mercoledì 8 agosto 2007

Recensione: C'era una volta un computer


C'era una volta un computer appartiene a quel genere fantascientifico con una punta di fantasy in cui Gianluigi Zuddas è un maestro.

Mi avvicinai la prima volta alle opere di Zuddas nei primissimi anni '80, spulciando in libreria tra i titoli della gloriosa Fantacollana Nord. Condizionata da iniezioni massicce di esterofilia, restai stupita e arricciai il naso nel vedere un nome italiano in mezzo ai vari Robert E. Howard e Marion Zimmer Bradley. Mi bastò però leggere il retro di copertina e la prefazione al suo Balthis l'Avventuriera, per convincermi a comprare il libro. Normalmente definiamo un bravo autore chi riesce a inserire un paio di buone idee all'interno di uno schema collaudato. Bene, in Balthis l'Avventuriera le idee geniali si contavano a decine, e la trama della storia era assolutamente originale.

In C'era una volta un computer, Zuddas riprende in mano temi a lui cari, quali reperti di una tecnologia talmente avanzata da essere indistinguibile dalla magia, immersi in un mondo regredito allo stadio medioevale. Lo stile narrativo è pulito e scorrevole, molto godibile, ma questo va da sé, perché stiamo parlando di un autore di grande esperienza. I dialoghi, come nel suo stile, sono semplicemente brillanti, spesso esilaranti, imperdibili. Senza voler anticipare nulla sulla storia, possiamo dire che anche in C'era una volta un computer le trovate originali sono molte, e molto gustose. Anche qui, come nella maggior parte della produzione letteraria di Zuddas, la protagonista è una giovane donna, e questo se permettete non può che farmi piacere, in un genere letterario un po' dominato da un certo machismo...

Nelle vicende che vengono narrate, si alternano situazioni altamente drammatiche capaci di tenere il lettore con il fiato sospeso a momenti di puro humor, come quando raffinati androidi dotati di un bizzarro senso dell'umorismo si fanno beffe di umani superstiziosi e ignoranti. Come in Balthis l'Avventuriera, inoltre, possiamo leggere fra le righe acute riflessioni sulla nascita di miti e religioni, a partire da eventi che di soprannaturale hanno davvero ben poco.

Se proprio dovessi fare un appunto, direi che questa volta non mi sono affezionata al personaggio protagonista, la bellissima giovane nordica Thalli, come mi affezionai a suo tempo alla giovanissima Balthis. L'effetto è probabilmente voluto, perché questo è un romanzo che si regge molto di più sulla complessità della vicenda e sulla portata degli eventi, che non sul carisma personale di un singolo protagonista che domina la scena. Thalli è infatti attorniata da molti comprimari ottimamente caratterizzati, ciascuno con un adeguato spazio di movimento in una trama di ampio respiro.

In conclusione: vivamente consigliato, in particolare a chi ama le contaminazioni fra i generi.

(C'era una volta un computer di Gianluigi Zuddas, Larcher Editore, 456 pagine, 10 euro).

AGGIORNAMENTO: finalmente il romanzo è uscito anche per Urania Mondadori!

2 commenti:

Alex McNab ha detto...

è da tempo che questo romanzo m'ispira...ora mi sa che lo comprerò.
Tra l'altro la casa editrice Larcher sta chiudendo (sigh...) e svende tutti i suoi libri a prezzi stracciati, tra cui questo.

Angra ha detto...

Già. E' molto triste che un editore chiuda. Tra l'altro Fabio Larcher è molto simpatico, ed appassionato al suo lavoro...