mondo capitalista, che possiamo pretendere?

Anonimo ha detto...

Ciao Angra!
Vorrei quotare una tua frase che riassume il concetto:
"[...]Ad esempio, non può essere che di un fantasy scritto da un ingegnere di 38 anni non freghi un cazzo a nessuno, indipendentemente dal romanzo [...]"
Rispondo: al giorno d'oggi può darsi, visto come sta evolvendo la società... ma non credo che spedire lo stesso manoscritto sotto le mentite spoglie di una nerd quattordicenne possa cambiare di molto le sorti del manoscritto in questione. Spedire il romanzo alle major è sprecare carta, a mio avviso. La strada migliore è probabilmente contattare personalmente un editor e sottoporgli una breve sinossi sperando di interessarlo. Io feci così due anni fa: beccai su myspace un tizio molto importante di una casa editrice moolto importante e lui rimase favorevolmente colpito dalla sinossi, portò avanti la cosa fino al tavolo dove si sarebbe deciso il mio futuro: si o no? Andò per il no (poteva mai essere?) Ma questa esperienza mi ha fatto comprendere che nell'editoria non vi sono solo squali, ma anche persone disponibili (e ti giuro che questa persona che è la nemesi dei puristi del fantasy, si è dimostrata di una gentilezza e disponibilità squisita). Naturalmente ne ho beccato un altro su myspace di un'altra casa editrice e che invece si è dimostrato uno stronzo di prima categoria... Ma sai com'è: shit happens...
L'importante è non darsi mai per vinti: scrivere sempre e comunque cercando di migliorarsi ogni volta! Secondo me il filone della fantasy-merda sta per esaurirsi, risucchiato dal buco nero che esso stesso rappresenta. I lettori di fantasy non sono tutti adolescenti dai gusti acerbi, anzi basta andare in qualsiasi convention o fiera del libro per notare come gli ultra-venticinquenni/trentenni siano ancora la razza predominante.
Io credo comunque che uno scrittore che voglia farsi pubblicare debba comunque scrivere tenendo presente che il suo scopo primario è quello di irretire il lettore, stregarlo per così dire; per far questo un minimo di "prostituzione" ci vuole eccome senza diventare cloni di Rowling. E' un teorema universale che vale anche per i cantanti e per tutte quelle categorie che si rivolgono a un pubblico. Se poi uno scrittore in nome della propria presunta integrità non vorrà mai e poi mai scendere a patti allora vada per l'e-book anche se non so dove possa portare una scelta simile: che senso ha scrivere 400 pagine di qualcosa che nessuno leggerà? E' come dipingere un quadro che rimarrà sempre in cantina. L'artista è l'esibizionista per eccellenza: senza pubblico la sua arte è masturbazione mentale davanti allo specchio.
Tornando alla frase che ho quotato all'inizio (mi sono persa per strada) io ti dico che se il manoscritto di un'impiegata del supermercato di 34 anni (no, non è la solita Giusy Ferreri) ha interessato qualcuno vuol dire che nel mondo dell'editoria italiana c'è ancora dello spazio. Non importa se del romanzo si venderanno 100 copie (tutti parenti e amici) o più. Il fatto stesso che un imprenditore voglia rischiare il proprio denaro investendo su un esordiente un po' al di fuori del trend attuale non può che far ben sperare. Se poi lo stesso imprenditore ti dà la possibilità di curare interamente la grafica dell'opera, disegnarne copertina e mappe beh, anche se non è sua maestà Mondadori chi se ne frega: la brama di esibizionismo dell'artista è appagata in pieno.
Tieni duro Angra.

GLORELEN

Angra ha detto...

Ciao Glorelen, ben ritrovata ^_^

Vedi, io non credo che il problema dell'editoria stia nella cattiveria, che avrebbe perlomeno la sua dignità.

Se guardo certa robaccia che viene pubblicata mi sembra piuttosto che si vada a caso, come capita. La massima espressione di intelligenza è il copiare: se un editore ha una botta di culo con una robaccia che ha un successo incomprensibile allora gli altri gli vanno dietro a copiare, che è quello che fanno a scuola quelli che davanti al compito di matematica brancolano nel buio.

Il punto è che le aziende italiane sono disorganizzate. Dall'alto possono tranquillamente arrivare direttive contrastanti da parte di manager le cui competenze si sovrappongono. Tu ti chiedi: ma come, stanno nello stesso ufficio, e fra loro non si parlano? Certo che si parlano: di calcio, di auto e di figa, mai di lavoro.

Una volta Sandrone Dazieri è intervenuto sul blog dei Gamberi parlando della Troisi. Disse qualcosa del tipo: "Quell'anno avevo visionato centinaia di manoscritti fantasy e quello era il primo che non mi annoiava". Boing! Gli scrissi: "Scusi, ma com'è che quando ho telefonato in Mondadori per chiedere se eravate interessati a visionare manoscritti fantasy mi hanno risposto di no, e ora scopro che lei (e suppongo altri) ne visiona a centinaia?"

Risposta: "Non so tu con chi hai parlato[...]"

Eh, non so, però il numero che ho chiamato è proprio quello specifico indicato sul sito della Mondadori per le proposte editoriali. Magari invece al telefono mi ha risposto la guardia giurata che dà da mangiare ai pitbull da guardia, e a lui il fantasy non piace.

Non ce l'ho con Dazieri, che è stato gentile e disponibile, però se mi dice "non so con chi hai parlato" cosa vuol dire, che non esiste una linea aziendale a riguardo e ciascuno ti risponde come gli gira? Oppure che la linea esiste ma non è nota a quelli che ci lavorano? A me, che ho lavorato in azienda, a ben pensarci la cosa non stupisce.

Anonimo ha detto...

@ ANGRA
Se vogliamo parlare dell'organizzazione in Mondadori allora a dire la verità quando parlai con Dazieri (in epoca post-pubblicazione Troisi, cioè quando il fantasy cominciava a essere richiesto come i punti You and Agip) e lui volle visionare il manoscritto dovetti spedirglielo via mail perchè quello cartaceo non si trovava... chissà quanti manoscritti vengono persi, mandati al macero o altro... per questo io dico di contattare direttamente una persona fisica all'interno dell'azienda e non mandare per posta. In Italia qualsiasi "organizzazione" presuppone una DISORGANIZZAZIONE spaventosa per cui un esordiente che voglia farsi leggere dovrebbe assolutamente evitare le vie più classiche per sottoporre il proprio romanzo.
Io non ho parlato di cattiveria dell'editoria, ho solo riportato un episodio che mi riguardava. E' vero la perfidia, sarebbe già qualcosa di dignitoso, la menefregaggine, la superficialità e il qualunquismo sono ben altre e più squallide cose contro le quali si può fare ben poco.
Glorelen

Anonimo ha detto...

Scrivete sui muri delle nostre brutte periferie. Semplice no? Scritto e pubblicato in un unico gesto. Se avrete abbastanza fortuna quel muro resterà li per un po di tempo.

Oppure con un dito sui vetri sporchi di un'auto parcheggiata e la vostra poesia sarà mobile.

Oppure se non urta troppo il vostro ego sul piano di calpestio di un marciapiede;allora le vostre terzine acquisteranno senso ritmico perchè probabilmente lette durante uno slalom tra una cacca umana, un vomito di cane e una bottiglia di birra rotta (da entrambi).

Per quanto mi riguarda, credo di essere rimasto uno dei pochi che non hanno nulla di dire e quindi mi asterrò da queste pratiche.

per ora...

Fabio

Gran Dux Gargaros ha detto...

Se scrivete Larry Plotter e il Calice Filosofale probabilmente essere signore bionde sulla cinquantina aiuta, così come non va bene se dopo aver scritto 1000 metri sopra tre metri sopra il cielo (=1003 metri sopra il cielo) si scopre che siete uguali a Don Badget Bozzo.

Mi hai ammazzato dalle risate:

http://community.dakoom.com/images/smilies/rotflserio.gif

La soluzione più flosofica è: scrivete come seconda attività, fatelo per voi stessi, ma soprattutto nel modo più professionale che conoscete. E poi seminate, ossia spedite, spedite, spedite. E dimenticatevi d'aver spedito. Il buon seme viene fuori, magari anche dopo che siete crepati. Ma se avete scritto qualcosa di valido, il tempo vi darà ragione. L'importante è questo, perché illudersi di fare una professione dalla scrittura è pura illusione (appunto!)...

Devo dire però che mi garba la proposta della distribuzione gratuita. Gamberetta propose un'idea simile, partendo da un esperimento di un certo tal dei tali...

Anonimo ha detto...

Salve a tutti. Sono un'ex frequentatrice del blog di gamberetta, frequento quello del Duca e Infiniti Sentieri di Okamis. Sono anche su fm, ma concordo con il fatto che lì del fantasy italiano non si può mai parlare male.
Sto srivendo un romanzo fantasy, anzi ad essere onesta è un'epopea fantasy in forma di romanzo simile al Signore degli Anelli per il genere ma non per altro. L'ho finito da un pezzo, ma sto rivedendo drasticamente tutto perchè in 4 anni(ora ho 18 anni) le idee si sono evolute e necessitano di essere compattate. Tengo molto all'aspetto tecnico, che ogni tanto mi gioca brutti scherzi, e per il terrore di diventare come la Troisi ho bisogno di consigli disparati. Visto che qui il tema è della circolazione libera della letteratua, cosa con la quale concordo, chi ne ha voglia e non ha pregiudizi sulla mia giovane età(ma tanto di pubblicare se ne parla tra un bel po') mi può contattare all'indirizzo meloth@live.it.
Mariateresa