lunedì 24 settembre 2007

Medioevo prossimo venturo


Mi fa molto piacere constatare che Giorgio Bocca, sull'Espresso di questa settimana, ha scritto le stesse cose che dicevo io nei miei post precedenti riguardo al delitto di Garlasco. Sui siti di ieri e di oggi di Repubblica e del Corriere si legge "Nuovo indizio contro Alberto". Se andate a leggere, il nuovo indizio contro Alberto consiste nel fatto che non sono state trovate sue tracce biologiche sul muretto della villa. Da morire dal ridere. E' come nei processi per stregoneria nel medioevo: c'erano segni della presenza dell'imputato sul luogo del misfatto? Bene! Non c'erano segni? Meglio! Vuol dire che il Diavolo lo ha aiutato a far sparire ogni traccia.

Io fossi Alberto farei causa e chiederei i danni a tutti, inquirenti e giornalisti. Si leggono cose folli. I giornali una settimana fa hanno riportato discorsi, attribuiti ai magistrati, del tipo: "Eh, senz'altro è stato lui, ma non riusciamo a dimostrarlo". In uno stato di diritto, se non riesci a dimostrare che è colpevole, allora è innocente, o no? Se Alberto venisse processato, potrebbe almeno essere assolto da una giuria. Dato che invece ad un processo probabilmente non si arriverà mai, l'ultima parola su di lui sarà quella di un magistrato o di un poliziotto scellerato che dice "Sì, è stato lui, ma non ci sono abbastanza elementi per aprire un processo".

Vorrei infine soffermarmi su un nuovo tormentone che quatto quatto si è affacciato agli onori della cronaca: gli "esami irripetibili" dei RIS. Dai tempi di Galileo è noto che l'esperimento scientifico deve essere ripetibile per definizione, se non lo è bisogna buttarlo nel cesso e tirare lo sciacquone, perché con la scienza non ha nulla a che fare. Ora apprendiamo invece che il destino di una persona può essere deciso da un esame che, se sbagliato una volta (o manomesso ad arte dagli stessi poliziotti, come il brutto pasticcio di Unabomber ci insegna), non può più essere smentito, diventando quindi Parola del Signore.

Aggiornamento: Alberto Stasi è stato arrestato, perché è stata trovata una traccia di sangue di Chiara sulla sua bici. Insomma, se non hai sangue sotto le scarpe sei colpevole, se hai sangue sulla bici sei colpevole. Per carità, magari è stato lui davvero, chissà. Oppure no. Magari verrà condannato, magari verrà assolto. Magari confesserà stasera stessa. Noto però che i giornali di cui sopra dicono che il caso è risolto. Ohibò! La presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva vale quindi solo per Berlusconi, D'Alema e Fassino?

E poi mi chiedo: tra persone che stanno insieme da tre anni, una minuscola traccia di sangue è davvero una prova? In tre anni ci sono innumerevoli e banalissimi modi in cui ciascuno dei due può lasciare una traccia di sangue sull'altro, sui suoi vestiti, sui suoi oggetti. Un taglietto col rasoio, un brufolo scoppiato, una sbucciatura, un graffio di gatto, una spina, una zanzara, il sangue dal naso, le mestruazioni. Prendendo due fidanzati a caso, vivi e vegeti, non si troveranno analoghe tracce di uno sulle cose dell'altro?

Aggiornamento (2). Comunque finirà la vicenda, mi preoccupa molto la deriva scientista che ha preso la storia giudiziaria in questi ultimi anni. Ormai i processi sono decisi da due o tre molecole che ci sono o non ci sono, che ci dovrebbero o non ci dovrebbero essere. Quando scoppiò la grana di quella bruttissima faccenda del caso Unabomber, con le prove a carico dell'Ing. Zornitta fabbricate ad arte dall'esperto del RIS, pensai che tanto valeva chiuderlo il RIS, se non ci si può fidare ciecamente. Ora, per il caso di Garlasco, sentire per quaranta giorni la polizia che dice, a proposito di Alberto, "è lui ma ci manca la prova", e dopo quaranta giorni la prova salta fuori proprio dal RIS, be', mi vengono i brividi.

Anche escludendo sempre il dolo e la malafede, non può essere che la differenza tra un'assoluzione e trent'anni di galera la faccia una pipetta lavata male, un campione scambiato per errore. Ormai i periti sono giudici e giuria insieme, il resto non conta nulla. In un processo bisognerebbe parlare di prove tangibili, comprensibili ad una giuria di cittadini, elementi visibili ad occhio nudo o al limite con la lente d'ingrandimento. Bisognerebbe parlare di testimonianze, di personalità e precedenti dell'accusato, di moventi. Va bene il test scientifico, ma dovrebbe essere tenuto in massimo conto quando esclude le responsabilità, e preso con le molle quando le indica. Dovrebbe essere la conferma o la smentita, mai la prova.

3 commenti:

mcnab ha detto...

Bel ragionamento, molto lucido e in buona parte condivisibile.
Nello specifico (Garlasco), non ho idea se sia Stasi l'assassino.Ciò che contesto è l'averlo sottoposto a una gogna (non solo mediatica) in base a indizi a dir poco discutibili.
L'idea di una giustizia tecnocratica, fa paura anche a me...

Angra ha detto...

Fra l'altro, oggi il GIP ha deciso per la scarcerazione di Stasi, con grande scorno del procuratore capo di Vigevano che si è chiuso dietro un livido no comment. Se fosse stato un po' più zitto anche prima sarebbe stato meglio per tutti. Detto questo, mentre in un primo tempo propendevo per l'innocenza, adesso (se è vero tutto ciò che si dice riguardo alla contraddizioni in cui sarebbe caduto Alberto), non so più cosa pensare. Certo è che questo non è il modo di condurre delle indagini su un omicidio. Basti pensare che la mattina del ritrovamento non è stato nemmeno bloccato il camion della spazzatura prima che andasse alla discarica. La famosa arma del delitto poteva essere tranquillamente dentro il cassonetto di fronte a casa Poggi, con tanto di impronte dell'assassino.

Alex McNab ha detto...

W l'Italia,
come cantava qualcuno.
A volte mi sembra davvero di vivere in un film di Alberto Sordi ultima maniera.
Questi procuratori superstar, hanno poi rotto gli zebedei...
E non parlo solo di Garlasco.