venerdì 21 settembre 2007

Come Dio!


Prima di cominciare, vorrei precisare che quello che segue è solo il divertimento di un’atea perdigiorno, una cialtronessa che non ha niente di meglio da fare che andarsi ad impicciare in questioni che probabilmente non hanno soluzione, e mai l’avranno. Vi prego quindi di prenderlo bonariamente come uno scherzo, con tutta la serenità possibile. Vorrei anche raccomandarvi, se avete degli amici matti, di non mandargli il link, perché rischierei di essere presa sul serio e di ritrovarmi a capo di una nuova religione di svitati, come se non ce ne fossero già abbastanza.

Dunque, cominciamo. Immaginate che io sviluppi un software sul mio computer, che realizzi un piccolo universo virtuale, una simulazione insomma... be’, intanto bisogna andarci piano con la parola “virtuale”. Quell’universo, infatti, dietro ai suoi megabyte di informazioni avrebbe anche una sostanza fisica, un livello hardware fatto di microchip di silicio e segnali elettrici del tutto reali secondo la definizione comune di realtà. Detto questo, immaginate quindi che in questo universo l’unica cosa che io faccia sia di definire alcune leggi fondamentali, anche molto semplici, ma in grado di dare la capacità a questo universo di evolvere. Questo potrà essere, a mia scelta, un universo dotato di proprietà geometriche oppure no, con geometria euclidea oppure no, e con un numero di dimensioni a mia scelta. Oppure delle proprietà geometriche, da me non previste, potrebbero evolvere spontaneamente. E’ noto che, con molto tempo a disposizione, la materia abbia la tendenza a contraddire localmente il secondo principio della termodinamica[1] e ad organizzarsi in strutture sempre più complesse fino a portare alla vita ed all’intelligenza, come prova la nostra stessa esistenza, anche se i meccanismi che stanno dietro a tale proprietà della materia restano ancora perlopiù oscuri. Supponiamo quindi che nel mio piccolo universo casalingo accada la stessa cosa, e che da una manciata di informazioni iniziali e da alcune leggi fondamentali si creino strutture sempre più complesse, che addirittura portino alla nascita di esseri intelligenti ed autocoscienti all’interno di questo universo. Bene, nei confronti di questo universo e di questi esseri sarei Dio, o come minimo il Demiurgo. Certo non sarei un dio eterno, perché potrei morire per indigestione di cotechino un’ora dopo aver creato l’universo. Non sarei neanche un dio onnisciente, perché certo non potrei conoscere ogni singolo bit dell’universo che ho creato, neanche se vi impiegassi tutta la vita. Intere civiltà potrebbero nascere, evolversi e scomparire nel tempo in cui vado al bagno. Inoltre, e quel che è peggio, potrei non essere in grado di riconoscere la vita e l’intelligenza neanche se me le trovassi sotto il naso, perché troppo diverse nella forma da ciò che considero vita ed intelligenza secondo la mia limitata esperienza. Se io davvero morissi strangolata dal cotechino deicida di cui parlavo poc’anzi sarei, come cantava Guccini, un dio che è morto. Avrei sì dato inizio al tutto, ma poi il tutto mi sopravviverebbe, e chi andasse a cercare ulteriori segni della mia esistenza ne rimarrebbe irrimediabilmente deluso.

Soffermiamoci quindi un po’ ad immaginare quale potrebbe essere l’esistenza di questi esseri intelligenti all’interno di questo universo virtuale, che come dicevamo all’inizio tanto virtuale poi non è, in quanto dotato anche di un’esistenza fisica sotto forma di microchip e segnali elettrici. Intanto, sarebbe un universo finito (nel senso di non infinito), perché il mio PC ha memoria limitata, e fin qui non ci piove. Poi, supponiamo che io abbaia usato numeri a 64 bit per rappresentare le grandezze (finite) del mio universo: in questo modo i possibili valori di una grandezza fisica sarebbero 2 elevato alla 64, ovvero circa 16 miliardi di miliardi di possibili valori. In altre parole, gli scienziati di quell’universo un giorno scoprirebbero che un tavolo non può avere lunghezza qualsiasi, ma solo una scelta tra quei 16 miliardi di miliardi di valori, che sono tanti, ma non infiniti. In due parole, questo universo sarebbe finito e quantizzato. Ohibò, proprio come il nostro! Inoltre, questi scienziati tramite l’osservazione potrebbero dedurre via via le leggi iniziali con cui ho dato struttura al mio universo. Ciò che sarebbe invece molto difficile per loro, probabilmente impossibile, sarebbe capire che dietro alla loro realtà software ci sta una realtà hardware fatta di microchip di silicio e segnali elettrici governati dalle equazioni di Maxwell, e magari anche una Carmille che ha dato inizio a tutto cliccando due volte col mouse. Oppure, per caso, qualcuno potrebbe un giorno fare un’ipotesi del genere, senza ovviamente ricostruirne i dettagli.

Ma veniamo a me. Se avessi la capacità di riconoscere la vita e l’intelligenza in ciò che ho creato, a questo punto mi si porrebbe dinnanzi un dilemma: intervenire in qualche modo nelle vicende della mia creazione, o rimanerne spettatrice silente al di fuori? O ancora, dopo una settimana, dimenticarmene e tornare a dedicarmi ad altre faccende?

Potrei rivelarmi, facendo udire la mia voce ai profeti che vagano per i deserti di byte tutti uguali. Potrei manifestarmi in modo spettacolare, facendo succedere cose che violano le leggi fisiche a cui le mie creature sono abituate. Potrei divertirmi persino a tormentare le mie creature, e a premiare coloro che mi sono devoti e sradicare le tende e disperdere gli armenti di coloro che mi offendono. Se facessi tutte queste cose, sarei uguale uguale al Dio dell’antico testamento. Potrei anche crearmi un avatar (sì, come in Second Life), e fargli fare un giretto in questo universo. Tanto per divertirmi a fare un po' di casino, potrei anche dotarlo di qualche trucchetto utile tipo vite infinite, in modo che risorga quando lo uccidono. Potrei anche crearmi un nemico (che nell’Apocalisse di Giovanni “ha nome Diavolo e Satana”), e sarebbe un po’ come giocare a scacchi contro il computer.

Ok, siamo quasi alla fine. Nel senso che quest’universo prima o poi dovrebbe finire. Potrebbe spegnersi lentamente, perché potrebbe essere che le stesse le leggi che lo hanno portato ad evolversi, per loro stessa natura non possano fare altro che portarlo a ciò che in termodinamica si chiama morte termica. Oppure potrebbe essere che il mio gatto, inseguendo il suo topo di gomma, stacchi inavvertitamente la spina del PC. Allora non ci sarebbero Angeli a suonare le Trombe dell’Apocalisse, e nessuno potrebbe prevederlo. Tutti sarebbero lì a mangiare la pizza, o a fare l’amore, o a dormire, o a lavorare, e all’improvviso: ZOT! L’universo non c’è più.



[1] In realtà non vi è nessuna contraddizione, in quanto il secondo principio, che dice che un sistema evolve spontaneamente verso il massimo del disordine, si applica solo ai sistemi chiusi, ovvero completamente isolati. L’organizzazione della materia in strutture complesse ed esseri viventi va nel verso opposto, ma solo localmente. Il secondo principio continua quindi a valere per l’universo nella sua interezza.

9 commenti:

Gloutchov ha detto...

Ecco, ora mi rendo conto che i gatti, quando giocano col loro topolino di gomma, sono mooolto pericolosi! Speriamo che il nostro "Dio" non abbia un gatto per amico :D

(un post bellissimo!)

Angra ha detto...

E che, attaccando lo scaldabagno De Longhi e il forno a microonde insieme, non gli salti l'interruttore! :))

Gamberetta ha detto...

Segnalo questo sito, che è un buon punto di partenza per chi fosse interessato all’argomento:
http://www.simulation-argument.com/

Per altro, io stessa posso dare risposta definitiva ad alcune domande.
D: Stiamo vivendo in una simulazione?
R: Non proprio, noi, la Terra, l’Universo, tutto quanto è un sogno, un sogno nella mente del Coniglietto Grumo. Dobbiamo perciò ringraziare la propensione del Coniglietto Grumo per il sognare a occhi aperti, se dovesse davvero svegliarsi, la Realtà come noi la conosciamo cesserebbe di esistere!

D: Non potrebbe essere che anche il Coniglietto Grumo è il sogno di qualcun altro?
R: No. Non siamo all’asilo: io chiamo mio fratello! Io chiamo mio padre! Io chiamo mio zio che è carabiniere! Io conosco il sindaco! Non esistono infiniti gradi di Realtà, il Coniglietto Grumo è principio e fine di ogni cosa.

D: Si potrebbe chiamare il Coniglietto Grumo ‘Dio’?
R: Lui, Grumo, non si offende, ma non si capisce perché chiamarlo ‘Dio’ quando si chiama Grumo! E d’altro canto, per dargli un nome che davvero lo rappresenti, non basterebbe la combinazione di tutte le possibili parole di tutte le possibili lingue della Realtà, e non la nostra, ma quella vera di Grumo.

Angra ha detto...

A questo punto la domanda veramente importante è: Grumo ti parla? Puoi sentire la Sua voce? Immagino di sì, altrimenti come sapresti queste cose?

Ora vorrei che ci immaginassi tutti come gli orchetti di Mordor quando chiedono: "Cosa comanda l'Occhio?"

Gamberetta ha detto...

Come noi siamo nei nostri sogni così il Coniglietto Grumo è nel suo, Lui è qui con me. Invece non ha senso chiedersi cosa comandi Grumo: Grumo non ha bisogno di comandare, non c’è mai differenza tra la nostra Realtà e la volontà del Coniglietto Grumo. Il Coniglietto Grumo desidera e i suoi desideri sono il nostro Universo, non c’è niente che possiamo fare o non fare al di là di ciò che vuole il Coniglietto Grumo. Perciò rassegnamoci: il libero arbitrio è mera illusione!

Angra ha detto...

Eh, vabbé, ma uno comanda per il gusto di farlo: come dicono a Napoli, comandare è meglio che far l'amore con una bella donna (ho un po' parafrasato, ma il concetto è quello).

Invece, mi viene in mente che i miei sogni in realtà sono sogni di Grumo, e quindi dipende da lui se il vigile che ho sognato stanotte voleva farmi la multa. Io pensavo che fosse il mio senso di colpa, invece è il senso di colpa di Grumo!

Angra ha detto...

P.S. Dai Gamberetta, vieni a Soncino!
Sono tra i finalisti di 500 Gocce, e per festeggiare offro Coca Cola con l'aspirina a tutti! Dì a Capitan Gambero che tanto laurearsi non serve a niente: nessun lavoro onesto rende di più che chiedere l'elemosina.

Capitan Gambero ha detto...

A 500 Gocce non riusciamo a venire: io perché non sopporto le manifestazioni pubbliche, Gamberetta perché è reduce di un intervento di aumento del seno (sai, vuole diventare una pornostar quando avrà 18 anni...).

Forse sarò presente al prossimo MiSex se riesco a liberarmi quel giorno.

Angra ha detto...

Più che farsi aumentare il seno allora deve farsi ridurre il cervello :))

Io sto cercando di vendere le storie dei miei fumetti come soggetti a Digital Playground... ;)