lunedì 17 novembre 2014

Un esempio (sbagliato) vale più di mille parole.


Dara Marks è una famosissima screenplay doctor, a cui si rivolgono produttori e sceneggiatori di Hollywood quando hanno il sospetto che qualcosa non funzioni nelle loro sceneggiature. Dara Marks ha scritto un libro molto bello e utile per romanzieri e sceneggiatori: INSIDE STORY - the power of transformational arc, pubblicato in Italia da Dino Audino Editore con il titolo L'arco di trasformazione del personaggio.

Il concetto fondamentale del suo libro è che le storie di successo, quelle che lasciano il segno e vengono ricordate nei decenni a venire, si sviluppano lungo tre plot A, B e C che interagiscono tra loro. Il plot A (esterno) è semplicemente la catena di eventi che portano avanti l'azione. Il plot B (interno) è il cambiamento interiore che si verifica nel personaggio mentre procede lungo il plot A, e il plot C (di relazione) è il cambiamento che si verifica nella relazione con gli altri personaggi come conseguenza del plot B. I tre plot sono strettamente interallacciati: per portare a termine la missione nel plot A (sconfiggere l'Imperatore) Luke Skywalker dovrà prima diventare uno Jedi (plot B) imparando a fidarsi dei suoi maestri e diventando una guida e un punto di riferimento per i Ribelli (plot C).

Un esempio perfetto di sceneggiatura che segue questo schema è Codice d'Onore, film con Tom Cruise e Demi Moore. Danny è un giovane avvocato della Marina Militare USA con il grado di tenente. Ha la parlantina sciolta, conosce bene la legge, ama la vita facile e ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. È un abile negoziatore, e i suoi processi si risolvono sempre con il patteggiamento senza mai arrivare al dibattimento in aula.

Tanto in galera mica ci vado io!
All'improvviso gli viene assegnato un incarico importante, il primo di questo genere: la difesa di due marine accusati di aver causato la morte di un compagno con un atto feroce di nonnismo (plot A). Il capitano Demi Moore, anche lei avvocato, lo affiancherà in questo compito. Problema: Danny si è rifugiato nel cinismo solo perché vive nell'ombra del ricordo del padre, grande e famoso avvocato idealista che si batté a lungo per motivi di principio, e Danny pensa di non essere alla sua altezza (plot B). Il suo cinismo ("non importa quello che io credo, importa solo quello che posso dimostrare in aula") lo conduce a scontrarsi (plot C) con i suoi assistiti, che non si fidano di lui e vorrebbero uscirne con onore e non semplicemente minimizzare i danni, e con la sua collega, idealista senza compromessi e totalmente irrazionale come sono sempre le protagoniste femminili nei film (ahimè, ci torneremo sopra più avanti). La svolta avviene quando, dopo uno scontro verbale con la collega (plot C), Danny è costretto a farsi delle domande sul perché un caso così importante viene assegnato a un giovane avvocato con la fama di patteggiatore, e capisce che c'è dietro la volontà di insabbiare tutto da parte del comando (plot A) e ha una reazione d'orgoglio (plot B): qualcosa si rompe dentro di lui e rapidamente cambia atteggiamento nei confronti del proprio lavoro e degli altri, guadagnadosi la stima dei suoi assistiti, della collega e del giudice (plot C), riuscendo a strappare al processo una vittoria che sembrava impossibile (plot A).

Chiaro, no? Se Luke fosse stato il più potente Jedi vivente già all'inizio del primo film della trilogia, se al posto di Danny ci fosse stato suo padre, le loro storie non sarebbero state altrettanto incisive.

Danny, sono io tuo padre. Ricordati della sentenza Alabama contro Jenkins.

La Marks dice cose giustissime nel suo libro, ma purtroppo fa anche un esempio sbagliato. Uno solo, ma tanto basta, perché pare proprio che l'unica cosa che abbiano capito molti sceneggiatori di Hollywood, di tante giuste che dice la Marks, sia proprio quell'unico esempio malriuscito:

Un detective cerca un assassino (plot A), ma all'inizio della storia è incapacitato a trovarlo a causa di un proprio impedimento. Quale? Ad esempio, perché beve (plot B). Perché beve? Perché la moglie lo ha lasciato (plot C).

NO.

L'assassino deve essere difficile da scoprire perché è diabolicamente astuto e ha commesso un delitto quasi perfetto, non perché un capo della polizia autolesionista ha assegnato un caso importante a un rifiuto umano, altrimenti abbiamo un poliziesco che non vale nulla come poliziesco, anzi, non abbiamo proprio un poliziesco.

IMPORTANTE: è il plot A che definisce il genere, mentre i plot B e C gli danno spessore se e solo se sono strettamente connessi con il plot A. Purtroppo la Marks non lo dice in modo esplicito, e così quest'ultimo punto deve essere sfuggito a molti sceneggiatori che hanno letto il libro.

Fateci caso, nei film catastrofisti degli ultimi tempi (L'alba del giorno dopo, 2012) c'è sempre l'eroe, quello che deve salvare il mondo, che è divorziato dalla moglie e in conflitto con i figli.

Tipico meteorologo che ammicca alle isobare
I dialoghi telefonici sono ben oltre il limite del ridicolo, del tipo:

- Mi dispiace Karen, ma ho solo tre ore di tempo per mettere una bomba atomica dentro a un vulcano/astronave aliena/grattacielo pieno di terroristi per evitare che la Terra si spacchi in due...
- Io so solo che avevi promesso a Timmy di portarlo alla partita. Sei un padre di merda, John.

Naturalmente salvare la Terra porterà l'eroe a riappacificarsi con moglie e figli, ma è solo il modo in cui un cattivo sceneggiatore cerca di mettere in pratica i consigli della Marks, senza riuscirci: un conflitto di relazione ha senso se la relazione è dentro al plot A, non se il detective litiga con l'ex moglie veterinaria.

Nel bruttissimo remake di Ultimatum alla Terra la protagonista è una scienziata, che insieme al conflittuale figlioletto (orfano di padre) convinceranno l'alieno Keanu Reeves a non sterminare l'umanità. La lotta sarà tutta a colpi di irrazionalità e buoni sentimenti, e il fatto che la tizia sia una scienziata non ha la minima influenza (trattasi infatti di protagonista femminile). Se fosse stata una parrucchiera o una benzinaia il film non sarebbe cambiato di una virgola. È fantascienza? Nemmeno per sbaglio.

Tipica eso-biologa
Così abbiamo polizieschi che non sono polizieschi, come Il silenzio degli innocenti e Seven. Nel primo, c'è tutta la psico-tiritera della giovane detective con il vecchio cannibale, ma alla fine beccano il maniaco perché lei finisce per sbaglio a casa sua. In Seven il protagonista Brad Pitt litiga con la moglie perché lei vorrebbe vivere in campagna. Inoltre il nostro Brad disprezza il suo collega perché è vecchio, brutto e negro mentre lui è giovane, bello e biondo. Alla fine, beccano il maniaco perché si consegna spontaneamente alla polizia. Eppure, i due film sono piaciuti al pubblico, come mai? Seven sospetto che sia piaciuto solo perché ci sono tanti attori famosi, una buona regia e fotografia, tante efferatezze gratuite. Ma, come poliziesco, è spazzatura.

L'intuizione non è mia, ma di Marco Carrara. Siccome la condivido, ve la rivendo: il grande pubblico non vuole film di genere, vuole mainstream (con rosa in varie sfumature) spacciato per film di genere. Rosa spacciato per horror, e così via.

Il silenzio degli innocenti è ben sviluppato nei plot B e C, e poco importa se è difficile trovare un nesso di tipo causa-effetto tra ciò che fanno i personaggi e l'esito della storia.

Arriviamo così al recentissimo Interstellar. Plot B e C, ben sviluppati. Plot A, una merda.

Quelli che dovevano essere i punti di forza del film, il rigore scientifico e la spettacolarità intrinseca della Relatività Generale, manco a dirlo sono l'aspetto più triste. Gli effetti relativistici sono perlopiù sbagliati, la dabbenaggine di esperti scienziati nel (non) tenerli in conto è ridicola, e il salto dentro al buco nero è semplicemente fantasy. Un film sul rapporto padre-figlia, sui sentimenti e sul senso del dovere, con uno sfondo fantascientifico e tanto ciarlare a vanvera di roba che solo per caso ha nomi presi dalla Fisica. Bonus: la scienziata (...) che delira a proposito di Forza dell'Amore come quinta interazione. Anche qui, il modo in cui le azioni dei personaggi influiscono sul lieto fine è più che altro casuale. Ma a molti piacerà, proprio perché i plot B e C sono ben sviluppati.


Altra tipica biologa
In conclusione, ora sapete perché se siete appassionati di generi come il poliziesco o la fantascienza, nove volte su dieci butterete i vostri soldi al cinema.

Un'ultima cosa, che non c'entra con tutto il resto: così come la Relatività Generale di Interstellar è sbagliata, così i tribunali e la giustizia del mondo reale sono diversi da quelli dei film, e i buoni avvocati sono come Danny prima del cambiamento, cinici e cavillatori.

giovedì 13 novembre 2014

La Gatta degli Haiku - Vaporteppa


La Gatta degli Haiku di Giulia Besa è un racconto lungo uscito di recente per Vaporteppa. Lo segnalo perché è un racconto carino che nasce da un sacco di spunti (come potrete leggere nella postfazione), e soprattutto perché appartiene a un genere fiabesco che non è nelle mie corde come scrittore, e a me piace molto leggere cose che non sarei capace di scrivermi da solo ^___^

Dal sito di Vaporteppa:

Lilly è una bambina sfortunata: è cieca da un occhio e sua madre è appena morta. La madre era esperta nel dipingere potenti haiku magici, che vendeva per mantenere la figlia. Senza più soldi, Lilly dorme sotto un ponte, mangia rifiuti gettati in strada e ogni giorno tenta di vendere brutte copie dell’ultimo haiku lasciatole dalla madre.
In una Verona fantasy che non è mai esistita, a metà tra Medioevo e Ottocento, la vita di Lilly cambierà quando incontrerà una gattina parlante, con peculiari idee politiche. Una gattina proveniente dal leggendario Cipango, pronta a coinvolgere Lilly nella Rivoluzione.
 
Buona lettura.

mercoledì 18 giugno 2014

A tutto Vaporteppa: è uscito Caligo


Risveglio dall'ibernazione il mio blog dopo quasi tre anni per annunciare, nel caso che ci sia ancora qualcuno in ascolto, che è uscito in tutte le librerie digitali il mio romanzo Caligo - la prima avventura steampunk di Barbara Ann.




Dal sito della collana Vaporteppa, diretta da Marco Carrara aka Il Duca:

Repubblica di Zena, Italia, 1912. Barbara Ann ha quasi diciassette anni e un seno che se crescerà ancora diventerà davvero imbarazzante. Ma questo non è il suo problema principale: da alcuni mesi soffre di forti emicranie e allucinazioni. Cosa c’è nella testa di Barbara Ann? E come si collega alla morte di suo padre, il defunto colonnello Axelrod, il primo uomo a mettere piede su Marte nel 1894, ossessionato dalla ricerca di qualcosa di ignoto fin da quando ritornò dal Pianeta Rosso? E cosa vuole Michele, quel bel ragazzo biondo col cappotto che puzza di piscio? Barbara Ann si troverà immischiata in un gioco internazionale tra Inghilterra, Austria e il protettorato inglese di Zena… e intanto, chi si preoccuperà dei suoi criceti?
Un’avventura Steampunk con mech, zombie e scafandri potenziati, in una Genova del 1912 che non è mai esistita.

Per tutte le informazioni pratiche, e alcuni articoli correlati che parlano di mech, droghe & scafandri rigidi di cento e passa anni fa, vi consiglio di seguire i link qui sopra e dare in ogni caso un'occhiata al sito di Vaporteppa se ancora non l'avete fatto: ne vale la pena! Vaporteppa nasce con la missione di scovare, ma più che altro creare, narrativa fantastica di qualità, seguendo gli autori come nessun editore italiano (ma neanche straniero, credo) ha mai fatto prima.

Oltre alla bella copertina disegnata da Manuel Preitano, il romanzo contiene anche cinque illustrazioni: di fatto è il primo romanzo a pagamento di Vaporteppa con illustrazioni all'interno, un esperimento.

Senza spoilerare, riporto un estratto dalla mia postfazione:

Caligo nasce come racconto lungo per partecipare fuori concorso (niente amyketti!) al vecchio concorso di Baionette Librarie per racconti steampunk. Già un paio di racconti in gara hanno visto la pubblicazione con Vaporteppa: L1L0 e La maschera di Bali, e spero che altri ne seguiranno a breve. Pur restando la trama fondamentalmente quella, in Caligo versione romanzo ci sono personaggi, luoghi e scene che non avevano potuto trovare spazio nel racconto, ma che chiedevano a gran voce un ruolo più importante, e sono stati accontentati.

La protagonista Barbara Ann prende il nome da una vecchissima canzone dei Beach Boys che diceva “Oh Barbara Ann, prendi la mia mano”. Insomma, chi mai non vorrebbe avere una fidanzatina come Barbara Ann, per tenerle romanticamente la mano? Chiunque con un minimo di buon senso, probabilmente. Snob, classista, razzista, bigotta, ipocrita, drogata, allucinata, porta una pistola di grosso calibro nella borsetta. Però è simpatica, e di sani principi: grande senso della Patria, e con l’innamorato nemmeno un bacio sulla guancia. Verso la violenza ha quel sano atteggiamento ottocentesco: un fatto normale e necessario, senza compiacimento.

Quando uno scrive finisce sempre per scrivere di sé stesso, il che da una parte va bene, ma dall’altra è anche un limite (io ad esempio ho un terrore irrazionale delle droghe), mentre volevo un personaggio con cui divertirmi, anche e soprattutto a maltrattarlo e a fargli fare e dire cose di cui mi vergognerei. E poi volevo gli scafandri rigidi a vapore, e tunnel sottomarini da esplorare.

martedì 29 novembre 2011

La Profezia di Negróre



Wunderkind è stato il mio fallimento.

Sandrone Dazieri

Peccato che gli ebook non abbiano la quarta di copertina, perché sarebbe stato uno splendido blurb per Wunderkind 3. Quello che è successo dovrebbero saperlo tutti, ma per chi se lo fosse perso, se ne è parlato in diversi blog, dove sono venute fuori anche delle fesserie strepitose, tipo questa di cui riporto un estratto:

Io credo, magari un po’ ingenuamente, che in Mondadori considerano il Wunderkind 3 come una “killer application” capace di spostare clienti dalla carta (che, come sappiamo, produce sempre meno utili) al digitale. Dal mio punto di vista quindi siamo di fronte a una strategia di vendita che, chi frequenta o ha frequentato il mondo dei videogame, conosce molto bene: mettere un prodotto di richiamo su un’unica piattaforma serve per diffondere la piattaforma che fatica a prendere piede. 

Ora, io mi rifiuto di mancare di rispetto all'autore pensando che credesse davvero a quello che ha scritto. Vorrei invece far notare che maldestre operazioni di lecchinaggio possono finire per produrre l'effetto contrario, ad esempio costringendo San Drone da Zieri ad intervenire sul blog di Loredana Lipperini per fare chiarezza sulla vicenda.

Normalmente, in caso di nuovi autori, si contrattualizza il primo romanzo e poi si vede come va, a volte i primi due se proprio lo si ritiene promettente, ma con G.L. chiesi a Mondadori che fossero contrattualizzati tutti e tre perché ci credevo molto (erano già tre in progetto, non fu un’imposizione dell’editore). Mi sbagliavo. Il primo volume vendette molto al di sotto delle aspettative.[...]Forse non sarebbe cambiato niente, ma mi sarebbe piaciuto che il Venerdì o Tutto Libri titolassero SCOPERTO UN NUOVO GRANDE AUTORE, ma non avvenne. E così, senza passaparola e senza recensioni[spudorata menzogna, NdR], il secondo volume vendette ancora meno.

Purtroppo il contenuto informativo è condito da una poderosa serie di balle e frignate varie, che continuano qui sotto.

Non solo, ma nessuna pagina culturale lo recensì. Mandammo almeno un centinaio di copie ad altrettanti giornali, riviste e televisioni, parlai personalmente con alcuni giornalisti dicendo che G.L. era il nostro Barker, il nostro Gaiman: nessuno volle occuparsene, non interessava, oppure si scusavano, gli piaceva tanto ma non decidevano loro o non c’era spazio.

Dico che sono balle perché persino sul quotidiano comunista Il Manifesto apparvero fior di marchette come quella a opera di Mauro Trotta:

Una scrittura agile e al contempo fortemente evocativa [...] sostiene perfettamente questa sorta di oscuro romanzo di formazione, a ben guardare denso, come la migliore narrativa di genere contemporanea, di forti riferimenti alla situazione socio-politica attuale.

Ci sarebbe anche il fatto che Wunderkind risultava essere in realtà un romanzetto horror con i mostriciattoli che non spaventava nemmeno per sbaglio, scritto in una prosa risibile che è diventata un'icona del fantatrash, ma lasciamo perdere e veniamo al succo della questione, che dà anche il titolo a questo post: la Profezia di Negróre. Negróre è al secolo Andrea D'Angelo, autore di pessimi romanzi fantasy caduti nel dimenticatoio, che così commentava, con il nickname Parao, sul compianto blog di GL D'Andrea - poi cancellato da "il nostro Gaiman" in un momento di ira funesta.



GL capisce che Negróre lo sta gufando, e la prende con sportività:




Ora, visto che la profezia di Negróre si è avverata, non sarebbe il caso di tener fede all'impegno preso?


venerdì 9 settembre 2011

Favola

Colgo l'invito del Duca e contribuisco anch'io alle meravigliose fortune del New Italian Epic con una favola sui coniglietti. Quella che segue purtroppo risale a un periodo molto triste della mia vita, passato per la maggior parte fra camici sterili e flaconi di sciroppi, lontano dai coetanei e dai loro struggimenti, più amico di Dickens che dei videogiochi.

*****


IL REGALO DI COMPLEANNO

Dunque bambini, dovete sapere che Giansaverio era un coniglietto molto povero, che di giorno studiava, e di notte andava a scaricare le cassette della frutta al mercato per comprare un bel regalo alla sua mamma per il giorno del suo compleanno, mica come voialtri bambocci obesi e viziati.
Notte dopo notte, cassetta dopo cassetta, in un anno di duro lavoro Giansaverio era riuscito a mettere insieme tanti bei soldini, ed era molto contento perché il compleanno della sua mamma si stava avvicinando.
"Chiccià che bel legalo potlò complale alla mia mamma!" diceva Giansaverio tutto felice, zompettando verso il Centro Commerciale con il suo il barattolo pieno di soldini.
Mentre girava per il Centro Commerciale, spaesato e confuso, indeciso su che regalo comprare tra tutte le cose meravigliose che c'erano lì dentro, il nostro Giansaverio vide la fatina Spatuzza che piangeva disperata, perché non era riuscita a vincere il portachiavi delle Winx alla pesca dei pupazzetti con il Ragno Meccanico. Mosso a compassione della povera fatina, Giansaverio andò alla macchinetta e infilò una monetina nella fessura.
"A noi due, blutto di un Lagno Meccanico! Ti incegno io a fal piangele la bella fatina!"
Giansaverio impugnò la cloche, ma nonostante provasse e riprovasse, non c'era verso che quel birbante di un portachiavi delle Winx si facesse prendere e restasse appeso alle zampette del Ragno, che in compenso si stava mangiando una dopo l'altra tutte le monetine del regalo della sua mamma. Quando ormai gli restava solo un soldino, miracolo! Il Ragno afferrò saldamente il portachiavi delle Winx e non lo mollò più fino alla buca dell'uscita.
Tutto raggiante, Giansaverio corse con il cuore in gola per raggiungere la fatina Spatuzza al negozio di unghie finte. Dovreste vedere come la fatina sgranò gli occhioni - uno azzurro e l'altro verde - quando si vide davanti Giansaverio che le donava il prezioso portachiavi, senza nemmeno sapere che gli era costato un intero anno di lavoro!
La fatina afferrò il portachiavi e disse: "Guarda Gromgo, proprio quello che desideravi!"
In quel momento Giansaverio si accorse che ciò che gli era sembrato un grosso mucchio di sporcizia vicino alla fatina era in realtà un grosso ratto di tre quintali, con gli occhi rossi e una bava giallastra che colava dalle zanne, che si stava alzando in tutti i suoi due metri di statura.
"Su Amore, rigrazia Giansaverio" disse Spatuzza.
L'ultima cosa che vide il nostro coniglietto fu Gromgo che sollevava una zampa.
Giansaverio si risvegliò sulla barella dell'ambulanza che lo portava all'ospedale, sentendo gli infermieri che dicevano tra loro: "Forse le gambe riusciranno a salvargliele... peccato per le braccia."
Il giorno dopo, sentendosi in colpa per quanto era successo, Spatuzza andò a trovare Giansaverio all'ospedale portandosi dietro anche il suo fidanzato Gromgo, che non appena vide Giansaverio lo afferrò e lo buttò dalla finestra.

FINE

mercoledì 29 giugno 2011

Fuori uno.


Dopo averlo augurato a destra e a manca, anche da queste pagine, alla fine un editore ha chiuso davvero.

Intorno al capezzale di Asengard è tutto un ciondolare sconsolato di testoline e un mormorio costernato di:

Allora è proprio vero, che in questo schifo di paese la qualità non paga!

Una delle testoline è quella di Francesco Falconi, uno dei più noti scrittori fantasy italiani. Ora, in generale non so come si possa dire che in Italia la qualità non paga dopo aver cantato le lodi di Licia Troisi e gioito dei suoi strepitosi successi, ma d'altra parte stiamo parlando del mondo che ruota intorno al fantasy, dove la logica e la coerenza sono viste come una fastidiosa zavorra.

La chiusura viene trasformata in una mezza vittoria dall'editore stesso (fateci l'orecchio, perché questa formuletta è destinata a diventare molto popolare): chiudo perché non voglio trasformare la mia casa editrice in una casa editrice a pagamento, che è un po' come dire chiudo perché non voglio trasformare la mia casa editrice in una attività di copertura per il traffico di organi umani con il Brasile, e scattano gli applausi (e il WTF delle persone ammodo).

Riguardo al fatto che la qualità non paga, può essere benissimo, ma nessuno ha mai provato a dimostrarlo, e Asengard men che meno. Di molte cose che aveva in catalogo si possono trovare agevolmente estratti in rete (tipo su 10righedailibri), e ciascuno può farsi un'idea. A me francamente sembra che la produzione di Asengard avesse ben poco a che fare con la qualità: si va dai fantasy #18965 degli esordi a porcherie più recenti vendute come New Weird.

Sviolinate come questa erano piene di sproloqui che parlavano di coraggio. Erano parole in libertà, perché il coraggio poi si è tradotto nel pubblicare sempre i soliti amici degli amici degli amici, quelli che non sono abbastanza amici da essere pubblicati da editori più grossi. Con prefazione degli amici. Uno di questi amici che scrivevano prefazioni per Asengard è un pezzo grosso (in tutti i sensi) dell'editoria. Lette le prefazioni, viene da chiedersi: se ti sono piaciuti così tanto, perché te li sei fatti soffiare da Asengard e non li hai pubblicati tu? Ma bando ai rimpianti, perché ora i diritti tornano agli autori: sei ancora in tempo, Fortunello Barbuto.

L'intervista d'esordio concessa da Asengard a La Tela Nera è interessante perché mostra il livello di competenza che stava dietro all'intera faccenda:
[...]se un autore riesce a dare l'idea di un personaggio senza usare una sola riga di descrizione, perché bocciarne l'opera solo perché non segue gli schemi? La sperimentazione, almeno in campo letterario, ha sempre dato i suoi frutti!
Quella che per tutto il mondo si chiama tecnica narrativa decente per Asengard era sperimentazione, sia pace all'anima sua.

Poi, dal punto di vista organizzativo:
D: Come e dove pensate di distribuire i vostri prodotti? E come li presenterete?
R: Visto che l'avventura è iniziata da poco, alcuni aspetti e alcuni contratti sono ancora da concretizzare. Mi sto comunque muovendo alla ricerca di un buon contratto di distribuzione, e l'idea è quella di presentare ogni libro su tutto il territorio nazionale. Ho già qualcosa per le mani ma, come mio solito, mi farò una visuale a 360 gradi prima di prendere la decisione su chi dovrà caricare sui propri furgoni i volumi targati Asengard.
Se volessi aprire una casa editrice, mi preoccuperei di valutare la disponibilità di una buona distribuzione prima di qualunque altra cosa, e deciderei se lanciarmi nell'impresa proprio in base ai risultati di questa ricerca. Ma non sono esperto di management editoriale, per cui magari sto dicendo una fesseria (ma magari no).

Secondo Falconi invece la colpa è tutta dei lettori: non si sono impegnati abbastanza nel passaparola.

Purtroppo, in rete, ho letto centinaia di articoli di lettori indignati per aver letto un brutto libro di genere fantastico. Pochi, pochissimi, in questa guerra al massacro, esaltano quelli che invece hanno reputato di qualità.

Complotto giudaico-massonico, o sarà mica perché ci sono molti più libri che fanno schifo? ^__^

In un mondo ideale questo non deve avere importanza. Bisogna impegnarsi a parlar bene di tutto e di tutti, a prescindere. Perché sì. In questo mondo ideale gli editori come Asengard non chiudono.

Il mio parere invece è che Asengard abbia chiuso perché non ha capito che pubblicare gli amici degli amici è un lusso che si possono permettere solo quei grossi editori che hanno poi i Dan Brown a compensare le perdite.

lunedì 27 settembre 2010

Gentilezza per gentilezza


Qualche giorno fa tale Uriel Fanelli mi ha in parte dedicato un post sul suo blog (ringrazio l'Anonimo che me l'ha segnalato). Dato che questo mi ha portato un bel po' di contatti, voglio ricambiare il favore.

http://www.wolfstep.cc/2010/09/il-mercato-dei-paraculi.html

Mi trovo d'accordo al 100% con la sua analisi dei sette espedienti per vendere che costituiscono il misero repertorio delle redazioni editoriali del giorno d'oggi, e credo che l'esperimento di Amanda vada a conferma di tutto ciò.

Domanda: se l'esperimento di Amanda è in totale accordo con quello che lui dice, chemminchia vuole da me allora Uriel Fanelli? ^____^

Leggendo qua e là sul suo blog, mi viene il sospetto che il ragazzo sia talmente in controtendenza su tutto da finire per essere in controtendenza rispetto alla controtendenza (sì, vale come doppia negazione). Per cui, se anche la pensi come lui ma dici le stesse cose prima di lui e in modo più efficace (il giovane è sveglio ma non ha il dono della sintesi), reagisce come un Vittorio Sgarbi a una festa di travestiti quando scopre che c'è un altro travestito come lui da Veronica Lake.

Tornando al suo post, Uriel Fanelli fa un'analisi che condivido in pieno sui meccanismi di scelta delle case editrici, ma dice anche delle stronzate.

Intanto, secondo lui voglio diventare un caso editoriale. Peccato che io non ho scritto nessun libro-denuncia sul mondo dell'editoria, né ho intenzione di scriverne, ma solo un breve post sul mio blog.

Poi, sui nomi e cognomi la fa un po' troppo facile. Probabilmente è ignorante in materia, perché l'esempio che fa del ladro è una luminosa cazzata. Il ladro infatti ha commesso un reato, la Signora Xyzxyz no. Non so se Uriel Fanelli fa volutamente confusione tra denuncia all'autorità giudiziaria e "denuncia" in senso giornalistico: o è davvero molto confuso o è in malafede, perché è banalmente ovvio che sono due cose ben diverse, essendo la prima rivolta alla Procura della Repubblica mentre la seconda è rivolta al pubblico dei lettori e con scopi ben diversi.

Come ho già detto, non ho messo il nome dell'agente letteraria di cui ho parlato perché rivelare il contenuto di corrispondenza e telefonate private è reato. Inoltre, se l'avessi messo, la signora avrebbe sempre potuto negare tutto.

Indipendentemente dal fatto poi che avesse negato o confermato tutto, la Signora Xyzxyz avrebbe tranquillamente potuto denunciarmi per diffamazione, perché per la legge italiana non fa alcuna differenza se quello che hai detto è vero o falso (art. 596 Codice Penale). Per diffamare qualcuno è sufficiente nuocere alla sua reputazione, anche dicendo cose vere. Non puoi commettere invece pubblica diffamazione quando vai a denunciare un presunto ladro, perché alla denuncia manca la caratteristica di essere pubblica. Al limite, puoi commettere il reato di calunnia nel caso in cui il presunto ladro risulti poi essere innocente, ma per la calunnia va dimostrato il dolo, ovvero il fatto che tu abbia ingiustamente accusato un innocente sapendolo innocente.

A proposito: se proprio non avete un cazzo da fare vi invito a leggere questo post di Uriel. È un po' ripetitivo e prolisso, ma il tema è interessante, e si direbbe proprio un articolo di denuncia. Vi invito a trovare qualche nome di qualche colpevole, se siete capaci. Che so, i nomi delle discoteche e dei relativi proprietari...

http://www.wolfstep.cc/2010/09/nascondere-i-problemi.html

^___^