lunedì 28 gennaio 2008

Ecco il mio premio


Aaah, mi sono tolta un peso: mi son fatta ridare indietro i soldi dell'iscrizione al premio Fantasy Magazine, ritirando il mio romanzo dal concorso. Sapete, il mio servo gobbo e storpio amministratore fiduciario è di Genova, e su quei 20 euro buttati nella latrina non ci dormiva la notte.

A parte la componente emotiva del gesto, dettata dallo scazzo totale con il quale la redazione rispondeva a chi faceva notare che il bando diceva "pubblicazione entro un anno" mentre dopo 13 mesi non si sanno nemmeno i finalisti, vi sono anche considerazioni di ordine pratico che mi hanno fatto optare per questa scelta.

La prima è il sospetto che, anche in caso di vittoria e pubblicazione, i romanzi vincitori dei concorsi Delos non vendano un cazzo. Il sospetto aggiuntivo è che questi siano disponibili solo tramite print on demand e non distribuiti in libreria. Un bando di concorso serio, infatti, esattamente come un contratto editoriale serio dovrebbe riportare il numero minimo di copie stampate e distribuite per la prima edizione, cosa di cui invece non c'è traccia.

La seconda considerazione riguarda il fatto che all'utilità della "dettagliata scheda di valutazione" credo veramente poco. La terza considerazione è: chi giudica la giuria? Uno dei giurati è la Troisi (no comment), uno è il buon Franz col quale ci siamo mandati sostanzialmente affanculo (seppur con un educato giro di perifrasi: per l'esattezza gli ho detto sul forum di FM che o non capisce l'italiano o fa finta), e uno è Andrea d'Angelo, che giudicando buono il suo stesso ultimo romanzo dimostra di avere gusti molto diversi dai miei (nonché, cosa più importante, da quelli di una buona parte di quei pochi che lo hanno letto). Gli altri due non li conosco, ma 3 giurati su 5 il cui giudizio non prenderei per oro colato mi bastano e avanzano.

Per finire, un saluto a Marina di FantasyMagazine, che sul forum omonimo mi manda a dire che "certe cose postate qui dentro (o anche là fuori, se è per questo, la rete non è così grande come si pensa) non si possono leggere". Da quella frase tra parentesi potrebbe quasi sembrare che io mi nasconda. Niente di più falso, quant'è vero invece che sul mio blog ci scrivo quello che stracazzo mi pare, e che ogni tanto bisognerebbe prendersi la briga di argomentare le proprie smentite quanto io mi preoccupo di argomentare le mie affermazioni.

Ah, dimenticavo: convinta dalle argomentazioni di Gamberetta sulla libera circolazione della letteratura, appena l'amministratore fiduciario avrà finito la revisione del romanzo lo metterò a disposizione scaricabile gratuitamente qui sul blog.

A presto.

lunedì 7 gennaio 2008

Quanto cazzo dura "una clessidra"?


Uno dei problemi che incontra chi scrive e traduce fantasy è quello delle unità di misura. Cosa usare? Molti avranno notato che quando si parla di distanze, queste sono quasi sempre misurate in miglia, e quasi mai in chilometri. Il motivo è dovuto semplicemente al fatto che la narrativa fantasy è quasi tutta di origine anglosassone, e gli anglosassoni misurano in miglia. Il traduttore, malpagato, figuriamoci se ha voglia di mettersi anche lì con tabella e calcolatrice a fare le conversioni. Infatti, non lo fa nemmeno quando si tratta di romanzi ambientati ai giorni nostri. Non tutti i mali vengono per nuocere comunque, perché nel fantasy le miglia hanno un "sapore" più antico rispetto ai chilometri, che in effetti sono un'invenzione molto più recente.

Il problema nasce quando lo scrittore, considerando che il romanzo è ambientato sul pianeta Sfrantula sessanta milioni di anni fa, si inventa le unità di misura. "Se non sono tornato entro una clessidra, fuggi," dice l'eroe alla sua bella. Sì, ma quanto cazzo dura una clessidra? Tre minuti, due ore, nove settimane? I personaggi parleranno in sfrantuliano, e si suppone che quello che scrive lo scrittore (supponiamo inglese) ne sia la traduzione in inglese. Allora perché non tradurre anche le clessidre in ore, con la opportuna conversione?

Ne L'ombra del torturatore, ambientato in un lontanissimo futuro, Gene Wolfe usa unità di misura inventate, fornendone una tabella di conversione. Il turno di guardia è la ventesima parte del giorno, l'alna è la lunghezza della freccia militare (circa un metro) e la catena è circa 200 metri. Peccato che la tabella di conversione è in fondo al libro, e non in cima, e quando la trovi ormai è troppo tardi.

Licia Troisi, nella prima pagina del suo primo libro, dice che la città dove vive Nihal è un'unica torre alta 1200 braccia . Se il braccio di cui parla la Troisi è il fathom inglese, allora la torre è alta circa 2160 metri (la minchia!!!). Però l'Autrice dice anche che nella torre vivono stipate 15.000 persone. Considerando che, essendo alta più di 2 chilometri, la torre per stare in piedi non potrà avere una base di due metri per due, 15.000 persone non possono starci stipate. In una mostruosità del genere, una persona dovrebbe poter andare a zonzo tutto il giorno senza quasi incontrare nessuno. Forse il braccio non è il braccio inglese, ma quello di omini tutti blu, che puffan suppergiù, due mele o poco più. Meno male che è anche laureata in fisica.


martedì 1 gennaio 2008

Premio Odissea


Il Premio Odissea bandito da Delos Books nel 2007 ha sostituito i vecchi premi Fantascienza.com e FantasyMagazine, accorpandoli in un unico concorso che mette insieme i generi fantasy e fantascientifico. Se nel 2006 i precedenti concorsi ebbero la bellezza di 165 partecipanti, il premio Odissea quest'anno ne ha avuti solo 71. Grazie al fatto però che la quota di partecipazione è salita da 20 a 50 euro, l'incasso per Delos è passato da 3300 euro nel 2006 a 3550 euro nel 2007, registrando quindi un piccolo incremento a fronte di un ridotto volume di manoscritti da esaminare, e di un solo volume da pubblicare invece che due. Un successo, quindi.