venerdì 24 agosto 2007

A 360 gradi





Dire che "le indagini proseguono a 360 gradi" è un eufemismo per dire che si brancola nel buio. Sto parlando, ovviamente, del delitto di Garlasco. Probabilmente condizionati dalla catena di omicidi "in famiglia" che da un po' di tempo a questa parte insanguinano l'Italia, finora gli inquirenti si sono fissati unicamente sui familiari di Chiara Poggi, fidanzato in testa. "Atto dovuto" un par di palle: un avviso di garanzia per un brutale omicidio è una cosa che getta un'ombra sulla tua vita per molti anni, specialmente se, come probabilmente succederà in questo caso, non si arriverà mai ad una soluzione. Tutto perché qualcuno bisogna pur indagare, e non c'era nessun altro a portata di mano. Fare il test del DNA ai genitori della ragazza, che in quella settimana erano in montagna, è un andare a casaccio, un facite ammuina di borbonica memoria. Test del DNA per confrontarlo con che? Loro in quella casa ci vivono, è normale che vi siano loro tracce organiche ovunque, così come quelle del fidanzato. Ora, non cavando un ragno dal buco, e senza nemmeno sapere se c'è il buco, le indagini ripartono a 360 gradi. Vale a dire, da zero. Dopo aver buttato via 11 giorni, quando gli esperti dell'FBI vi diranno che un delitto così se non lo risolvi entro 48 ore puoi scordarti di arrivare ad una soluzione chiara.

No, mi dispiace: "lasciateci lavorare" è la frase preferita di quelli che di lavorare non sono capaci o non ne hanno voglia. Se dagli inquirenti non arrivano informazioni, non è certo per riserbo. Generalmente, ogni volta che sanno qualcosa non vedono l'ora di balzare davanti alle telecamere e spiattellarla. Se si trincerano dietro un no comment è perché non hanno proprio niente da dire.

Le indagini a 360 gradi sono uno spreco di risorse ed energie, un errore sistematico grave quanto quello di fissarsi su un solo indiziato (sul quale, in questo caso, non ci sono neppure indizi). Interrogare e fare il test del DNA a tutti nel raggio di 10 km non è un buon metodo, anzi, non è proprio un metodo. Le indagini dovrebbero essere guidate in due o tre direzioni da quel mix di tecnica, intuizione ed esperienza che dovrebbe essere il bagaglio di un buon investigatore. Qui invece pare che fino al 15 settembre non si potrà fare altro che aspettare i risultati delle inutili analisi dei RIS, dalle quali risulterà che i genitori di Chiara frequentavano molto casa propria. Eppure, torno a dire, questo è un delitto tutt'altro che perfetto. Ma sono sempre più convinta che resterà insoluto.

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